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Home > Carità e Solidarietà > notizia del 2013-06-30 08:00:53
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Appello dell'Oxfam: i Paesi del G8 si impegnino contro il "land grabbing"



Tra i temi affrontati durante l'ultimo G8 anche quello del land grabbing, l’acquisizione di terra su larga scala da parte di Stati e di grandi imprese in Paesi poveri a scapito delle popolazioni che le abitano e le coltivano. L’impegno del G8, al termine del vertice, è stato di migliorare la trasparenza negli investimenti fondiari, stabilendo partenariati coi Paesi in via di sviluppo per attuare le linee guida stabilite dall’Onu. Lucas Duran ha raccolto in proposito la testimonianza di Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam Italia, una delle organizzazioni più attive nella lotta contro il land grabbing:RealAudioMP3

R. – Il land grabbing è un’acquisizione di terra su larga scala; una compravendita di terra da parte di Stati o imprese globali, che però è condotta in spregio dei diritti umani di chi quella terra la abita e di chi quella terra la coltiva. Tecnicamente si chiama proprio “accaparramento di terre” per simboleggiare una terra che non è semplicemente comprata, ma è rubata da sotto i piedi a chi la abita. Dal 2008 in poi il land grabbing è una pratica che è sempre di più all’ordine del giorno in alcuni Paesi in via di sviluppo. La terra, infatti, è diventata sempre più scarsa e un bene sempre più prezioso, che aumenta il proprio valore e che quindi diventa un "oro verde", che fa gola a troppi e che spesso non è tutelato da leggi che lo mettano al sicuro.

D. – Perché combattere il land grabbing significa anche andare incontro agli Obiettivi del millennio, in scadenza nel 2015?

R. – Gli Obiettivi del millennio non potranno mai essere raggiunti senza regole certe che rispettino i diritti umani dei cittadini. Oxfam chiede proprio che le comunità del mondo possano avere il diritto di coltivare e vivere sulla loro terra e, quindi, combattere fame e povertà tramite il proprio lavoro. Ed è per questo che cerchiamo di tutelare il diritto delle persone a vivere su quella terra e a non essere scacciati.

D. – Come giudica Oxfam i risultati del G8 ?

R. – Quest’anno il G8 ha messo per la prima volta in agenda il tema della terra e dei diritti sulla terra. Il bilancio di questo G8 è abbastanza incoraggiante. Gli "otto grandi" vogliono lavorare affinché le linee guida dell’Onu sul possesso di terra e sulla compravendita responsabile siano rispettate. Tuttavia, c’è ancora molto da fare. In particolare, il G8 deve chiedere alle imprese degli otto Paesi che operano di rispettare veramente il diritto alla terra delle comunità, per fare in modo che venga posto fine una volta per tutte alla pratica appunto del land grabbing.

D. – Quali sono le iniziative che prevedete per mantenere la pressione adeguata, perché le proposizioni fatte al termine del G8 dagli stessi leader vengano mantenute?

R. – Oxfam ha costituito con oltre 200 organizzazioni in Gran Bretagna la campagna “Enough food IF”, che chiede maggiore trasparenza nelle compravendite di terre. Questa campagna ha ottenuto già qualche risultato e l’idea è che questa continui non solo nel Regno Unito, ma anche dialogando con altri Paesi del mondo.




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