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Home > Chiesa > notizia del 2013-06-22 11:52:03
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Il commento al Vangelo della 12.ma Domenica del tempo ordinario



Nella 12.ma Domenica “per annum”, il Vangelo presenta il brano di Luca nel quale Gesù chiede ai discepoli anzitutto chi Egli sia secondo l'opinione della gente e poi anche secondo la loro stessa opinione. Una domanda alla quale Pietro risponde con chiarezza:

"Tu sei il Cristo di Dio".

Su questo brano evangelico, ascoltiamo una breve riflessione di don Ezechiele Pasotti, prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario “Redemptoris Mater” di Roma:RealAudioMP3

La fede cristiana è fondamentalmente un incontro personale con Gesù di Nazareth. La domanda che nel Vangelo di oggi Gesù pone ai suoi discepoli diviene importante per ognuno di noi: “Voi, chi dite che io sia?”. Chi è Gesù Cristo per me? A Pietro che lo confessa: “Il Cristo di Dio”, Gesù chiarisce in cosa consista questa “consacrazione”, questo “essere tutto per Dio”, che traduce letteralmente il termine “Messia”, “Cristo”: “Il Figlio dell’uomo – dice – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno”, parole che aprono un duplice scenario, difficile da immaginare per gli apostoli, ma anche per noi: deve soffrire molto e risorgere al terzo giorno.

Cosa significa questo? Seguirlo non conduce a nessun successo umano: non c’è posto per lui né tra gli anziani, né tra i capi. Per questo: “Se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Ma questa croce – e lo si deve comprendere molto bene – è solo dono di Dio all’uomo, dono dell’uomo a Dio e ai fratelli. E se c’è una sofferenza in essa, se c’è un sacrificio, questo è sacrificio d’amore: la croce non ci è data perché dobbiamo soffrire, ma perché è la scala che ci porta alla vita. La croce resta sì la nostra quotidiana compagna di viaggio, ma viene resa gloriosa dall’amore, diviene la nostra quotidiana via al Cielo, non inteso come “paradiso illusorio”, ma come gioioso incontro con l’altro, dove l’altro non è l’inferno (Sartre), ma Cristo, Cristo che io amo e che mi ama. A cui ci si dona.




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