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Home > Chiesa > notizia del 2013-11-29 15:56:20
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Vaticano. Simposio su sviluppo sostenibile ed economia solidale in Africa



Riflettere su quanto e come è possibile in Africa un’economia solidale e uno sviluppo sostenibile alla luce della situazione attuale del continente e degli attori che vi sono impegnati. Questo alla base del Simposio internazionale ospitato oggi nella sede della Pontificia Accademia delle Scienza, in Vaticano, promosso dalla Fondazione Sorella Natura. Introducendo il dibattito, il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi, ha voluto sottolineare che, trovandoci “dentro un sistema globale nel quale tutto è interdipendente, o ci si impegna a salvaguardare il bene comune o tutti avremo gravi danni.” A seguire i lavori c’era Gabriella Ceraso:RealAudioMP3

Pensiero e azione: occorrono entrambi per uno sviluppo sostenibile in Africa. E se l’impegno deve essere coordinato e sistematico tra politica, società e organismi internazionali, uno degli aspetti più importanti da tutelare è l’educazione. Le parole del cardinale Giovanni Battista Re sono anche quelle dell’arcivescovo di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, il cardinale Laurent Monswengo Pasinya, che parla di formazione urgente della classe dirigente africana, per quello che è il reale modello di sviluppo, fallite le teorie tradizionali, e cioè quello offerto dalla Dottrina Sociale della Chiesa, lo sviluppo integrale: una sfida - dice - più grande della povertà. E’ durevole e solidale, perché non coincide con sviluppo economico, né - tout court - con diritti umani, ma considera l’uomo come persona, come umanità intera e mai si dimentica che tutto è dono di Dio. Il cardinale Monswengo Pasinya:

“I cristiani devono pregare, perché devono rendersi conto che lo sviluppo è un dono di Dio ed è un dono di Dio nella fratellanza. E anche la pace che vogliamo sia il nuovo nome dello sviluppo è un dono di Dio. Senza pregare non arriveremo a farlo”.

La tutela dei diritti umani, il valore della persona, la ricchezza delle diversità: questa è l’ottica con cui guardare all’Africa aggiunge il ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge. “La politica internazionale - sostiene - dovrebbe intervenire per sanare innanzitutto l’instabilità interna dell’Africa e la corruzione, che ostacolano lo sviluppo e su cui la Chiesa è già impegnata in prima linea. Il ministro Kyebge:

“La Chiesa può avere un ruolo molto importante proprio nel cercare di portare la pace, nel cercare di aumentare anche l’empowerment - la capacità di ognuno di noi di credere che ciascuno è una risorsa. Quindi, la salvezza può arrivare soltanto delle energie che mettiamo in campo”.

Al Simposio arriva la testimonianza anche di un missionario, padre Piero Gheddo: “lo sviluppo dell’Africa - dice - viene dal Vangelo oltre che dall’educazione, perché la religione animista e l’analfabetismo sono i nemici più atavici del progresso vero nel continente”.

Sull’incubo del terrorismo e sulla mancanza di rapporti tra gli Stati africani, insiste invece Romano Prodi, inviato speciale del segretario generale dell'Onu per il Sahel:

“Se non c’è un mercato grande, se non c’è un’economia continentale o perlomeno per grandi regioni, lo sviluppo è certamente limitato. Dal punto di vista del contorno esterno, inoltre, bisogna che continui un’apertura dei mercati. In questo momento, l’Africa ha bisogno ancora di essere trascinata da una domanda di esportazione”.

E proprio nel Sahel è in corso un progetto regionale che può fare da apripista per tutto il continente. Ancora Romano Prodi:

“L’Onu ha impostato un piano di sviluppo futuro che vede la cooperazione fra i diversi Paesi, la scelta di cinque priorità - cibo, energia soprattutto solare, scuola, salute e infrastrutture - in modo da poter attrarre gli investimenti stranieri e aumentare l’offerta di cibo per evitare le carestie, che ritornano sempre”.

A Romano Prodi, come al cardinale Oscar Maradiaga e all’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, è stata consegnata la Laurea honoris causa durante il Simposio, proprio per l’impegno messo in campo nel continente africano.




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