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Home > notizia del 2013-06-13 17:07:52
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Carceri e diritti violati, non solo sovraffollamento




RealAudioMP3 "Il volontariato non ha perso la sua forza propulsiva e continua a eleborare idee innovative per migliorare le condizioni di vita delle carceri. Ma, nonostante gli sforzi perpetrati in tutti questi anni, la condizione delle carceri è andata peggiorando, tanto che l'Italia ha subito delle condanne dalla Corte europea". Elisabetta Laganà, presidente del Coordinamento nazionale volontariato della giustizia, riassume così le conclusioni della recente Assemblea nazionale dei volontari - enti, associazioni - che lavorano negli istitituti penitenziari (Roma 7 - 8 giugno). "Si parla spesso del sovraffollamento, ma un po' meno, per esempio, del diritto alla salute per tutti i cittadini compresi quelli privati dalla libertà, previsto dall'art. 32 della Costituzione. Oppure di genitorialità e affettività nei luoghi di reclusione". Il sovraffollamento - aggiunge Ornella Favero, direttrice di 'Ristretti Orizzonti' (Casa di reclusione di Padova - Istituto femminile Giudecca) non è solo una questione di disagio fisico dei detenuti. Il problema vero è che se una persona passa la carcerazione senza far niente dalla mattina alla sera, come avviene oggi perché non ci sono attività per tutti, uscirà peggiorata dal carcere. Perciò oggi il carcere crea insicurezza". Grazie all'attività decennale di 'Ristretti Orizzonti' a Padova, il Volontariato della Giustizia ha poi proposto al Ministero della pubblica istruzione di creare una giornata nazionale, 15 novembre, dedicata al progetto "Il carcere entra a scuola, le scuole entrano in carcere". "Oggi purtroppo il carcere riguarda sempre più ragazzi che arrivano da storie di vita regolari. La droga, i reati del codice della strada, i litigi in starda o in famiglia, fanno sì che il carcere ci riguardi tutti" spiega ancora Ornella Favero. "Spieghiamo così ai giovani che è molto facile, purtroppo, varcare quella linea di demarcazione, che noi crediamo profonda, tra la società dei 'buoni' e quella dei 'cattivi'. Un modo insomma per insegnare che il carcere ci appartiene e dunque la discussione sul sovraffollamento, le pene, i reati, riguarda tutta la società, non solo gli addetti ai lavori". (A cura di Fabio Colagrande)