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Home > Cultura e Società > notizia del 2013-08-31 16:55:52
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La fine del comunismo in Europa in un libro di Luigi Geninazzi



“L’Atlantide Rossa: la fine del comunismo in Europa”. Questo il titolo del volume di Luigi Geninazzi, pubblicato da Edizioni Lindau. Il giornalista di Avvenire, esperto dell’area est europea, ripercorre gli eccezionali eventi che, dalla fine degli anni ’80, hanno cambiato la storia del Vecchio Continente, con la svolta democratica in Polonia, la caduta del Muro di Berlino, il crollo del colosso sovietico e la nascita di nuove entità nazionali. Che cosa è rimasto oggi dell’epoca della guerra fredda e dei blocchi contrapposti? Giancarlo La Vella ne ha parlato con lo stesso Luigi Geninazzi:RealAudioMP3

R. – A prima vista uno può avere uno sguardo disincantato e dire che è rimasto poco nella memoria. Ormai sono passati circa 25 anni dalla caduta del Muro e l’Europa orientale si è integrata con grande successo nell’Unione Europea. Noi, oggi, in una situazione molto critica, con una devastante crisi economica e finanziaria, vediamo come alcuni Paesi dell’Est, come la Polonia, riescano a tenere ancora una marcia positiva. Ci sono stati fenomeni negativi, come per esempio un capitalismo selvaggio, ma, nonostante tutto, credo che il bilancio debba essere considerato positivo e, in generale, tutto l’euroscetticismo che dilagava ad Est nei confronti di Bruxelles e di una integrazione più stretta, oggi sia diventato quasi un “euro-entusiasmo”, se paragonato ai sentimenti di frustrazione che dominano qui in Occidente.

D. – Il sottotitolo del tuo volume “La fine del comunismo in Europa” è emblematico di quella situazione di cui tra l’altro fu protagonista un elettricista polacco, poi diventato famosissimo, Lech Wałęsa, che guarda caso è autore della prefazione del tuo volume...

D. – E’ stato un po’ un mio puntiglio. Io ho sempre mantenuto contatti con Lech Wałęsa e gli ho chiesto di fare una prefazione; lui con molta gentilezza ha accettato, proprio ricordando che tutto è partito da lui nel 1980, con lo sciopero degli operai polacchi nei cantieri navali di Danzica, ma è partita da lui anche la mia vita professionale, perché ho iniziato a fare il giornalista sul campo proprio nell’agosto del 1980. Appena sono arrivato giovane reporter nei cantieri navali e ho chiesto chi fosse il loro capo, mi hanno presentato un signore con i baffi. Gli ho chiesto di farmi la prefazione per questo motivo. Credo che in poche righe sia riuscito a dare l’idea della solidarietà, quando dice con parole commoventi che l’idea di solidarietà è molto semplice: quando tu non riesci a sollevare un peso da solo, chiedi a qualcun altro che ti aiuti. Ed allora, liberarsi del comunismo sembrava davvero un’impresa assolutamente più che ciclopica, un’impresa assolutamente impossibile.

D. – La grande spiritualità dell’Europa dell’Est è rimasta forse per troppo tempo soffocata dal regime totalitario e poi è esplosa improvvisamente, con quali frutti?

R. – In Polonia e anche in altri Paesi. Vorrei ricordare che prima della caduta del Muro di Berlino c’era stata per anni e anni una grande mobilitazione dei giovani nelle Chiese protestanti, non solo in Polonia. Ma è chiaro che la Polonia, dove la religione cattolica coincide con la tradizione nazionale, sia stata l’emblema di questo risveglio di una fede religiosa capace di giudicare le cose e capace di intervenire, anche a livello sociale. Questo patrimonio di fede c’è sempre stato e si è risvegliato a livello sociale con l’apparire del Papa polacco, di Giovanni Paolo II. Quel grido “Non abbiate paura” ripetuto in varie forme e con molto vigore, durante il suo primo viaggio in patria nel 1979, ha ridestato gli animi e ha risvegliato i cuori.

D. – La crisi economica in corso, la guerra civile in Siria e tutta la situazione mediorientale ad un tiro di schioppo, forse l’Europa dell’Est sta entrando nell’Europa di Bruxelles in un momento non troppo felice, ma con quale spirito sta effettuando questo passo?

R. – A me piacerebbe – e questo libro è un invito - che nel mondo, non solo nei Paesi arabi, ma anche nel mondo occidentale, tutta la gente imparasse, riflettesse almeno sul metodo non violento che è stato usato in quella rivoluzione del 1980. Credo che ci sia molto da imparare da quello che è successo nell’Europa dell’Est.




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