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Home > Chiesa > notizia del 2013-11-29 15:12:10
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Mons. Nykiel: se le chiese restano aperte aumenterà la gente che si confessa



Ogni cristiano è chiamato a professare la sua fede nella Divina Misericordia e a riconoscere alla Chiesa il potere di rimettere i peccati. Sono questi i concetti centrali ribaditi durante la terza Settimana internazionale della riconciliazione, che si è svolta a San Giovanni Rotondo. Organizzata dall’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, con il patrocinio della Penitenzieria Apostolica, la settimana aveva come tema “Credo la remissione dei peccati”. Fabio Colagrande ne ha parlato con il reggente della Penitenzieria, mons. Krzysztof Nykiel:RealAudioMP3

R. - Papa Francesco, nell’ultima udienza generale del 20 novembre scorso, è tornato a riflettere sul Sacramento della Confessione e sull’importanza imprescindibile della mediazione ecclesiale nell’amministrazione di questo Sacramento. Egli, infatti, ha ricordato che la Chiesa è depositaria del potere delle chiavi, è serva del ministero della misericordia e si rallegra tutte le volte che può offrire questo dono divino. Solo l’assoluzione dei peccati impartita dal sacerdote, che è il dispensatore della Divina Grazia, ci dà la certezza che il Signore ha perdonato ogni nostro peccato e ha cancellato ogni colpa. Proprio su questo aspetto della fede cristiana riguardante “la remissione dei peccati”, come dono immenso della Divina Misericordia del Padre, sappiamo come oggi sia presente e permanga una grande difficoltà. E’ questa difficoltà dell’uomo moderno a riconoscere il peccato e il perdono che spiega, alla radice, anche le difficoltà della pratica cristiana della confessione o riconciliazione.

D. - Perché per un cristiano è così importante il Sacramento della Confessione?

R. - Perché la Confessione sacramentale è la pratica che più di ogni altra ci permette di sperimentare la grandezza, la bellezza e la potenza rigenerante della Divina Misericordia. Quando il penitente entra nel confessionale, egli si accosta realmente all’amore del Padre, entra nel cuore misericordioso di Dio che è l’unico capace di guarire le ferite dell’anima, di togliere il peccato che ci impedisce di rimanere nell’amicizia con Lui, di fare nuove tutte le cose nel fedele che con umiltà e sincero pentimento implora il perdono.

D. - Questa terza Settimana di Riconciliazione è rivolta soprattutto ai confessori. Eccellenza, ci può elencare brevemente quali, secondo Lei, devono essere le caratteristiche e le qualità di un buon confessore?

R. - Si deve prima di tutto tenere presente che “il sacerdote è strumento del perdono di Dio”, ci ha ricordato Papa Francesco durante l’udienza generale che ho appena menzionato. Anche lui è un uomo che come noi ha bisogno di misericordia, diventa veramente strumento di misericordia, donandoci l’amore senza limiti di Dio Padre… Il servizio che il sacerdote presta come ministro, da parte di Dio, per perdonare i peccati – ci spiegava Papa Francesco – è molto delicato ed esige che il suo cuore sia in pace, che non maltratti i fedeli, ma che sia mite, benevolo e misericordioso, che sappia seminare speranza nei cuori e, soprattutto, sia consapevole che il fratello o la sorella che si accosta al Sacramento della Riconciliazione cerca il perdono e lo fa come si accostavano tante persone a Gesù perché le guarisse. "Il sacerdote che non abbia questa disposizione di spirito è meglio che, finché non si corregga, non amministri questo Sacramento. I fedeli penitenti hanno il diritto di trovare nei sacerdoti dei servitori del perdono di Dio”. In questa prospettiva, costituisce senz’altro una delle priorità pastorali, specialmente per i presbiteri in cura d’anime, quella di voler trascorrere sempre più tempo nel confessionale. A tal proposito, Papa Francesco, quando ha incontrato alcuni parroci della diocesi di Roma, in occasione del Giovedì Santo, il 28 marzo scorso, ha detto: “Lasciate le porte delle chiese aperte. La gente allora entrerà. Lasciate una luce accesa sul confessionale con la vostra presenza. Vedrete che si farà la fila al confessionale". Si vede in queste parole che nel Papa c’è questa fiducia e questa certezza del bisogno della gente di Dio. I sacerdoti pertanto sono invitati a spalancare le porte e permettere alla gente di incontrare Dio.




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