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Home > Giovani > notizia del 2013-07-27 16:59:09
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Gmg, il Papa ai vescovi: uscire dalle parrocchie, i lontani siano gli "invitati vip"



Dobbiamo uscire dalle parrocchie per annunciare Cristo senza presunzioni. Lo ha affermato Papa Francesco nella Messa presieduta questa mattina nella cattedrale di Rio de Janeiro, concelebrata con i vescovi, i sacerdoti e i religiosi presenti alla Gmg. Contro l’“umanesimo economicista” imperante, che genera la cultura “dell’esclusione”, il Papa ha esortato a reagire promuovendo la “cultura dell’incontro”, alla quale – ha detto – devono essere educati soprattutto i giovani. Il servizio del nostro inviato a Rio, Roberto Piermarini:RealAudioMP3

"Ser servidores de la comunión y de la cultura del encuentro...
“Essere servitori della comunione e della cultura dell’incontro”. Così Papa Francesco ha chiamato vescovi, sacerdoti, religiosi e seminaristi a rispondere ogni giorno alla loro vocazione. Nella moderna cattedrale di Rio de Janeiro, ha detto loro che sono chiamati da Dio ad annunciare il Vangelo ed a promuovere la cultura dell’incontro e della solidarietà, “una parola che la nostra società nasconde, quasi fosse una parolaccia”. E cosa garantisce l’efficacia apostolica e la fecondità del servizio? "La vita in Cristo", ha risposto:

"No es la creatividad pastoral, no son los encuentros o las planificaciones lo que …
“Non è la creatività pastorale, non sono gli incontri o le pianificazioni che assicurano i frutti, ma l’essere fedeli a Gesù”, che siamo chiamati a contemplare, adorare e abbracciare – ha esortato – attraverso la preghiera, l’incontro quotidiano con l’Eucarestia e nelle persone più bisognose. Il “rimanere” con Cristo non è isolarsi ma è un rimanere per andare incontro agli altri. Citando Madre Teresa di Calcutta – la quale ripeteva: “Dobbiamo essere molto orgogliose della nostra vocazione che ci dà l’opportunità di servire Cristo nei poveri” – Papa Francesco ha indicato che è proprio nei poveri che dobbiamo cercarlo e servirlo. “Aiutiamo i giovani – ha esortato ancora – a rendersi conto che essere discepoli missionari è una conseguenza dell’essere battezzati, è parte essenziale dell’essere cristiani, e che il primo luogo in cui evangelizzare è la propria casa, l’ambiente di studio o di lavoro, la famiglia e gli amici. Ascoltiamo i giovani: le loro domande quando sono in difficoltà. Certo, occorre spendere tempo con loro!”.

E a vescovi e sacerdoti ancora un leit-motiv del suo Pontificato: “Con coraggio pensiamo alla pastorale partendo dalla periferia, partendo da coloro che sono più lontani, da coloro che di solito non frequentano la parrocchia, “sono loro - ha detto – gli invitati vip. Andate a cercarli nei crocicchi delle strade. Anche loro sono invitati alla mensa del Signore”. Il Pontefice ha poi invitato – anche parlando a braccio – a promuovere la cultura dell’incontro perché in molti ambienti si è fatta strada la cultura dell’esclusione e dello “scarto”:

"No hay lugar para el anciano ni para el hijo no deseado; no hay tiempo para …
"Non c'è posto né per l’anziano né per il figlio non voluto; non c’è tempo per fermarsi con quel povero sul bordo della strada perché i rapporti umani – ha affermato – sembra siano regolati da due dogmi: efficienza e pragmatismo". Qui, l’esortazione del Papa a vescovi e sacerdoti ad andare controcorrente, privilegiando l’incontro e l’accoglienza di tutti, la solidarietà e la fraternità per rendere più umana la nostra civiltà, impregnata di un “umanesimo economicista che si è imposto nel mondo”. “Ciò che ci guida – ha concluso – è l'umile e felice certezza di chi è stato trovato, raggiunto e trasformato dalla Verità che è Cristo e non può non annunciarla”.




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