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Home > Cultura e Società > notizia del 2013-10-02 15:24:15
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Evangelizzare cantando: presentato il volume "Musica sacra popolare oggi"



“Evangelizzar cantando”, questo è il fine educativo della musica sacra popolare, che è stata raccontata nella sua storia attraverso i secoli, nel volume “Musica sacra popolare oggi. Liturgia, pietà popolare, catechesi ed evangelizzazione”, edito dalla Libreria Editrice Vaticana (Lev). Il libro, scritto da don Amelio Cimini, è stato presentato a Roma presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra. Come nasce questo viaggio attraverso la musica sacra? Ascoltiamo l’autore, al microfono di Marina Tomarro:RealAudioMP3

R. - Nasce, forse, per eredità genetica. È una passione che ho da adolescente, da musicista, che è andata a cercarsi un po’ le radici di tutto questo patrimonio enorme e, attraverso la ricerca, ci si è resi conto che non è un patrimonio che riguarda il passato, ma riguarda il passato per camminare e per guardare al futuro. Quindi, è qualcosa da non dimenticare, ma soprattutto da cui ripartire per camminare con i tempi ed esprimere con i tempi quella fede che il nostro popolo ha sempre espresso a proprio modo.

D. - Quanto è conosciuta oggi la musica sacra popolare?

R. - Diciamo che è in riscoperta. Il fatto stesso che quanto noi facciamo qualcosa la gente rimaga molto colpita, partecipe e contenta, vuol dire che percepisce qualcosa in questi canti, che è fede trasmessa nei secoli attraverso partiture che, nel tempo, non si stancano mai di riportare con la loro voce, ma soprattutto con il loro animo, con la loro fede, qualcosa che è eterno, che non tramonta mai.

E conservare la memoria di questi canti, vuol dire anche evitare l’oblio di un patrimonio storico molto prezioso. Mons. Vincenzo De Gregorio, presidente del Pontificio Istituto di Musica Sacra:

R. - Con la riforma liturgica, è caduto un discrimine che prima esisteva tra musica strettamente liturgica e musica popolare. Oggi, il problema è questo: scommettiamo che grazie a questa caduta dello steccato, la musica popolare non ha più spazio perché è tutta assorbita all’interno della liturgia? Perché questo significherebbe togliere la genialità dell’intuizione, dell’improvvisazione del popolo, dello spazio di autonomia. Per cui, oggi si tratta prima di tutto di gestire una spontaneità che non esiste più. E' un discorso quindi che riguarda il passato, il presente, e dall’altra parte riguarda poi un dovere di custodia di questo grandissimo patrimonio che bisogna raccogliere, studiare, catalogare, custodire. Perché altrimenti è una fetta di storia della musica che ci viene a mancare.

D. - Quanto è conosciuta oggi la musica popolare?

R. - Allora, questo è il problema. Non è conosciuta. Facciamo il paragone con i nostri giovani: quel bellissimo repertorio degli Anni ’40-’50-’60 lo conoscono? No. Allora, il problema ha la stessa stregua, anzi forse solo la chiesa rimane il luogo dove si possa cantare "Noi vogliam Dio", "Mira il tuo popolo", "Dell’Aurora tu sorgi più bella" ed ecco immediatamente tutti seguono. Quindi, è un fatto che travalica i confini della musica religiosa popolare ed è un problema delle nostre nuove generazioni, che conoscono benissimo il repertorio degli autori contemporanei, del cantautore di grido, ma non conoscono nulla del loro patrimonio musicale popolare non soltanto religioso, ma anche italiano.

Il ruolo iniziale di queste melodie era quello di evangelizzare il popolo in maniera semplice e comprensibile a tutti. Ascoltiamo il maestro Ambrogio Sparagna, esperto in etnomusicologia:

"Questi canti sono alla base una sorta di Vangelo per i poveri. Sono forme di racconti tratti dal Vangelo ed esemplificati. Il catechismo dei poveri, questa era la funzione. Per quanto riguarda la mia funzione di studioso, ho scoperto del materiale di assoluta bellezza, anche poetica, soprattutto, ad esempio, nella grande tradizione siciliana nata dopo la Controriforma, ad opera dei Gesuiti, quando incominciarono a scrivere in dialetto siciliano tutta una serie di passi del Vangelo per renderlo appunto accessibile chi non sapeva né leggere né scrivere”.




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