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Home > Viaggi apostolici > notizia del 2013-10-04 12:07:59
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Il Papa ad Assisi: la Chiesa si spogli dalla mondanità spirituale che uccide l'anima



Spogliarsi della mondanità spirituale che uccide l’anima, le persone e la Chiesa. E’ l’esortazione che Papa Francesco ha levato nella Sala della Spoliazione dell’arcivescovado di Assisi (4 ottobre), un luogo che evoca il gesto dirompente dello spogliamento di San Francesco, un luogo che mai un Papa aveva visitato prima. Il Pontefice, parlando ai poveri assistiti dalla Caritas locale, ha ribadito che “è triste trovare un cristiano mondano”. Il servizio di Alessandro Gisotti:RealAudioMP3

Per la prima volta un Papa, e un Papa che si chiama Francesco, visita il luogo in cui il Poverello d’Assisi si spogliò di tutto per seguire Gesù. Basterebbe già questo per definire storica l’occasione. Lo sa bene il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, che nel suo saluto iniziale coglie la portata di questo evento salutando il Papa con queste parole:

“Benvenuto in questa Sala della Spogliazione. Sei il primo Papa che visita questo luogo! Qui il gesto sconvolgente dello spogliamento del giovane Francesco: rinunciò a tutto per possedere tutto, mettendosi, come Cristo, dalla parte degli umili e dei poveri”.

Papa Francesco, che ha davanti a sé i poveri assistiti ogni giorno dalla Caritas diocesana, decide dunque di lasciare il testo preparato per il discorso e di parlare a braccio, anzi forse sarebbe più giusto dire di parlare “da cuore a cuore”. E subito confida, sorridendo, di essere consapevole che da parte dei media c’era grande attesa per quello che avrebbe detto in un luogo così simbolico:

“Questi giorni scorsi sui giornali, sui mezzi (di comunicazione ndr), si facevano fantasie… ‘Il Papa andrà a spogliare la Chiesa, lì!’. ‘Di che spoglierà la Chiesa?’. ‘Spoglierà gli abiti dei vescovi, dei cardinali; spoglierà se stesso…’”.

Questa, ha ripreso, “è una buona occasione per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi”. Ma, ha aggiunto, “la Chiesa siamo tutti”, “dal primo battezzato, tutti siamo Chiesa”. E, ha avvertito, “tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù, che ha fatto una strada di spogliazione, lui stesso”. Gesù, ha detto il Papa, è “diventato servo, servitore”, “ha voluto essere umiliato, fino alla Croce”. "E se noi vogliamo essere cristiani - ha ammonito - non c’è un’altra strada”:

“Ma non possiamo fare un cristianesimo un po’ più umano, dicono, ‘senza Croce, senza Gesù, senza spogliazione?’ E diventeremo cristiani di pasticceria, come belle torte, come belle cose dolci… Bellissimo, ma non cristiani davvero!”.

“Qualcuno – ha dunque aggiunto - dirà: ‘Ma di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?’”:

“Deve spogliarsi oggi di un pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa, tutti: il pericolo della mondanità. Il cristiano non può convivere con lo spirito del mondo. La mondanità che ci porta alla vanità, alla prepotenza, all’orgoglio. E questo è un idolo, non è Dio. E’ un idolo! E l’idolatria è il peccato più forte, eh!”.

Quando nei media, ha proseguito, “si parla della Chiesa: credono che la Chiesa siano i preti, le suore, i vescovi, i cardinali e il Papa”. Ma, ha evidenziato, “la Chiesa siamo tutti noi” e “tutti noi dobbiamo spogliarci di questa mondanità: lo spirito contrario allo spirito delle Beatitudini; lo spirito contrario allo spirito di Gesù”:

“La mondanità ci fa male. E’ tanto triste trovare un cristiano mondano, sicuro di quella sicurezza che gli dà - sicuro secondo lui! - la fede e sicuro della sicurezza che gli dà il mondo. Non si può lavorare dalle due parti. La Chiesa, tutti noi, deve spogliarsi della mondanità, che la porta alla vanità, all’orgoglio che è l’idolatria”.

Il Papa ha ricordato che Gesù stesso dice che non si possono “servire due padroni”. O servi Dio o servi il denaro. Nel denaro, ha detto, c’è “tutto questo spirito mondano”: “Denaro, vanità, orgoglio”. “E’ triste – ha soggiunto - cancellare con una mano quello che scriviamo con l’altra. Il Vangelo è il Vangelo! Dio è l’unico! E Gesù si è fatto servitore per noi e lo spirito del mondo non c’entra qui”. Oggi, ha detto ancora rivolgendosi direttamente ai poveri nella Sala, tanti di voi, sono stati spogliati da “questo mondo selvaggio che non dà lavoro, che non aiuta”. A questo mondo, è stata la sua denuncia, “non importa se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo; non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare pane a casa”:

“…non importa che tanta gente debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame e fuggire cercando la libertà e con quanto dolore, tante volte, vediamo che trovano la morte, come è successo ieri a Lampedusa. Ma oggi è un giorno di pianto!”.

“Queste cose – ha detto ancora – le fa lo spirito del mondo”. Una considerazione corredata da una vibrante denuncia:

“E’ proprio ridicolo che un cristiano, un cristiano vero, che un prete, che una suora, che un vescovo, che un cardinale, che un Papa vogliano andare sulla strada di questa mondanità, che è un atteggiamento omicida. La mondanità spirituale uccide! Uccide l’anima! Uccide le persone! Uccide la Chiesa!”.

Quando Francesco ha fatto il gesto di spogliarsi, ha poi osservato il Papa, “era un ragazzo giovane, non aveva forza”; “è stata la forza di Dio che lo ha spinto a fare questo”. Oggi, ha concluso, “chiediamo la grazia per tutti i cristiani” che il Signore ci salvi dallo spirito del mondo:

“Che il Signore ci dia a tutti noi il coraggio di spogliarci, ma non da 20 lire, no, no… Spogliarci dello spirito del mondo, che è la lebbra, il cancro della società! E’ il cancro della Rivelazione di Dio! Lo spirito del mondo è il nemico di Gesù! Chiedo al Signore che, a tutti noi, ci dia questa grazia di spogliarci”.

Nel discorso non pronunciato ma dato per letto, Papa Francesco sottolinea che la scelta di essere povero di Francesco “non è una scelta sociologica, ideologica, è la scelta di essere come Gesù” di “seguirlo fino in fondo”. La spogliazione di Francesco, osserva, ci dice che bisogna mettere Gesù al primo posto e spogliarsi “dall’io orgoglioso”, “dalla brama di avere, dal denaro che è un idolo che possiede”. Tutti, avverte, “siamo chiamati ad essere poveri” a “condividere con chi è privo del necessario, toccare la carne di Cristo”. Il cristiano, soggiunge, “non è uno che si riempie la bocca coi poveri”, è “uno che li incontra che li guarda negli occhi, che li tocca”. Sono qui, aggiunge il Papa, “non per fare notizia, ma per indicare che questa è la via cristiana, quella che ha percorso San Francesco”.

“Di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?”, è l’interrogativo che il Papa pone a sé e a tutti i cristiani. “Spogliarsi – risponde - di ogni mondanità spirituale, che è una tentazione per tutti”. Spogliarsi, aggiunge, “di ogni azione che non è per Dio, non è di Dio; dalla paura di aprire le porte e di uscire incontro a tutti, specialmente dei più poveri, bisognosi, lontani, senza aspettare”. Certo, avverte il Papa, “non per perdersi nel naufragio del mondo, ma per portare con coraggio la luce di Cristo, la luce del Vangelo, anche nel buio, dove non si vede, dove può succedere di inciampare”. E incalza: “Spogliarsi della tranquillità apparente che danno le strutture, certamente necessarie e importanti, ma che non devono oscurare mai l’unica vera forza che porta in sé: quella di Dio”. Spogliarsi, avverte ancora il Papa, “di ciò che non è essenziale, perché il riferimento è Cristo; la Chiesa è di Cristo!” E conclude: “Tanti passi, soprattutto in questi decenni, sono stati fatti. Continuiamo su questa strada che è quella di Cristo, quella dei Santi”.




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