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Home > Carità e Solidarietà > notizia del 2013-05-09 08:43:06
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Bangladesh: ancora un incendio in una fabbrica tessile. Oltre 800 morti per il crollo del Rana Plaza



Un incendio è divampato in una fabbrica di indumenti in un distretto industriale di Dhaka. Il bilancio parziale è di 7 morti ma potevano essere molte di più secondo la polizia. L'incendio infatti si è sviluppato dopo l'orario di lavoro, quando quasi tutti i lavoratori erano usciti. La fabbrica appartiene al Gruppo Hai Tung, un grande esportatore di abbigliamento, e non fa turni notturni. Fra le vittime vi sono il proprietario dello stabilimento e altri suoi collaboratori. La tragedia avviene a due settimane dal crollo del Rana Plaza, l’edificio di otto piani alla periferia di Dhaka ceduto all’improvviso il 24 aprile, quando almeno 3.000 operai di sei laboratori tessili per la produzione di abbigliamento a basso costo destinato al mercato occidentale situati nel palazzo, erano al loro posto di lavoro. I corpi recuperati sarebbero più di 800. Secondo fonti ufficiali raccolte dall'agenzia Misna, a 15 giorni dalla più grave tragedia della storia industriale del Bangladesh, solo 580 corpi sono stati identificati e restituiti ai familiari. Non è ancora noto quante persone si trovassero esattamente al Rana Plaza al momento del crollo, ma esercito, pompieri, e Mezzaluna Rossa continuano a cercare ancora fra le macerie nella speranza di trovare superstiti; gli estratti vivi sono stati finora quasi 2.500. Il ministro del settore tessile, Abdul Latif Siddique, ha annunciato intanto la chiusura di 18 fabbriche per motivi di sicurezza, 16 a Dhaka e 2 a Chittagong, seconda città del Paese. Si tratta dei primi provvedimenti del genere dopo il crollo. “Abbiamo constatato che coloro che sostengono di avere le fabbriche più a norma del Bangladesh non hanno affatto rispettato le regole di costruzione” ha detto il ministro. E’ emerso infatti che il proprietario del Rana Plaza, Sohel Rana, finito agli arresti, ha costruito l’edificio oltre i limiti consentiti, aggiungendo almeno tre piani non autorizzati. Il governo ha istituito nel frattempo una nuova commissione d’inchiesta incaricata di ispezionare 4.500 industrie tessili per verificare il rispetto delle norme per l’edificazione. Una commissione analoga era stata annunciata già a novembre, dopo l’incendio che in un’altra fabbrica tessile aveva provocato 111 morti, ma le ispezioni effettuate da allora non hanno portato miglioramenti in merito alla sicurezza. “Ci sono testimonianze di superstiti che sono stati tratti in salvo dalle macerie ma con qualche arto in meno, ed è proprio qui che oltre la sciagura c’è il danno: in Bangladesh le persone con handicap di arti non hanno possibilità di lavorare” scrive la volontaria italiana Maria Cristina Palumbo su ‘L’altra voce dal Bangladesh’, un ‘foglio di collegamento’ dal Paese asiatico, redatto insieme a padre Giovanni Gargano, missionario saveriano. “Nel grande scenario delle tragedie – scrive padre Giovanni – le parole che possono descrivere alcune catastrofi non sono sufficienti, anzi si resta impietriti di fronte a tanta sofferenza che vedi scolpita nel volto delle persone coinvolte in questi eventi così drammatici…senza trovare una risposta se non quella di mostrare la rabbia nei confronti di coloro che invece di pensare alla vita della gente pensano solo di portare avanti il proprio business e tornaconto”. Il Bangladesh è il secondo esportatore di tessili al mondo dopo la Cina: un’industria che assorbe oltre il 40% della manodopera del Paese e rappresenta l’80% delle esportazioni. (R.P.)




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