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Home > Giustizia e Pace > notizia del 2013-01-04 14:08:19
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Chiesa in Mozambico e il processo di pace



Mozambico è diventato indipendente (come molte delle ex colonie portoghesi) nella metà degli anni settanta, dopo la Rivoluzione del 1974 in Portogallo. Con la fine dell'era coloniale, ha preso il potere il FRELIMO (Fronte di Liberazione del Mozambico), un movimento di ispirazione socialista che, dopo dieci anni di guerriglia, già controllava alcune zone del paese. Il primo presidente fu Samora Machel, il quale immediatamente dopo l'indipendenza, schierò ideologicamente il paese accanto all'Unione Sovietica. Questa opzione avrebbe costato al Mozambico l'ostilità dei paesi africani con i regimi della minoranza bianca (Sudafrica e Rhodesia del Sud), che hanno finanziato la nascita di RENAMO (Resistenza Nazionale del Mozambico). La tensione tra i due gruppi ha portato a una guerra civile che durò più dieci anni.
RENAMO era stata caratterizzata dal reclutamento di bambini-soldato e lo svolgimento di atti di violenza in tutto il paese, anche se le divisioni tra Frelimo e Renamo erano più per la conquista del potere che propriamente ideologiche.
I molti anni di guerra civile portarono la carestia nel paese, così come la sofferenza e migliaia di sfollati e rifugiati nei paesi limitrofi.
Da diversi anni, però, la Chiesa in Mozambico aveva insistito sul fatto che "tutto è perduto con la guerra" e che la guerra è veramente "la madre di tutte le povertà" e attraverso lettere pastorali, omelie domenicali e tante altre iniziative, invitava i due belligeranti, al dialogo anziché all'uso delle armi, nella risoluzione dei conflitti, ai due che chiamavano l'un l'altro, con tutta naturalezza, "banditi armati" e "assassini".
In una testimonianza memorabile durante la celebrazione dei venti anni di pace, Mons. Jaime Gonçalves rivela che una delle iniziative della Chiesa era stata quella di portare il governo e il movimento di resistenza al dialogo, a volte coinvolgendo i paesi vicini come il Kenya e lo Zimbabwe. C'era davvero un progetto di riflessione attiva da parte della Conferenza Episcopale per scorrere tutte le vie possibili in cerca della pace in Mozambico, la violenza nel paese era sempre più allarmante, mozambicani piangevano a causa della violenza e c’era bisogno urgente di trovare una soluzione alla guerra.
In realtà, una riflessione sulla violenza e sulla pace nel paese era stata fatta già nel 1977, durante la prima Assemblea Nazionale della Pastorale a Beira, cui ha fatto seguito anche una lettera di solidarietà con la Conferenza Episcopale del Sud Africa per la strage dei bambini e i giovani di Soweto".
Nel novembre del 1982 i vescovi avevano segnalato al Presidente della Repubblica un elenco dei principali problemi del Paese dicendo, tra l'altro, quanto segue: "Signor Presidente, troviamo che nel paese vi è una violenza che distrugge vite e proprietà e questo ci porta a cercare con tutti i mozambicani la pace e l'armonia tra i mozambicani". Il Presidente non aveva gradito questo discorso e volle sapere chi erano questi mozambicani, perché era un chiaro riferimento alla Renamo. E tenne un discorso piuttosto duro denunciando i vescovi e i cattolici in generale, per il loro presunto sostegno ai "banditi armati".
Dopo cinque anni di intensa riflessione e cautela (perché la Chiesa cattolica era stata vittima di molti attacchi ed i vescovi non volevano che la situazione si deteriorasse ulteriormente), nel 1987 la Conferenza Episcopale organizzò un importante incontro sulla situazione del paese e, in seguito, i Vescovi decisero di fare qualcosa per dimostrare che il dialogo era possibile, dando vita a un progetto che sarebbe poi passato attraverso Nairobi e Roma, per finire con la firma dell'Accordo generale di pace il 4 ottobre 1992.
Per rendere operativo il progetto sono stati creati due comitati della Conferenza Episcopale, l’uno destinato a continuare con le Lettere Pastorali, e l’altro per raggiungere la Renamo ovunque si trovasse, in vista del così desiderato dialogo. La Commissione per la ricerca di Renamo era formata dal Mons. Alexandre Maria dos Santos, allora Arcivescovo di Maputo, e Mons. Jaime Gonçalves, Arcivescovo di Beira e Presidente della Conferenza.
Il Comitato che aveva il compito del dialogo con il governo era guidato da Mons. Paulo Mandlate, Vescovo di Tete, gli Arcivescovi di Beira e Nampula, e alla fine anche da tutti gli altri Vescovi, quando si presentò la necessità di parlare con il Presidente.
I tre obiettivi perseguiti dalla Conferenza erano: continuare con le Lettere Pastorali, cercare di coinvolgere la Renamo nel negoziato e convincere il governo ad accettare il dialogo.
Il dialogo, di fatto, è iniziato nel 1989 con il sostegno della Comunità di S. Egidio a Roma. Fin dall'inizio dei negoziati, le parti hanno convenuto sulla proposta del metodo suggerito da Andrea Riccardi ("mettere da parte ciò che divide e iniziare da ciò che unisce"). Nel momento della firma del primo protocollo comune, le parti hanno riconosciuto di essere sì, in conflitto, ma sempre "fratelli della comune famiglia Mozambicana" e hanno annunciato pubblicamente la loro volontà di impegnarsi nei negoziati di pace.
Le delegazioni di Renamo e Frelimo erano rispettivamente guidate da Raul Domingos e Armando Guebuza, e per la firma dell'Accordo di pace c’erano anche Afonso Dhlakama (Presidente di Renamo) e Joaquim Chissano (Presidente del Mozambico e di Frelimo), Andrea Riccardi e Mario Raffaelli (per il governo italiano), Don Matteo Zuppi (Comunità di S. Egidio) e Don Jaime Gonçalves, Arcivescovo di Beira e rappresentante della Conferenza Episcopale del Mozambico.
Dopo 26 mesi di negoziati tra Frelimo e Renamo, la firma dell'Accordo avvenne la mattina del 4 ottobre 1992: la sovranità territoriale rimaneva pienamente sotto il governo del Mozambico, la somministrazione delle singole aree era data dagli amministratori del governo alla Renamo e al governo, in funzione delle effettive condizioni sul campo.
In tutto il Paese, e non solo, l'accordo significava la fine di un lungo incubo che è costato un milione di morti. In quei giorni, per le strade si sentiva solo il silenzio o la radio che diffondeva di continuo, perché tutti aspettavano, disperati, la buona notizia che sembrava non arrivasse mai.
Grazie agli enormi sforzi della Chiesa in Mozambico, e in particolare l'arcivescovo Jaime Gonçalves, dal 1992 il paese gode di pace e stabilità, i due maggiori partiti controllano la situazione in genere senza grandi scossoni, distribuendosi i seggi e gli oneri a seguito di regolari elezioni.
Dopo Samora Machel, che è stato presidente per 18 anni, il paese è stato guidato da Joaquim Alberto Chissano. Dal 2005 il successore è Armando Guebuza, attualmente al potere, con un parlamento saldamente nelle mani del Frelimo.

A cura di Padre Bernardo Suate.




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