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Home > Chiesa > notizia del 2013-06-24 14:20:47
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Dal Papa il leader dei "qom" argentini per parlare dei diritti dei nativi in America Latina



La situazione dei popoli indigeni, con il carico dei gravi problemi di sussistenza che spesso la caratterizza, è stata al centro dell’udienza che lunedì mattina Papa Francesco ha concesso a Félix Díaz, leader dell’etnia Qom della comunità argentina “La Primavera”, accompagnato dal Nobel per la pace, Adolfo Pérez Esquivel. Manifestando gratitudine al Papa per l’incontro, Félix Díaz gli ha espresso – si legge in una dichiarazione di padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana – “le difficoltà che soffrono i popoli indigeni di Argentina e di America Latina, così come le loro preoccupazioni per la salvaguardia dei propri diritti, specialmente riguardo al loro territorio e all’identità culturale”. Il servizio di Alessandro De Carolis: RealAudioMP3

Che i nativi di molte aree del pianeta siano spesso vittime di discriminazioni e prevaricazioni non di rado violente è fatto purtroppo noto. Non fanno eccezione i qom della comunità denominata “La Primavera” (Potae Napcnà Navoghh), situata nella Provincia di Formosa, estremo nordest dell’Argentina, vicino alla frontiera col Paraguay. All’allora cardinale arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, era ben noto sia il leader dei qom, Félix Diaz, sia la serie di discriminazioni e abusi che questa comunità indigena ha patito nei decenni come una lenta e inesorabile erosione. Nomadi fino a non molti anni fa, dediti alla caccia e alla pesca nelle ricche foreste in cui vivevano – e che il governo argentino aveva loro concesso dal 1940 – i qom hanno subito un primo “esproprio” del loro habitat naturale con l’avvento della monocultura, una pratica che ha comportato la deforestazione dei boschi e dunque la privazione di una delle principali basi per la sussistenza dei nativi. Non solo: sui circa 5 mila ettari che costituivano la porzione di territorio di loro pertinenza – e che includevano la “Laguna Bianca”, risorsa pregiata per il loro sostentamento – una nuova decurtazione è stata imposta quando lo Stato ha deciso di sfruttare economicamente parte delle terre, dando il via libera di fatto a un’occupazione mai finita. Altre “donazioni” di terreno, sulla carta dei qom, sono state via via concesse nel tempo a istituzioni argentine, tutte precedute dallo sgombero delle famiglie aborigene. Nel 2007, 600 ettari dati a beneficio dell’Università di Formosa, sono tuttora al centro di conflitto.

La lotta dei qom ha “bucato” l’attenzione degli argentini nel 2010, quando ha assunto la forma di una protesta su scala nazionale, fatta di manifestazioni e blocchi stradali, che purtroppo ha portato alla morte di due indigeni, di un poliziotto e a numerosi arresti di nativi. Il leader Diaz ha quindi guidato una delegazione di 70 membri della comunità a Buenos Aires, sollecitando un’udienza con la presidente Kirchner e facendo pressione attraverso, fra l’altro, uno sciopero della fame. L’udienza poi c’è stata, ma senza che gli accordi firmati abbiano cambiato la realtà della situazione. Particolarmente grave per la comunità è la mancanza regolare di acqua potabile, con tutte le sue conseguenze sanitarie. A ciò si sommano la denutrizione, le condizioni abitative più che precarie, l’analfabetismo, la disoccupazione: condizioni di una endemica precarietà peggiorata dalla negazione dei diritti di cittadinanza nel Paese, oggetto di una richiesta formale nel 2011. Un’altra richiesta molto sentita dai qom riguarda il diritto a preservare la loro lingua e identità culturale, minacciata dal razzismo, dalla discriminazione e dalle politiche che rischiano di annientare le comunità tradizionali aborigene.

Ultimo aggiornamento: 26 giugno




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