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Home > Politica > notizia del 2013-09-19 16:00:18
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Legge contro omofobia: maggioranza divisa, ma una ricerca dice che in Italia non c'è urgenza sociale



In Italia, la Camera dei Deputati ha respinto gli emendamenti che chiedevano la soppressione del primo articolo della proposta di legge sull’omofobia, dove s’inserisce l’aggravante nei reati “fondati sull’omofobia o transfobia”. Il servizio di Roberta Gisotti:RealAudioMP3

Il voto a scrutinio segreto è arrivato dopo 24 ore a Montecitorio di estenuanti trattative. A proporre gli emendamenti al provvedimento contro l’omofobia, che tante polemiche sta suscitando anche nell’opinione pubblica, sono stati alcuni deputati del Pdl, insieme alla Lega e al partito Fratelli d’Italia. I no sono stati 395 , i sì 73, gli astenuti 39. Resta dunque l’aggravante di omofobia nei reati voluta dal Pd, da inserire nella Legge Mancino che già prevede aggravanti nei reati per motivi razziali, etnici nazionali o religiosi. Lo scontro nella maggioranza si è consumato con il Pdl che chiedeva l’aggravante solo quando la motivazione omofoba emergesse “pubblicamente” o “apertamente”. Oggetto di contesa anche l’aggravante omofoba per reati di opinione. Maggioranza dunque divisa ma la legge potrebbe in realtà passare con i voti di Pd, Sel e M5S.

Un testo contro l’omofobia che ha assunto i caratteri di un’urgenza sociale forse immotivata, visto che l’Italia risulta tra i Paesi al mondo con un maggiore livello di accettazione nella pubblica opinione dell’omosessualità. Lo ha documentato una ricerca condotta in 39 Stati di ogni continente dall’Istituto di ricerca statunitense “Pew Research Center”. Nella classifica l’Italia è all’ottavo posto nella tolleranza omosessuale e al quarto posto tra i Paesi che hanno fatto maggiori passi avanti negli ultimi sei anni. Se in Italia il 74 per cento dichiara di accettare serenamente l’omosessualità, negli Stati Uniti il dato scende al 60 per cento, e così anche in Brasile mentre sale all’88 per cento in Spagna; in fondo alla lista la Nigeria e la Tunisia con tolleranza minima dell’1 e 2 per cento, mentre Russia e Cina sono a quota 16 e 19 per cento. Certo sarebbe da valutare cosa s’intenda per tolleranza, quando in questa parola sovente si vuol comprendere da parte degli attivisti dei diritti omosessuali anche l’accettazione – tutta da dimostrare nelle pubbliche opinioni - dei matrimoni delle coppie gay e della possibilità di adozione o la negazione dell’identità sessuale ‘maschio’ e ‘femmina’, perfino del divieto di usare le parole ‘madre’ e ‘padre’ per iscrivere un figlio a scuola.




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