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Home > Cultura e Società > notizia del 2013-10-29 14:38:31
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Datagate. Letta convoca i servizi. Per l'esperto Pasqualetti si' a regole e trasparenza



La vicenda Datagate. Il premier Letta ha dato mandato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per la sicurezza, Marco Minniti, di convocare per domani, alle 10.00, il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Intanto per il commissario Ue alla giustizia Viviane Reding è urgente che gli Usa facciano qualcosa per ricostruire la fiducia. Roberta Gisotti ha intervistato Fabio Pasqualetti, esperto di nuove tecnologie, docente alla Pontificia Università Salesiana:RealAudioMP3

D. - Prof. Pasqualetti, forse è un bene che questo scandalo sia scoppiato?

R. - Certamente sì! E’ importante, proprio perché grazie a Snowden, in fin dei conti, si è avuta la prova di ciò che si sapeva già, ma come capita sempre il potere tende a coprire i retroscena fin quando non vengono scoperti e dove è evidente che gli interessi non erano solo contro il terrorismo, ma sono interessi di natura economica, politica, sociale. Quindi questo mette in allarme! Grazie proprio all’azione di questi chiamiamoli hacker, chiamiamoli comunque persone che hanno voluto far conoscere questi retroscena, oggi abbiamo una maggiore e meno naïf visione di quello che è tutta la rete e il potere che ci sta dietro.

D. - Quali sono gli interessi specifici da parte del potere politico e anche da parte del potere economico dietro questi spionaggi di massa?

R. - C’è stato un periodo che erano prettamente e più marcatamente politici, oggi sappiamo che sono interessi soprattutto di spionaggio industriale, quindi economico: sull’alimentazione, sui trend, sul tipo di orientamento che i Paesi prendono a vari livelli. Per cui c’è ovviamente dietro un interesse di che cosa? Del controllo! Noi sappiamo che il potere si base sul controllo e avere certe informazioni e anche tutti questi metadati è importante per decidere magari in anticipo. L’America, ad esempio, ha giocato molto sul concetto di liberà dell’informazione e questo ha affascinato tantissimo: in realtà sappiamo che questa libertà di informazione, che è giusto che ci sia, ha un prezzo che a livello di internet si chiamano metadati, che vengono poi venduti a vari soggetti sia di tipo commerciale oppure di tipo più oscuro, come i servizi segreti.

D. - Lo stesso presidente americano Obama ha ammesso: ‘sì è rotto il patto cittadini-istituzioni’. E’ dunque venuto il momento di dare regole e limiti ai controlli di massa, più in generale alla Rete?

R. - Certamente ci sarà bisogno di regolamento. Però oltre ad essere in ritardo su una regolamentazione, il problema è un altro: la pervasività degli oggetti che saranno usati, già adesso ma anche in futuro, permetterà sempre a qualcuno di controllare e di raccogliere queste tracce. Adesso abbiamo in mano gli smartphone, ma supponiamo che ci siano - e ci sono già - dispositivi sulle auto per cui le assicurazioni iniziassero a pensare che chi è prudente può avere certi sconti oppure agevolazioni; mentre invece chi va veloce o ha una guida azzardata, verrà penalizzato. In futuro avremo scarpe e vestiti intelligenti, cosiddetti smart. Tutti strumenti che, in pratica, vendono informazioni di noi stessi. Ora a questo punto è immaginabile o è pensabile una legislazione che riuscirà a coprire tutto questo oppure bisogna andare su ciò che è la trasparenza? Diciamo che lo Stato o i funzionari pubblici sono proprio pubblici, perché dovrebbero dirci cosa fanno con i nostri dati; invece il cittadino è privato, proprio perché dovrebbe essere protetto nella sua privacy. Qui c’è in gioco la questione della privacy ed è una questione molto delicata.

D. - Proprio per la complessità del tema, perché nessuno si occupa di definire allora diritti e doveri comunicativi nell’era digitale? Negli altri campi delle scienze umane questa ricerca e questa riflessione c’è stata…

R. - Sì, c’è stata! Il problema un po’ parte dalla natura stessa di Internet, che già simbolicamente rappresentiamo come una nuvola e quindi una nuvola è difficilmente marginabile, definibile, controllabile: nel senso che è poi in continua espansione e movimento. Sappiamo però, ad esempio, che tutti i metadati poi girano attraverso un certo numero di gestori che hanno queste grandi sedi e megacomputer dove queste infromazioni vengono trattate. Allora si può agire con regolamentazioni, ma credo che poi alla fine ci debba essere anche coscienza politica di che tipo di mondo vogliamo costruire. C’è anche in questo momento una fase in cui il cittadino è disposto a vendere e ad offrire i propri dati in cambio di servizi. Bisogna vedere se questa è la strada da proseguire oppure prendere coscienza che forse converrebbe pagare magari un servizio ed avere maggiore protezione.

D. - Il realtà ai cittadini vengono in genere propinate una serie di prescrizioni per tutelare la propria privacy, ma queste prescrizioni sono assolutamente di facciata…

R. - Lo sono nel momento in cui, ad esempio, usi gmail o altri servizi sulla Rete, o anche Facebook: di per sé ci sono algoritmi che potrebbero criptare tutto ciò che noi mettiamo e impedire che sia quindi decifrato da altri. Il problema è che noi possiamo avere tutti questi servizi proprio grazie al fatto che non vengono criptati e quindi poi vengono venduti a terze parti, altrimenti non avremmo questi servizi oppure dovremmo pagarli.

D. - Comunque da cittadini dovremmo sapere chi gestisce e controlla tutti questi metadati…

R. - Assolutamente sì. La maggiore informazione e quello che dicevo prima la trasparenza: ci dovrebbe essere un obbligo da parte di tutti i gestori di dire chiaramente dove finiscono i nostri dati. Noi dovremmo essere educati anche a leggere i famosi contratti di accettazione di licenza, che purtroppo sono scritti spesso in maniera molto verbosa per tutelare tutte le possibili rivendicazioni, in caratteri piccolissimi, e sono lunghissimi e quindi di solito scoraggiano l’utente, il quale dice: “accetto”, “accetto”, “accetto”…. senza troppo pensarci su.

D. - Forse i governi, invece di fare anche loro spionaggio di massa, dovrebbero dare regole e controllare che non si eludano queste regole da parte, appunto, di questi pochi gestori che hanno in mano tutti questi dati…

R. - Mi chiedo se avendo coscienza di essere ormai su un pianeta, che è in fase critica per molti aspetti, non si debba pensare ad una collaborazione maggiore - anziché ad uno spionaggio - e quindi ad una condivisione della Rete, come struttura di collaborazione e scambio. Se noi anziché usarla - diciamo così - per sottrazione, con gente che va a prendere e gestire dati, la usassimo invece come condivisione forse sarebbe anche più interessante. Quindi anche una cultura dell’accoglienza dell’altro… Ovviamente questo implica anche una redistribuzione delle ricchezze, del potere: nel senso che bisogna uscire da una avidità economica che sta esasperando tutti!

Ultimo aggiornamento: 30 ottobre




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