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Home > Giustizia e Pace > notizia del 2013-05-03 13:19:25
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Myanmar: appello dei vescovi dopo le violenze interreligiose



“Come comunità cristiana possiamo solo pregare: la nostra speranza è che la violenza contro le minoranze religiose si fermi e il nostro appello è quello di tutelare vita di ogni uomo”: è quanto dichiara all’agenzia Fides mons. Raymond Saw Po Ray, vescovo di Mawlamyine e presidente della “Commissione Giustizia e Pace” della Conferenza episcopale del Myanmar, esprimendo la preoccupazione dei vescovi dopo le violenze di gruppi buddisti radicali contro le minoranze musulmane nel Paese. Nei giorni scorsi, almeno 10 fedeli musulmani sono rimasti feriti a Okkan, città nel centro del Paese, dove oltre 400 buddisti hanno attaccato e bruciato moschee e case. Le famiglie musulmane sono fuggite terrorizzate. I disordini seguono quelli verificatisi alla fine di marzo, quando simile violenza buddista ha colpito la città di Meikthila, più a nord, uccidendo almeno 43 persone. Al governo del presidente Thein Sein sono giunti forti appelli, dall’interno e dal fuori del Paese, a frenare gli attacchi. Secondo gli osservatori, le radici della violenza stanno nella delicata situazione esistente nello stato di Rakhine, dove si sono registrati i primi scontri fra buddisti radicali e minoranze musulmane di etnia Rohingya. Secondo un rapporto inviato a Fides dall’Ong “Human Rights Watch”, nello stato di Rakhine “monaci buddisti, politici locali e forze di sicurezza hanno fomentato una campagna organizzata di pulizia etnica contro le minoranze musulmane Rohingya, che ha fatto centinaia di vittime e oltre 125.000 sfollati, perlopiù musulmani”. Il vescovo Raymond Saw Po Ray spiega a Fides: “Seguiamo le notizie con apprensione, vi sono alcuni gruppi non inquadrabili che agiscono in modo violento. Le autorità cercano di fermarli. Rigettiamo ogni forma di violenza. Da parte nostra il dialogo interreligioso va avanti ma con i gruppi violenti spesso è impossibile dialogare”. “Nel Paese – nota – è anche importante la pace con le minoranze etniche, ma attualmente non vi sono grandi progressi. Come cristiani ci sforziamo, nel nostro piccolo, di costruire un Paese pacifico e armonioso, soprattutto sensibilizzando le coscienze”. Questi temi saranno all’ordine del giorno anche nella prossima assemblea dei vescovi del Myanmar che si terrà nel giugno prossimo. Anche il Dalai Lama, dalla sua casa in esilio a Dharamsala, in India, ha apertamente condannato la violenza di gruppi buddisti in Myanmar, ricordando che “le grandi religioni insegnano amore, compassione e perdono”, e appellandosi accoratamente ai monaci perché fermino ogni tipo di violenza. (R.P.)




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