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Home > Cultura e Società > notizia del 2013-06-13 13:47:28
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Londra: il primate anglicano Welby cita Benedetto XVI ai banchieri della City



Un appello ai banchieri della City perché imitino il buon Samaritano, si pongano nel loro lavoro l’interrogativo “chi è il mio vicino” e sappiano dare “un limite” alla ricerca del profitto ponendosi come “obiettivo il bene comune” in modo che dalla ricchezza “nessuno sia escluso”. È stato lanciato dall’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, ieri sera, sotto la cupola della cattedrale di st. Paul’s, a una platea di oltre 2mila persone tra cui anche molti politici, accademici e esperti di economia. Per sostenere il suo appello, l’arcivescovo Welby - che domani per la prima volta incontrerà Papa Francesco - ha fatto riecheggiare nella cattedrale le parole di Benedetto XVI contenute nella enciclica “Caritas in veritate”: “Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l‘appello del bene comune”. Justin Welby è un esperto di economia avendo lavorato per 11 anni come manager nell’industria petrolifera, prima di essere ordinato sacerdote con una tesi a metà tra l’economia e la finanza. Scelto lo scorso febbraio come 150° arcivescovo di Canterbury, con Papa Francesco che incontrerà domani a Roma condivide la passione per la giustizia sociale e la lotta contro la povertà. Ieri sera, Welby ha chiesto al sistema finanziario di fare un esame di coscienza, dicendo che i manager della finanza devono operare con “la paura dell’inferno e la speranza del paradiso se vogliono riparare la reputazione della City e diventare migliori cittadini”. Riprendendo proprio la dottrina sociale cattolica, della quale ha detto più volte di essere un grande ammiratore, il Primate anglicano ha spiegato che “le banche, come gli individui, devono chiedersi "Chi è il mio vicino?’, proprio come ha fatto il buon Samaritano nella parabola del Vangelo”. Parlando del crescente divario tra ricchi e poveri, aumentato in continuazione negli ultimi 40 anni, il primate anglicano ha spiegato che “vediamo profonde differenze in termini di ricchezza ma si tratta di differenze che possono essere eliminate”. Per farlo però occorrono “buone banche”. Proprio questo era il tema dell’intervento del Primate Welby che ha spiegato che per “buone banche” intendiamo non “banche perfette” perché “alla fine nessun essere umano è in se stesso perfettamente buono”, ma “banche potenzialmente buone”, ovvero che siano motivate dalla virtù e non soltanto dai bonus finanziari o dai limiti della legge. (R.P.)




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