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Home > Carità e Solidarietà > notizia del 2013-11-09 11:31:26
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Striscia di Gaza: la Caritas chiede di non dimenticarla



“Gaza non deve essere dimenticata! La situazione sta peggiorando sempre di più. Dopo la seconda rivoluzione egiziana, quella che ha deposto il presidente Morsi, tutte le gallerie che collegavano Gaza all’Egitto sono state distrutte e la popolazione non ha più possibilità di far entrare prodotti e merci necessari alla vita quotidiana”. Padre Raed Abusahlia è il direttore di Caritas Gerusalemme e all'agenzia Sir fa il punto delle condizioni di vita nella Striscia, all’indomani della creazione, a Gerusalemme, di una task force formata da una dozzina organizzazioni umanitarie cattoliche che dovrà stilare un quadro preciso delle emergenze e dei bisogni della popolazione, cristiana (solo 1700 fedeli di cui meno di 300 cattolici) e non, della Striscia. “Lunga 45 chilometri e larga da sei a dodici, con il suo milione mezzo di abitanti, ma c’è chi dice che sono due, Gaza - ribadisce il direttore - è la più grande prigione del mondo a cielo aperto. Qui mancano carburanti e combustibili, l’energia elettrica viene erogata solo per poche ore al giorno, il lavoro resta un miraggio e muoversi è molto difficile, dal momento che non si può né entrare né uscire”. Ad aggravare le condizioni di vita della popolazione è l’inquinamento: “tutto il sistema fognario di Gaza e degli insediamenti vicini si riversa direttamente in mare inquinandolo, con conseguenze anche sulla pesca”. Drammatiche le condizioni igieniche e sanitarie con l’acqua potabile imbevibile: le falde sono contaminate da acqua salmastra e da infiltrazioni dei liquami di fogna e spazzatura, ma anche l‘acqua desalinizzata, venduta a caro prezzo, non è in realtà potabile. Secondo alcune notizie di agenzia, che riportano le dichiarazioni di Ateya al-Bursh, direttore dei laboratori ambientali di Gaza, “l‘acqua è chimicamente e fisicamente inquinata”. Nel frattempo la Caritas continua a operare a Gaza in molti modi e in particolare con un Centro medico insediato nelle aree dei campi profughi e la clinica mobile, dove sono impiegati 18 operatori. “Purtroppo - conclude padre Abusahlia - pensiamo che questa opera umanitaria sia solo una goccia nell’oceano di questo conflitto. Oggi gli occhi del mondo sono rivolti alla Siria, ma a Gaza l’emergenza continua ed i bisogni aumentano giorno dopo giorno. Gaza è un problema anche della comunità internazionale che però ha la memoria corta”. Il viaggio di Kerry in Terra Santa per i negoziati di pace? “Non ci sarà per il momento nessuna pace, nessun negoziato. Non è pessimismo il mio ma realismo!”. (R.P.)




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