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Home > Chiesa > notizia del 2013-10-12 06:55:09
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Il commento di don Ezechiele Pasotti al Vangelo della Domenica



Nella 28.ma Domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci propone il Vangelo in cui Gesù guarisce dieci lebbrosi. Solo uno di essi, un samaritano, lo ringrazia. Gesù allora dice:

«Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?».

Su questo brano evangelico ascoltiamo una breve riflessione di don Ezechiele Pasotti, prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario “Redemptoris Mater” di Roma:RealAudioMP3

Il Vangelo di questa domenica esalta la misericordia gratuita del Signore e la fede che diventa gratitudine a Dio. Dieci lebbrosi si trovano nei pressi di un villaggio dove passa Gesù nel suo viaggio verso Gerusalemme. La Legge era severissima con i malati di lebbra, ne imponeva l’allontanamento dalla comunità d’Israele. Gesù si fa incontrare da questi dieci lebbrosi, che lo riconoscono e gridano a Lui: “Abbi pietà di noi”! Questo grido non è solo l’espressione del loro dolore: essi riconoscono in Gesù la visita di Dio. Gesù accoglie il loro grido e risponde: “Andate a presentarvi al sacerdote”. Era la via legale per essere dichiarati guariti ed accolti nuovamente tra il popolo. Tutti e dieci riconoscono in Gesù Dio che passa, gli obbediscono e vanno a presentarsi al sacerdote. E mentre vanno sono guariti. A nove di loro basta la guarigione: non cercano altro da Dio. Il decimo – un samaritano, uno straniero – non si accontenta di questo e riceve la grazia della “fede che salva”. Non vuole un “Dio a suo servizio”, sa che la vita è un dono di Dio per una missione. Torna a rendere grazie al Signore, che si meraviglia che solo questo straniero desideri la fede che salva. Non è solo la gratitudine in gioco qui: è la fede. La fede che ribalta la vita, che la strappa dalla banalità, dal vuoto, dalla solitudine, e la mette dentro il disegno di Dio, che ci permette di vedere tutto come un dono suo, che ci stabilisce nella gratitudine, nel rendimento di grazie. Un dono che ci riporta grati nella comunità dei fratelli dove c’è Cristo, a rendere grazie, a celebrare l’Eucarestia.




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