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Home > notizia del 2013-11-05 15:06:46
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Società, impresa e bene comune: l'utopia incompresa di Adriano Olivetti




Franco Ferrarotti, sociologo, autore del libro: "La concreta utopia di Adriano Olivetti", (Edizioni Dehoniane Bologna).
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Oggi molti sono "olivettiani" e non lo sanno. Molti di quelli che oggi firmano articoli per lodarlo, cinquant'anni fa si esprimevano nei suoi confronti con distaccata degnazione, considerandolo un folle o un inconsapevole. I più pietosi lo consideravano un autodidatta, che quindi si occupava anche dell'organizzazione politica dello Stato senza averne la preparazione. Olivetti è stato infatti vittima della sua grande capacità di anticipazione. La preveggenza, rispetto alla saggezza convenzionale, evidentemente deve pagare un prezzo. Oggi però alcune sue previsioni, come la crisi dei partiti politici, la crisi della rappresentanza democratica, la mancata sintonia tra la politica e i bisogni dei cittadini, si stanno verificando. Oggi la nostra società muore - e noi lo avevamo previsto con largo anticipo - perché un'economia di mercato così preponderante finisce per tracimare e provocare una 'società di mercato'- che è una contraddizione in termini - in cui tutti i rapporti personali sono 'utilitaristici'. E' venuto meno il senso del dono, dello stare insieme, il senso appunto di quella che per Olivetti era una vera comunità, fatta di comunione di spiriti e compresenza di corpi.

Imprenditore illuminato, "utopista tecnicamente provveduto", sindaco e deputato al Parlamento, Adriano Olivetti (1901 - 1960), al quale Rai1 ha dedicato recentemente una fiction, è stato uno degli italiani più originali e lucidi del Novecento. Uomo intimamente religioso, convertito al cattolicesimo, laureatosi a Torino, dopo un soggiorno negli Usa, rinnovò radicalmente l'azienda paterna di Ivrea - la prima a produrre in Italia macchine per scrivere - trasformandola in una multinazionale, modello di socialità e industrializzazione senza disumanizzazione. Franco Ferrarotti, docente emerito di sociologia all'Università La Sapienza di Roma, è stato uno dei suoi più stretti collaboratori. (Intervista a cura di Fabio Colagrande)