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Home > Chiesa > notizia del 2013-09-06 16:29:38
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Il commento di don Ezechiele Pasotti al Vangelo della Domenica



Nella 23.ma Domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci presenta il passo del Vangelo in cui Gesù chiede a chi lo vuole seguire un taglio netto, radicale, dai legami familiari e anche dalla propria vita. Quindi, dice:

«Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Su questo brano evangelico ascoltiamo una breve riflessione di don Ezechiele Pasotti, prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario “Redemptoris Mater” di Roma:RealAudioMP3

Le folle stanno a cuore al Signore: ne prova compassione, fa miracoli, le riempie di doni, ma non vuole che, ingannate, vadano dietro a ciò che non è vero. A coloro che lo seguono, forse a cuore leggero, dice una parola molto dura, ma fondamentale per ogni discepolo. L’originale greco dice letteralmente: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”; dove l’“odiare” non ha nulla a che fare con la vendetta: sta piuttosto ad indicare, nella più genuina tradizione biblica, il taglio netto, radicale; un “o” “o”: non si può servire una cosa e l’altra. La nuova traduzione della CEI alleggerisce il peso della parola e fa dire al Signore: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli…”. L’evangelista Luca, diversamente da Matteo, scrive per un contesto pagano, dove l’autorità del padre e i rapporti familiari erano decisivi all’interno della famiglia e spesso ostacolo alla sequela del Signore. La parola: Chi non “odia” questo rapporto, non può diventare discepolo del Signore, era fondamentale e rimane essenziale per ogni autentica sequela di Cristo e va annunciato così com’è. Anzi, a questa vanno aggiunte altre due parole scandalose del Signore: “Colui che non porta la propria croce dietro a me non può essere mio discepolo”, e ancora: “Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Lasciamo che questa parola ci scuota, ci sconvolga e ci porti ad avere un incontro radicale con il Signore. Ne vale la pena!




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