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Home > notizia del 2013-10-26 15:30:09
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Ecco perché il XXI secolo sarà ancora americano




RealAudioMP3 Lo shutdown che ha bloccato la pubblica amministrazione americana per 16 giorni e lo scandalo del datagate che ha innescato una crisi diplomatica senza precedenti tra gli Usa e il resto del mondo. Due notizie, fra tante altre, che restituiscono il volto di un Paese a stelle e strisce in difficoltà, sia sul fronte della politica interna, sia nei rapporti internazionali. Eppure, gli Usa, dopo aver superato la più grave crisi economica degli ultimi decenni, si avviano a guidare anche il XXI secolo. Lo spiega Maurizio Molinari, giornalista e scrittore - dal 2001 corrispondente da New York per La Stampa - nel sul libro 'L'aquila e la farfalla', (Rizzoli). Innovazioni tecnologiche, svolte politiche e cambiamenti sociali, realizzatisi negli ultimi anni, inverano infatti il mito dell'America come instancabile fucina di innovazioni e idee. La creazione delle fibre ottiche ultrafast, l'imminente conquista dell'indipendenza energetica, la riforma dell'immigrazione, le ristrutturazione delle città in difesa del clima, l'avvento della democrazia digitale e quindi della società post-razziale, la rinuncia al nucleare a favore di una nuova generazioni di armi, sono tutti tasselli di un mosaico di progetti e riforme, già iniziati, che possono permettere agli Usa di rinnovare la supremazia internazionale anche in uno scenario mondiale multipolare, in cui nessuna potenza sarà più egemonica. Tutte novità che - secondo Molinari - spesso gli europei ignorano o sottovalutano ma che presto riguarderanno le vite di ognuno di noi. "Quello che fatichiamo a capire - spiega l'Autore - è che la potenzialità di rinnovamento che gli Usa esprimono non coincide con la loro leadership politica. Dopo aver affrontato le due terribili sfide rappresentate dagli attentati dell'11 settembre e dalla bancarotta della Lehman Brothers, l'America si sta ricostruendo dal di dentro, a dispetto delle difficoltà della Casa bianca, e non dobbiano commettere l'errore di considerare quest'epoca di transizione come un momento di debolezza". (A cura di Fabio Colagrande)