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Home > Chiesa > notizia del 2013-08-06 16:07:49
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20.mo del Catechismo: la comunione dei santi



Il Catechismo della Chiesa Cattolica dedica pagine importanti alla "comunione dei santi", intesa come comunione alle "cose sante" e comunione tra i fedeli. Proprio su questo tema si sofferma padre Dariusz Kowalczyk, nella 38.ma puntata del suo ciclo di riflessioni dedicate ai 20 anni dalla pubblicazione del Catechismo:RealAudioMP3

Nel Simbolo professiamo “la comunione dei santi”. Il Catechismo ci spiega che il termine “comunione dei santi” ha due significati: comunione alle cose sante (sancta), e comunione tra i fedeli (sancti) (cfr. CCC, 948).

La comunione nella fede, ricevuta dagli Apostoli, viene da noi custodita e trasmessa. Viviamo la comunione dei sette Sacramenti, tra i quali anzitutto l’Eucaristia che ci raduna e unisce. Sperimentiamo anche la comunione fraterna che si esprime tra l’altro nelle opere di carità. Fede, sacramenti, carità sono le cose sante, perché vengono dal Dio, dal Santo.

Abbiamo poi la comunione tra delle persone. Il Catechismo ricorda qui la dottrina dei tre stati della Chiesa: i fedeli pellegrini sulla terra, quelli che stanno nel purgatorio preparandosi al cielo e i salvati che godono la piena comunione con Dio nel cielo. (CCC, 954). Tra questi tre stati esiste una comunione, perché tutti partecipano – anche se in modi diversi – alla grazia di Dio.

Noi che viviamo sulla terra rimaniamo – attraverso la preghiera e l’amore – in comunione con i defunti. La Chiesa ci invita a pregare per i nostri defunti, perché – come leggiamo nel Catechismo – “la nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore” (CCC, 958). Questo non significa che a Dio manchi la misericordia, e perciò lo dobbiamo implorare. Anzi, Dio è la fonte infinita di misericordia, ma vuole salvare l’uomo in collaborazione con altri uomini.

Una delle espressioni della comunione dei santi è il culto officiale dei santi e dei beati. Crediamo che in Dio rimaniamo spiritualmente uniti a loro, e che loro intercedono per noi. San Domenico, morendo, disse ai suoi confratelli: “Non piangete. Io vi sarò più utile dopo la mia morte e vi aiuterò più efficacemente di quando ero in vita” (CCC, 956).




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