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Home > Politica > notizia del 2013-10-26 16:21:56
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Partiti divisi e in crisi di identità. Il politologo Bonini: elettori disorientati



Mondo politico in fibrillazione in Italia: venerdì scorso l’annuncio sulla chiusura dell’esperienza del Pdl e il ritorno a Forza Italia. Azzerati tutti gli incarichi, Silvio Berlusconi rompe con i filogovernativi del Popolo delle libertà evocando nuove elezioni. Ma non è solo il centro-destra a vivere forti tensioni. Divisioni e crisi coinvolgono in questo momento tutti i maggiori partiti. Adriana Masotti ne ha parlato con Francesco Bonini, professore ordinario di storia delle istituzioni politiche alla Lumsa di Roma, chiedendogli prima di tutto quale idea si sia fatta di ciò che sta succedendo all’interno del Pdl:RealAudioMP3

R. – E’ difficile farsi un’idea. Certamente, ci sono due opposte tendenze: la prima è quella di speculare su una pulsione dell’elettorato, in questo momento, alla polarizzazione e quindi scommettere sulla rottura. La seconda linea è quella di costruire un’aggregazione che sia in grado di competere per il governo. E questa linea sarebbe contraria alla rottura. Credo che di fronte alla difficoltà di articolare una proposta in positivo, Berlusconi stia scegliendo il ridotto della protesta e quindi di "corazzare" una pattuglia più piccola per cercare di intercettare quella diffusa protesta che esiste nell’elettorato italiano e che in questo momento ha nel Movimento 5 Stelle il punto di riferimento più significativo dal punto di vista dei numeri.

D. – Giorni fa, Mario Monti si è dimesso da presidente di Scelta Civica, che ora sembra spaccarsi in due movimenti ed è in bilico anche l’alleanza di Scelta Civica con l’Udc. Anche il Centro, dunque, è quanto mai traballante?

R. – Scelta Civica è stata un’iniziativa di rassemblement, cioè un’iniziativa tendente a unire, per un progetto di governo, anime diverse, storie diverse, che adesso sembrano rivendicare ciascuno la propria identità. Ma credo che il destino delle diverse componenti di Scelta Civica sarà poi determinato soprattutto dall’evoluzione complessiva del quadro politico e dalla tendenza o meno ad una polarizzazione degli schieramenti.

D. – Veniamo al Pd. In vista delle primarie, emergono le differenze tra i candidati e non c’è pace neppure tra Grillo e i suoi parlamentari. Insomma, il panorama politico italiano appare in grande fermento e molto frammentato. Come interpretare questo fatto?

R. – L’interpretazione più semplice è la sottolineatura della debolezza di tutti gli attori. E poi rispondere alla crisi è difficile, le risposte sono quasi obbligate e quindi la politica deve inventarsi forme nuove e, in qualche modo, artificiali di divisione e di dialettica. Quindi, io penso che nel breve periodo le dinamiche di frammentazione continueranno. Quello che nascerà, il nuovo cioè, dipenderà certamente molto dalle regole, in particolare dalle regole elettorali, ovvero dai quadri istituzionali che pure in qualche modo si dovranno decidere. Ecco, questo redde rationem, questa resa dei conti, si avvicina inesorabilmente.

D. – Ci troviamo di fronte anche ad una crisi della forma “partito”?

R. – Certamente la forma “partito”, che ancora molti hanno nell’immaginario, cioè quella novecentesca, il partito di massa, è morta alla fine del XX secolo. Adesso, esiste quello che nella scienza politica si chiama il “cartel party”, cioè un partito strutturato come federazione d’interessi intorno ad una leadership fortemente legittimata dal punto di vista della comunicazione. Tutti i partiti sono in qualche modo "presidenzializzati" e di volta in volta questo vertice aggrega spezzoni di classe politica, spezzoni di interessi. La forma “partito” quindi è in evoluzione e certamente questo duplice processo mette in discussione la forma “partito” e disorienta gli elettori, soprattutto rende difficile la partecipazione politica, accentuando quel senso di estraneità che molti oggi avvertono.

D. – Visto che il governo sembra traballare di nuovo, si fa sempre più urgente la riforma della legge elettorale e il presidente Napolitano ha fissato un termine, entro il 3 dicembre. Ce la faranno i partiti a trovare un accordo?

R. – E’ molto difficile, perché i partiti hanno interessi diversi e coloro che vogliono andare al voto, vogliono andarci con l’attuale legge elettorale. Certamente, però, se la Corte Costituzionale si pronuncerà in qualche modo, ecco che allora si seguirà l’indicazione della stessa Corte Costituzionale. Quindi la legge elettorale, per l’impossibilità da parte delle forze politiche di conciliare i loro interessi, sarà scritta ancora una volta sotto dettatura, così com’è accaduto 20 anni fa, quando la legge elettorale fu scritta sotto la dettatura dei referendum.

Ultimo aggiornamento: 28 ottobre




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