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Home > Chiesa > notizia del 2013-05-15 19:05:19
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Bartolomeo I a Milano. Papa Francesco: i cristiani d'Oriente e Occidente per la diffusione del messaggio di salvezza



Il Papa “porge il Suo fraterno saluto a Sua Santità Bartolomeo I” in un messaggio a firma del segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, indirizzato all’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola. L’occasione è data dalla visita a Milano del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, nel contesto delle celebrazioni per il 1700.mo anniversario della firma dell’Editto di Costantino, che diede il via alla libertà religiosa. Il Pontefice si congratula anche con la Chiesa ambrosiana, con le autorità civili e con la città di Milano per “il rilievo dato alla memoria della storica decisione, che, decretando la libertà religiosa per i cristiani, aprì nuove strade al Vangelo e contribuì in maniera decisiva alla nascita della civiltà europea”. “Papa Francesco – prosegue il messaggio – auspica che, oggi come allora, la comune testimonianza dei cristiani di Oriente e Occidente, sorretta dallo Spirito del Risorto, concorra alla diffusione del messaggio di salvezza in Europa e nel mondo intero e che, grazie alla lungimiranza delle autorità civili, sia ovunque rispettato il diritto all’espressione pubblica della propria fede e sia accolto senza pregiudizi il contributo che il cristianesimo continua ad offrire alla cultura e alla società del nostro tempo”. Il servizio di Fabio Brenna:RealAudioMP3

Un dovere comune per cattolici e ortodossi promuovere la piena libertà religiosa. E’ l’impegno emerso dal dialogo a due voci fra il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano e il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, celebrando il 1700.mo anniversario dell’Editto di Milano, sottoscritto nel 313 da Costantino e Licinio con cui venne riconosciuta la libertà di culto. Una lectio imperniata sul testo dell’evangelista Giovanni “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”, aperto dal messaggio inviato da Papa Francesco, in cui il Pontefice, salutando Bartolomeo e sottolineando l’importanza dell’editto costantiniano, auspica che “oggi come allora, la comune testimonianza dei cristiani di Oriente e di Occidente, concorra alla diffusione del messaggio di salvezza in Europa e nel mondo intero e che , grazie alla lungimiranza delle autorità civili, sia ovunque rispettato il diritto all’espressione pubblica della propria fede e sia accolto senza pregiudizi il contributo che il cristianesimo continua ad offrire alla cultura e alla società del nostro tempo”. Il cardinale Scola ha indicato nello slancio missionario dell’annuncio della Trinità Santa e della salvezza compiuta nel Crocifisso risorto, il cammino comune della Chiesa ortodossa e della Chiesa cattolica per l’evangelizzazione e l’edificazione di una civiltà dal volto umano. La presenza a Milano – ha quindi replicato Bartolomeo- significa e segna il nostro impegno a testimoniare insieme il messaggio di salvezza e guarigione per i nostri fratelli più piccoli: i poveri, gli oppressi, gli emarginati, nel mondo creato da Dio. Da qui il comune impegno a “custodire Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato”. Domani nella basilica di Sant’Ambrogio, il cardinale Scola e il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I guideranno una preghiera ecumenica imperniata sul commento di testi tratti dal Nuovo Testamento.


Sulla presenza nel capoluogo lombardo del Patriarca ortodosso ecumenico, Bartolomeo I, Luca Collodi ha intervistato il capo della Chiesa ambrosiana, il cardinale Angelo Scola:RealAudioMP3

R. – Sua santità Bartolomeo ha fatto a Milano, e non solo a Milano, un grande dono, passando questi tre giorni, carichi di gesti differenti, perché vogliamo insieme mostrare due cose: il contributo che una libertà religiosa effettivamente rispettata a tutte le latitudini consente ai cristiani di dare alla società e, secondo, ridefinire in maniera positiva la cosiddetta “aconfessionalità” dello Stato, così che i cristiani possano trovare un nuovo rapporto con i poteri costituiti, libero da ogni ingerenza e nello stesso tempo costruttivo per il bene di tutti.

D. – Gli Stati oggi sembrano difendere la libertà religiosa ma di fatto – ad esempio con leggi che attaccano la vita – sembrano andare esattamente in senso opposto…

R. – Nelle società plurali c’è talora una malintesa idea di laicità dello Stato. Anche qui però ci sono molte differenze. La Costituzione italiana, per esempio, è molto più positiva e diversa dalla laicità alla francese, che rimonta alla rivoluzione. Qui, ciò che non si vede e che si teme – in forza di un concetto sbagliato di laicità e di aconfessionalità – è che la proposta religiosa possa in qualche modo limitare i diritti altrui. Parlando da cristiano: che la fede dica all’uomo chi è evidentemente diventa cultura. Il Figlio di Dio si è incarnato per accompagnare gli uomini nel concreto della vita, dentro il problema degli affetti, del lavoro, del riposo, della giustizia, della fragilità, della morte. Allora, è inevitabile che dalla visione di fede scaturisca una certa concezione della differenza sessuale, del matrimonio, della famiglia, della vita dal concepimento fino al suo termine naturale, di una giustizia basata sulla solidarietà, sulla sussidiarietà, di una condivisione alle fragilità dell’umano, soprattutto degli ultimi e degli emarginati. Un buon governo dovrà favorire, non gestire, la società civile, governarla: cioè, favorire questo continuo scambio, questo continuo racconto, per poi registrare a livello di legge, l’orientamento prevalente che il popolo mostra di avere.

D. – La presenza di Bartolomeo a Roma, all’inizio del Pontificato di Papa Francesco, la presenza di Bartolomeo con lei a Milano, sono segnali di chiaro ravvicinamento tra cattolici e ortodossi?

R. – Sì, direi di sì. Anche i primi colloqui che ho avuto, abbastanza prolungati, ieri con Sua Santità Bartolomeo mi hanno mostrato realmente una decisione ferma e cordiale, ovviamente rispettosa dei problemi che sono ancora aperti, taluni di carattere dottrinale ma un desiderio di comunione effettiva, di collaborazione. E, tra l’altro, questo è evidente perché la presenza di tanti cristiani ortodossi, penso soprattutto a Milano, è ormai molto numerosa e – ovviamente senza poter fissare tempi perché il cammino sarà lungo – io credo che la decisione ecumenica, da parte cattolica e da parte del Patriarcato di Costantinopoli, sia molto forte, molto marcata. Si sente la necessità che abbiamo il compito comune dell’evangelizzazione.

D. – Noi andiamo verso una società sempre più plurale, lei ha sempre parlato di “meticciato”. Guardando alla cronaca, con la vicenda dell'immigrato omicida, come rafforzare questa società plurale con le reazioni della società civile?

R. – Secondo me, bisogna lasciare questa tragedia orribile, questo male che sembra ingiustificabile, nella sua giusta dimensione e non strumentalizzarlo ideologicamente. Dobbiamo avere il coraggio di andare avanti con speranza. Ma per questo c’è bisogno di buoni cristiani, lo dico per la Chiesa, che siano anche nelle debite distinzioni buoni cittadini, cittadini attivi capaci di aperture e di dialogo con tutti, nella verità e nel rispetto della nostra storia, delle nostre tradizioni, ma decisi ad andare incontro all’uomo.




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