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Home > notizia del 2013-07-09 15:52:50
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Lampedusa, Del Grande (Fortress Europe) : "La soluzione ai drammi del mare è la libera circolazione"




Gabriele Del Grande, fondatore di "Fortress Europe", primo osservatorio sulle vittime dell'immigrazione
RealAudioMP3 In realtà oggi le cifre dei migranti che arrivano sulle coste italiane, in cerca di sicurezza o lavoro, sono molto modeste. Circa settemila persone sbarcate nei primi sei mesi del 2013 è un numero molto basso rispetto alle richieste di manodopera che ci sono in Europa. Quindi, la soluzione politica ai drammi dei viaggi della speranza invocata dal Papa è a portata di mano ed è la libera circolazione. Riconoscere a tutti, nel villaggio globale, il diritto a spostarsi. Ci sembra un tabù perché da vent'anni ci hanno raccontato la favola dell'invasione, ma la realtà è molto diversa. La stessa UE, che pur manda le navi da guerra nel Mediterraneo per fare i pattugliamenti anti immigrati, sta sperimentando con un certo successo la libera circolazione con i Paesi dell'Est Europa. Questo è l'unico modo per evitare di avere sulla coscienza altri ventimila morti e anche l'unica condizione per poter poi chiedere ai viaggiatori di rispettare le regole.
Il viaggio del Papa a Lampedusa è stato molto importante dal punto di vista simbolico e mediatico. Tornare ad accendere i riflettori su questa tragedia che dura da vent'anni, e non solo a Lampedusa, a lungo negata, è importante. Poi sarebbe necessario passare dal cordoglio a una riflessione di carattere politico per chiedersi chi sono i responsabili di questi oltre ventimila morti che l'Europa ha sulla coscienza. L'indifferenza denunciata da Papa Francesco ha origine anche nel modo in cui Lampedusa è stata raccontata in questi anni, non soltanto dalla politica,ma anche dalla stampa italiana. Spesso i giornali hanno riprodotto un linguaggio della paura che ha trasformato le storie che arrivavano da Lampedusa in un conteggio di numeri, perdendo di strada quell'umanità che ci lega a quelle ragazze e a quei ragazzi che perdono la vita sulla frontiera in quelle condizioni e alle loro famiglie. Dobbiamo tornare a dare un nome e un volto a quelle persone, a quei morti, ma anche ai superstiti. (A cura di Fabio Colagrande)