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Home > Politica > notizia del 2013-09-19 15:50:17
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Siria, attentato in villaggio alawita: 19 morti. Assad: pronto a consegnare armi chimiche



Il presidente siriano Assad ha ammesso il possesso di armi chimiche che ha intenzione di distruggere entro un anno. Allo stesso tempo si è detto disposto a consegnare l'arsenale a qualunque Paese sia disposto ad assumersi il rischio di prenderle in consegna. La Nato, dal canto suo, ha affermato che resta aperta l'opzione militare, mentre sul terreno proseguono i combattimenti: questo giovedì 19 persone sono rimaste uccise per l’esplosione di un ordigno a Jabourin, un villaggio nella provincia di Homs abitato in prevalenza dalla minoranza alawita, cui appartiente lo stesso Assad. Il servizio è di Salvatore Sabatino:RealAudioMP3

La guerra in Siria continua ad essere combattuta su due piani, quello diplomatico e quello del terreno. Da una parte, infatti, freme l’attività delle cancellerie internazionali, impegnate in difficili identità di vedute sulla risoluzione Onu che dovrebbe mettere nero su bianco l’accordo russo-americano sulle armi chimiche. Armi che il presidente Assad ha ammesso di avere, ma che ha pure detto di consegnare a qualunque Paese sia disposto ad assumersi il rischio di prenderle in consegna. Una mano tesa, la sua, che non allenta la tensione in Consiglio di Sicurezza, dove la Russia resta dell’idea che nel testo della risoluzione non sia opportuno inserire la possibilità di un intervento militare in caso di inadempienza da parte del regime di Damasco. Intervento che invece resta come possibilità nell’agenda della Nato, come ha affermato stamattina il segretario generale Rasmussen. Certo l’azione della Russia resta forte: sempre stamattina ha affermato che è possibile un contatto tra dirigenti siriani e l’opposizione a margine della sessione dell'assemblea generale dell'Onu. Intanto sul terreno si continua a morire: un ordigno collocato sul ciglio della strada è esploso al passaggio di un autobus nella provincia centrale di Homs, uccidendo 19 persone. Miliziani jihadisti, invece, hanno conquistato la città siriana di Azaz, al confine con la Turchia; Ankara, dal canto suo, ha sigillato le proprie frontiere per timore di infiltrazioni terroristiche e per evitare pericolosi sconfinamenti dei combattimenti.




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