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Home > Cultura e Società > notizia del 2013-10-02 15:33:35
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Il lavoro di "Rete per l'identità" che aiuta i figli dei desaparecidos argentini a ritrovare le proprie origini



Sarebbero quasi 500 i figli dei desaparecidos argentini nati nei campi di concentramento o sequestrati insieme ai loro genitori durante la dittatura di Jorge Videla. Identificarli è difficile, perché molti di loro sono stati adottati, sia in America Latina sia in Europa, con altri nomi. Da anni, le abuelas de Plaza de Majo cercano i loro nipoti scomparsi e, con l’aiuto della "Rete per l’identità", la ricerca continua anche in Italia. Il servizio di Elvira Ragosta:RealAudioMP3

A oggi, sono 109 i nipoti intercettati dal lavoro investigativo e delle abuelas de Plaza de Mayo. Nonne e nonni segugi, che negli anni non hanno mai smesso di cercare e incrociare dati, non solo in America Latina, anche attraverso i certificati elettorali. Bambini, oggi adulti, finiti nella rete del terrore del "Piano Condor", la sparizione sistematica degli oppositori politici alle dittature latinoamericane, che coinvolse anche l’Argentina. E il dubbio che anche in Italia possano essere arrivati con le adozioni figli di desaparecidos ha aperto una campagna lanciata da “Rete per l’Identità" e “24marzo.it", che offre ai giovani nati in Argentina, dubbiosi sulla loro identità, la possibilità di scavare nel prorpio passato. Jorge Ithurburu, coordinatore della Rete per l’Identità Italia:

“Ai giovani che possono avere dei dubbi noi diamo assistenza psicologica, li aiutiamo a fare i prelievi del dna …”.

Nel 2006, le leggi di amnistia e di indulto in Argentina sono state cancellate e il 2012 è stato l’anno dei “grandi processi" agli ex militari per crimini contro l’umanità. Ma procedimenti giudiziari ci sono stati anche in Italia:

“In Italia, ci sono stati già due procedimenti che hanno riguardato bambini sottratti: il processo per quanto riguarda la vicenda l’omicidio di Laura Carlotto, quello per Guido, il bambino sequestrato nel 2007, la sentenza per il processo Esma riguardante Evelyn Pegoraro e l’omicidio di sua mamma Susanna e di suo nonno Giovanni. Anche adesso si sta aprendo un nuovo procedimento a Roma. É un processo conosciuto come 'Il Processo Condor' che riguarda militari uruguaiani, cileni, boliviani e peruviani. In questo caso ci sono due giovani, Mariana Zaffaroni e Carlos D’Elia, nati in campo di concentramento e poi ritrovati dalle nonne di Plaza De Mayo”.

Macarena, fino a 23 anni viveva in Uruguay, studiava biochimica e sognava di fare l’insegnante. Poi, la scoperta, improvvisa e inattesa, di essere stata adottata e di essere figlia di desaparecidos. A scoprirlo e a ridarle l’identità genetica è suo nonno, il famoso poeta argentino Juan Gelman. Manuel, invece, aveva saputo fin da piccolo di essere adottato. Ma mai avrebbe pensato di essere il fratellastro di Gaston Goncalves, il batterista del famoso gruppo musicale di cui aveva tutti i dischi. Manuel, che da adottato si chiamava Claudio, è stato uno dei primi nipoti intercettati. Il 15 aprile del 1976, Pablo German aveva 5 mesi e mezzo. Fu rapito a Buenos Aires assieme ai suoi genitori. Dopo pochi mesi, Pablo fu registrato come figlio proprio da una coppia legata al regime civico militare. Oggi, i suoi genitori adottivi sono detenuti pechè coinvolti in una causa per crimini contro l’umanità. Pablo è l’ultimo nipote ritrovato, ma ricerca della Rete per l’identità continua:

“La vita di questi ragazzi è sempre molto particolare fin dalla nascita. Se un giovane che pensava di essere un figlio adottivo, scoprisse di essere figlio di desaparecidos, questa sarebbe la migliore notizia che gli possiamo dare, perché gli stiamo dicendo: guarda che tua mamma e tuo papà non ti hanno mai abbandonato. Guarda che la tua famiglia ti ha sempre cercato. Così puoi ricucire i pezzi mancanti della tua vita “.




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