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Home > Chiesa > notizia del 2013-11-05 12:05:23
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Siria: colpo di mortaio sulla nunziatura a Damasco. Mons. Zenari: nessun ferito. Il mio pensiero ai bambini che soffrono per la guerra



Momenti di tensione all’alba di martedì alla nunziatura apostolica di Damasco, in Siria. Un colpo di mortaio ha raggiunto l’edificio, nel quartiere centrale di Malki, non lontano dalla piazza degli Omayyadi. Subito il nunzio apostolico, l’arcivescovo Mario Zenari, si è accertato che non ci fossero feriti: solo danni materiali. Immediata la solidarietà da parte delle autorità siriane. "E' chiaro che c'è preoccupazione: si vive in un luogo di guerra, in una situazione di rischio” in tutto il Paese, ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Ascoltiamo allora la testimonianza dell’arcivescovo Zenari, raggiunto telefonicamente a Damasco da Giada Aquilino:RealAudioMP3

R. – E’ successa una cosa imprevista, anche se qui tutto può capitare. Stavo proprio alzandomi – erano le 6.35, più o meno – quando ho sentito un grosso botto e mi sono gettato subito a terra, cercando di evitare le finestre perché abbiamo già sperimentato che a volte non cade solo un mortaio, ma ne cadono due, tre. Dopo un po’, mi ha chiamato il mio consigliere, poi anche le suore della nunziatura e mi hanno detto che era caduto un colpo di mortaio, un rocket, sulla sede della nunziatura. Siamo usciti ed abbiamo constatato i danni che, per fortuna, sono limitati: non ci sono feriti. Devo dire che se fosse stato più tardi nella giornata, per esempio anche mezz’ora dopo, quando di solito in questa stagione ancora mite e soleggiata io celebro le Lodi su un piccolo terrazzino proprio lì, vicinissimo a dove è caduto il colpo di mortaio, si può immaginare cosa avrei potuto incontrare. E, come me, gli operai, gli impiegati che vengono verso le 8-8.30: avremmo potuto avere qualche ferito per le schegge o le tegole che sono cadute sopra l’ingresso della nunziatura; diverse tegole, infatti, sono state danneggiate e sono cadute. Quindi, grazie a Dio, non c’è stato alcun ferito, ci sono stati solo danni materiali alla sede della nunziatura, anche abbastanza limitati.

D. – Si è capito da dove potesse venire e da chi era stato sparato questo colpo di mortaio?

R. – E’ difficile dirlo. Qui subito è arrivata la polizia, la gente che vive nel quartiere si è affacciata per guardare. Lasciamo agli esperti dire la potenza di questo mortaio. Mi sembra di aver capito che sia stato abbastanza potente, ma poi chi l’ha tirato, da dove venga naturalmente noi non abbiamo la possibilità di saperlo. Devo dire che, purtroppo, qui queste cose capitano giornalmente: sabato scorso, sul convento dei Padri Francescani ad Aleppo sono caduti due-tre mortai che hanno danneggiato il tetto e per fortuna non hanno fatto vittime, né feriti. Nelle ultime settimane, nella zona della Damasco vecchia, dove abbiamo i quartieri cristiani, sono caduti e con una certa frequenza questi rockets, questi colpi di mortaio. E proprio ieri mi è stato detto che dall’inizio del conflitto ad oggi, sono caduti nel quartiere popolare di Jaramana un numero incredibile come 2.800 mortai. Quindi, siamo tutti nella stessa barca, sia a Damasco sia in altre parti del Paese. E, ancora, devo precisare che attorno alla nunziatura non è la prima volta che cadono questi rockets, questi colpi di mortaio.

D. – Perché colpire i cristiani, ora?

R. – Ma, bisogna vedere. Qualcuno dice: cadono per sbaglio, cadono a caso. Anche qui è difficile: bisogna andare molto adagio. Io posso solo dire che il fatto è che ad esempio un mese fa è caduto un colpo di mortaio proprio nel cortile antistante la cattedrale melkita, due colpi di mortaio in due diverse occasioni sono caduti vicino alla cattedrale maronita, sempre a Damasco; in due occasioni sono caduti dei colpi nella Damasco vecchia, sul convento dei Francescani … Posso solo confermare questi fatti. Poi, che intenzione ci sia dietro, di chi sia, se siano caduti per sbaglio … non saprei dire. E’ difficile, in questo contesto.

D. – Questi accadimenti ricordano molto la storia recente dell’Iraq. L’esperienza dei cristiani dell’Iraq rende più forti quelli siriani o li preoccupa maggiormente?

R. – Direi che in questi ultimi mesi di conflitto è cresciuta la preoccupazione dei cristiani. Nel primo anno di conflitto, i cristiani non si vedevano, erano ancora – se così si può dire – ‘rispettati’. Poi, complicandosi maggiormente di mese in mese, di settimana in settimana, questo conflitto, anche la posizione dei cristiani è divenuta sotto certi aspetti un po’ preoccupante. Soprattutto di recente c’è una certa preoccupazione: per tutti i siriani e direi anche per i cristiani.

D. – Ci sono notizie di padre Paolo Dall’Oglio?

R. – Ci sono voci che corrono, ma è difficile verificarne la consistenza. Siamo sempre a questo punto. Speriamo.

D. – Lei ha voluto rivolgere il suo pensiero a tutti i siriani. Per la crisi in corso da una parte c’è la diplomazia internazionale, che prepara “Ginevra 2”, dall’altra ci sono le autorità di Damasco, che dicono che non andranno al vertice per consegnare il potere, poi dall’altra ancora c’è l’opposizione, che è spaccata. Per dove passa la via della pace in Siria?

R. – Credo che qui la comunità internazionale e le parti in conflitto debbano veramente fare ancora molti più sforzi. Bisogna, veramente. A volte dico: non è tanto una strada in salita, ma mi sembra che in queste condizioni sia quasi una scalata, come arrampicarsi su una parete. Però, bisogna fare di tutto perché la gente sta soffrendo, sta morendo ogni giorno, sta lasciando i propri villaggi, le case distrutte quotidianamente, ci sono rifugiati e sfollati ogni giorno. Credo che non si possa più accettare il fatto che i siriani ormai da tempo aspettano e vogliono la cessazione del conflitto, della violenza e che si arrivi ad una soluzione politica. E credo anche la comunità internazionale. Ma bisogna davvero raddoppiare gli sforzi.

D. – C’è una storia, tra queste dei siriani che stanno soffrendo e stanno abbandonando le loro case per sfuggire alla violenza, che l’ha colpita particolarmente?

R. – Mi colpisce soprattutto la sofferenza dei bambini, di tanti bambini. Se posso dire, io ho avuto questa esperienza alcune volte dei colpi di mortaio, che sono caduti vicino alla nunziatura e, poi, quello di questa mattina. Per la paura che si prova, io ho pensato subito a quanti bambini hanno provato anche di peggio, vedendosi crollare addosso le case, dovendo partire perché la loro casa, il loro villaggio era stato distrutto: il mio pensiero è andato subito a quei piccoli che non c’entrano con questo conflitto e che portano il peso più grande e anche le cicatrici più grandi della crisi. Bisogna fare di tutto affinché possano rimanere sicuri nelle loro case e non debbano più essere spaventati da bombardamenti, da tiri incrociati; e che possano, quelli che sono partiti, ritornare nei loro villaggi e andare a scuola normalmente.

Ultimo aggiornamento: 7 novembre




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