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Home > Cultura e Società > notizia del 2013-09-21 16:55:26
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I cattolici e l'ideologia del gender al centro di un convegno a Verona



Uno stravolgimento del diritto naturale che si configura come una nuova forma di ideologia: è la teoria del gender alla quale, sabato a Verona, l’associazione Famiglia Domani e il Movimento Europeo Difesa della Vita hanno dedicato un convegno sul tema “Per l’uomo o contro l’uomo?”. Alla base di tale teoria, sostenuta da leggi e grandi risorse economiche, c’è un concetto di identità da costruirsi senza riferimenti al sesso come dato antropologico, ma al gender, il genere, ovvero la sessualità come scelta o comportamento. Perché approfondire questi temi? Paolo Ondarza lo ha chiesto a Virginia Coda Nunziante, portavoce di Famiglia Domani:RealAudioMP3

R. – Per spiegare all’opinione pubblica cosa sta succedendo e come cambierà la vita di tutti se queste teorie verranno applicate nei prossimi mesi.

D. – Secondo la teoria del gender, non vale più il diritto naturale ma conta ciò che il singolo individuo sente di essere …

R. – E’ la persona in quanto tale che può scegliere se essere uomo o donna, se non essere nessuno dei due: infatti, in molti Paesi – anche in Australia, per esempio nei certificati di identità – è stata già eliminata la distinzione tra uomo e donna, ma c’è anche una casella in più: quindi uno può dichiararsi anche di un altro sesso che non esiste in natura …

D. – Sta parlando dei generi: gay, lesbica, trans, queer?

R. – Esattamente. E poi se ne aggiungono sempre di più, per cui al di là di un’evidenza naturale, biologica si cerca – appunto – di scardinare tutto ciò con queste nuove teorie in cui è l’uomo che, con la sua propria determinazione, vuole cambiare una realtà oggettiva. Se in questo momento si prescinde, appunto, da qualsiasi diritto naturale, per cui ci si basa solo sul diritto positivo, certamente noi cattolici potremmo essere condannati semplicemente perché ribadiamo che il matrimonio tra un uomo e una donna è secondo natura; solo per dire questo potremmo essere condannati perché potremmo ledere il diritto delle coppie omosessuali.

D. – Voi mettete in guardia dall’ideologia del gender e dall’omosessualismo …

R. – C’è una grande differenza tra quello che è l’omosessualità e l’omosessualismo, che è la lobby gay di cui si parla. Perché in realtà gli omosessualisti sono attivisti che vogliono portare avanti una rivoluzione nella società, mentre invece l’omosessualità è sempre esistita e nessuno condanna la persona omosessuale in quanto tale. Quello che si condanna è il voler assolutizzare nuove ideologie che sovvertirebbero l’ordine naturale.

D. – E’ di questi giorni l’acceso dibattito in merito alla legge contro l’omofobia …

R. – La nostra posizione è che sarebbe terribilmente grave che venisse chiusa la bocca a tutti coloro che non condividono e che vogliono parlare di queste tematiche. I primi che non potranno più dire nulla sono i sacerdoti, per cui noi dobbiamo reagire: dobbiamo avere il diritto di poter esprimere le nostre opinioni, né con la forza né con la violenza, perché nella democrazia c’è un principio per cui tutti hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni.

D. – Oggi la teoria del gender si sta facendo strada in molti Paesi …

R. – Come in Francia, dove i ragazzi vengono imprigionati perché manifestano contro il matrimonio omosessuale o contro la teoria del gender; sindaci vengono processati perché non vogliono celebrare le nozze omosessuali, e l’Onu, l’Unione Europea incidono sui Paesi affinché vengano recepite queste loro disposizioni. Che non sono – chiaramente – obbligatorie, però i nostri governanti fanno riferimento a queste disposizioni delle organizzazioni internazionali per evidenziare che dobbiamo anche noi adeguarci, altrimenti l’Italia non sarà al passo con i tempi...

D. – Come possono porsi i cattolici di fronte alla teoria del gender?

R. – Devono rendersi conto della pericolosità di questa ideologia e quindi reagire; cioè, non possiamo accettare soluzioni di compromesso come male minore: se noi non reagiamo, siamo conniventi, per cui ci renderemmo – noi – responsabili di uno stravolgimento della nostra società, principalmente per le nuove generazioni.

Ultimo aggiornamento: 23 settembre




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