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Home > Giustizia e Pace > notizia del 2013-07-05 14:07:55
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Brasile. La denuncia di un missionario: è tornato libero l'assassino di suor Dorothy



Condannato a 27 di carcere per aver ammesso di aver assassinato nel 2005 suor Dorothy Stang, Rayfran das Neves Sales ha potuto lasciare il carcere dopo averne scontati solo otto per beneficiare degli arresti domiciliari: lo riferiscono all'agenzia Misna fonti missionarie legate alla Commissione pastorale della Terra (Cpt) dello Stato settentrionale amazzonico del Pará. “Il nostro avvocato – dicono – sta verificando che sussistano davvero le condizioni per concedere questi privilegi: se così non fosse, presenteremo ricorso”. Come in altri Paesi – spiegano le fonti della Cpt, organismo legato alla Chiesa cattolica – la legge brasiliana concede il diritto a benefici del genere nel caso di buona condotta in carcere. “Già nel 2010 – dicono – Rayfran aveva ottenuto alcuni privilegi. Ora, stando al giudice, ha diritto di continuare a scontare la condanna nella sua residenza, seppure con alcune restrizioni: dovrà trovarsi un lavoro entro 60 giorni e dovrà rincasare entro le 22.00 e presentarsi regolarmente ogni mese di fronte a un giudice. Inoltre non potrà frequentare luoghi pubblici”. Ma chi avrà interesse a controllare che le regole siano rispettate? “La domanda è più che legittima – rispondono le fonti consultate dalla Misna -. Nessuno avrà interesse. Tanto più che Rayfran a Belém può contare su molti amici. Basta guardare cosa è successo con Clodoaldo Batista, complice di Rayfran, condannato a 17 anni. Tre anni fa ha avuto diritto a un permesso, è uscito dal carcere e non è mai tornato. Nessuno lo ha cercato. E va anche ricordato che il 15 maggio scorso la Corte Suprema ha annullato la condanna a 30 anni per il latifondista Vitalmiro Bastos de Moura, tra i mandanti dell’uccisione di suor Dorothy”. Una vita spesa al fianco degli ‘ultimi’, Dorothy Stang, 73 anni, missionaria statunitense naturalizzata brasiliana appartenente alla congregazione delle Sorelle di Nostra Signora di Namur, fu uccisa a sangue freddo con sei colpi di pistola il 12 febbraio 2005 ad Anapu, nel Pará. Stava andando con un collaboratore all’insediamento rurale ‘Esperança’ (speranza), dove dal 1999 lavorava a un ‘Progetto di sviluppo sostenibile’ per consentire a 400 famiglie di contadini indios, meticci e immigrati di vivere in un’area di 1400 chilometri quadrati nel rispetto della natura grazie ad un’agricoltura a bassa intensità e ai prodotti della foresta. “Questa non è una storia di altri tempi, succede ancora oggi e di continuo. Chi difende i più piccoli e il loro diritto alla terra e a una vita dignitosa si mette contro gli interessi di élite potenti e rischia la vita. La riforma agraria, di cui il Partito dei Lavoratori di Lula e ora di Dilma era un portabandiera, è rimasta in un angolo, travolta dalla priorità rappresentata dall’agro-business. Il Brasile – concludono con amarezza le fonti – resta un Paese a due velocità”. (R.P.)




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