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Home > Chiesa > notizia del 2013-10-02 14:46:40
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La visita del Papa ad Assisi. Padre Gambetti: evento storico che diventerà messaggio per il mondo intero



“Aspettiamo con gioia e gratitudine quanto il Papa avrà da dire in particolare a noi famiglie francescane”. Così padre Mauro Gambetti, custode del Sacro convento di Assisi, in queste ore che preparano l’arrivo del Papa, domani venerdì 4 ottobre, Festa del Santo patrono d’Italia. “Sarà una visita storica”, spiega padre Mauro, “perché per la prima volta un Papa che ha scelto il nome di Francesco visiterà i luoghi testimoni dell'esperienza carismatica del frate assisiate. Sarà però anche un momento molto intimo”. Sentiamo le parole del Custode nell’intervista di Gabriella Ceraso:RealAudioMP3

R. – Io lo immagino come un incontro che Papa Francesco vuole vivere con San Francesco e Santa Chiara. Un incontro che, credo, innanzitutto, accada nell’intimo, nel cuore del Papa. Penso che, però, naturalmente, sgorgherà proprio da questo incontro una parola, un messaggio per il mondo intero.

D. – San Francesco ebbe un rapporto particolare con i Papi: si è recato a Roma per avere conferme, avere indicazioni. Ora è un Papa che viene da voi. Attendete qualcosa in particolare?

R. – Personalmente sarò molto attento a cogliere le linee orientative che lui vuole offrire, forse in primis a noi. Seguo attentamente ciò che dice, ma anche il suo stile, perché avverto che è una parola, anche questa, che illumina il nostro carisma e mi pare che ci aiuti anche ad attualizzare quello che è il nostro carisma. Attendo, quindi.

D. – Il Papa sta chiedendo alla Chiesa, ai religiosi, più impegno, più coraggio, più apertura. L’avete colto questo e come vi interpella?

R. – Noi stiamo, non solo riflettendo, ma stiamo anche iniziando a porre qualche azione che evidenzi maggiormente quest’apertura rivolta a tutti. Ogni uomo davvero deve trovare dimora, deve trovare casa anche venendo qui, qui da noi. Insieme a questo, un’attenzione ancora più puntuale, più individuale verso le persone bisognose, in rapporto al territorio in cui siamo inseriti, oltre che tenendo uno sguardo anche oltre il territorio, oltre confine insomma. Ha un respiro universale, infatti, quella che è la realtà di Assisi, del Sacro Convento in particolare.

D. – Papa Francesco che realtà troverà nella comunità francescana?

R. – Quello che siamo è questo: una varietà di famiglie francescane e all’interno di ogni famiglia una varietà di provenienze, di culture differenti, che attorno al Vangelo cercano di condividere la vita, di diventare anche testimonianza viva della presenza di Gesù, che unisce le differenze, anzi le esalta.

D. – La tappa alla Basilica significa pregare sulla tomba di San Francesco. Il Papa l’ha già visitata virtualmente attraverso questa webcam fissa. Che preghiera ha levato il Papa per San Francesco in quell’occasione e che impressione ne avete tratto da quel primo incontro, che si ripeterà il 4 ottobre?

R. – Il Papa ha chiesto a Francesco di intercedere per la pace. L’impressione che ho ricavato da quell’incontro è di avere incontrato una persona profondamente vitale. Negli occhi mi sembra di avere colto un sorriso dello Spirito, che sono convinto lo animi, lo abiti. E così, penso, ho la certezza proprio di ritrovare qui, quando lui verrà sulla tomba di Francesco, un uomo mosso dallo Spirito di Dio, afferrato da Gesù. Tutto, quindi, sarà facile anche tra Papa Francesco e San Francesco.

D. – Questa visita avrà come tema conduttore la povertà. Le chiedo: si aspetta un messaggio forte su questo e, secondo lei, povertà in che senso va intesa?

R. – Sicuramente questo è uno degli aspetti che verrà sottolineato. Pure nel percorso alcune delle tappe parlano di questo e anche la vita di Francesco è caratterizzata da questa scelta di povertà. Ma credo che non sarà semplicemente questo: ci introduce nel mistero della vita di Cristo. La caratterizzazione, anche principale, è quella – direi – della povertà, che ciascuno dovrebbe assumere per se stesso, per la propria esistenza: una povertà che simbolicamente è richiamata dalla nudità, dalla spogliazione, ancor più forse dal mettersi ai piedi dell’altro, in un gesto di umiltà e, in qualche modo, di sottomissione, ravvicinando l’altro. Ecco, credo che questa caratterizzazione dia spessore, dia senso pieno anche a questo tema, ma al contempo apra ad ulteriori spazi sia di testimonianza che di annuncio.

Ultimo aggiornamento: 3 ottobre




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