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Home > Politica > notizia del 2013-07-05 15:53:00
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L'Italia deve attuare le norme Ue sull'inserimento al lavoro dei disabili: l'impegno della Fondazione Asphi



In Italia solo il 16% delle persone con disabilità fra i 15 e i 74 anni lavora, contro il 49,9% del totale della popolazione. Il dato è fornito dalla Fish, Federazione italiana superamento handicap, a commento della bocciatura, ieri, da parte della Corte europea di giustizia nei confronti dell'Italia per l'incompleta applicazione dei principi Ue in materia di diritto al lavoro per le persone con disabili. Che ci sia qualcosa che non funziona nelle politiche e nei servizi di inclusione è evidente, si legge in una nota della Federazione, ma ora lo conferma anche la Corte. Spetta ora all'Italia adeguarsi, evitando una nuova procedura di infrazione che potrebbe concludersi con pesanti multe. Sulla sentenza della Corte Federica Baioni ha raccolto il parere di Andrea Magalotti, segretario generale di Asphi onlus, Fondazione che si occupa proprio di inserimento lavorativo dei disabili:RealAudioMP3

R. – Questo è un problema abbastanza generale per il nostro Paese, per cui io interpreto questa decisione come uno stimolo – come si usa dire oggi – ad accelerare l’attuazione delle norme, che peraltro ci sono e che sarebbero abbastanza buone. Da noi l’attuazione, infatti, è molto lenta. La stessa legge sulla flessibilità, che è una buona legge e che è una delle poche – credo - che in Italia sia stata approvata all’unanimità dal Parlamento, in termini applicativi poi è andata abbastanza a rilento. Per quanto riguarda il lavoro, c’è sempre stata – e c’è – una certa resistenza da parte delle aziende ad assumere persone con disabilità. Rispetto, però, ai tempi da cui noi siamo partiti – oltre 30 anni fa – le cose sono molto migliorate. L’atteggiamento non è più quello di una resistenza totale all’inserimento di persone con disabilità in azienda, che c’era a quei tempi. Anche perché l’informatica aiuta molto da questo punto di vista.

D. –Che cosa fa Asphi Onlus per aiutare un disabile ad inserirsi nel mondo del lavoro?

R. – All’origine la nostra fu una sfida totale: quella di mettere una persona non vedente in condizioni di fare il programmatore di calcolatori elettronici. In realtà, attraverso l’aiuto della tecnologia dell’informazione e della comunicazione questo è stato possibile: allora con strumenti rudimentali ed oggi con strumenti come quello della sintesi vocale, che permettono alla persona non vedente di ascoltare sostanzialmente i testi scritti su uno schermo. Cerchiamo di dare alle persone con disabilità gli strumenti per potersi inserire nelle professioni informatiche, che ormai sono tante, perché viviamo in un mondo tutto tecnologico, in cui l’informatica e le comunicazioni permeano tutto. Quindi la prima cosa di cui ci preoccupiamo è quella della preparazione; la seconda cosa è quella dell’inserimento in azienda – e qui abbiamo contatti con molte aziende – e la proposta consiste nell’aiutarli a preparare l’ambiente per accogliere una persona con disabilità. Non la si può inserire, infatti, in maniera automatica e bisogna prepararla ad un ambiente di manager e tecnologie. Una terza iniziativa, che noi chiamiamo “valorizzazione delle persone disabili in azienda”, consiste invece nel cercare, nel momento in cui si hanno delle persone con disabilità all’interno, di non dimenticarsene e di portarle avanti, facendogli fare carriera come a tutte le altre persone, aggiornandole, tenendole al passo con quella che è la tecnologia, con quella che è l’evoluzione del mondo e della società.




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