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Home > Politica > notizia del 2013-12-16 15:38:15
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La crisi in Ucraina. Bruxelles non chiude la porta all'associazione di Kiev all'Ue



La crisi politica Ucraina in primo piano al Consiglio Europeo degli Affari esteri di Bruxelles, che lascia aperta la porta all’associazione. Ieri la “sospensione” dei lavori dell’Ue per arrivare alla firma di un accordo tra Kiev e l'Unione. Intanto oggi il presidente ucraino Yanukovich è a Mosca per l’incontro con il suo omologo russo Putin. Massimiliano Menichetti:RealAudioMP3

Le pressioni filo-europeiste continuano a Kiev nonostante ieri il commissario europeo all'Allargamento, Stefan Fuele, abbia gelato la piazza ribadendo che Bruxelles ha sospeso i negoziati sull'Accordo di associazione. Per Fuele le dichiarazioni e le azioni dell’Ucraina sono contraddittorie. Oggi il premier ucraino, Mykola Azarov - mentre il presidente Viktor Yanukovich è a Mosca per incontrare, l’omologo, Vladimir Putin - ha dichiarato che il suo Paese ''ha fatto la sua scelta di procedere per l'integrazione” con il Vecchio Continente. Ma la situazione tutt’altro che chiara ha richiamato l’attenzione del Consiglio Europeo degli Affari esteri di Bruxelles. I capi dicastero non chiudono all'accordo di associazione con Kiev anzi sottolineano che "se c'è un messaggio univoco da Kiev”, la firma potrebbe essere immediata. Intanto l'Alto Rappresentate degli Affari esteri della Ue, Catherine Ashton, ha assicurato che “non ci sono rischi di deterioramento di rapporti con la Russia”.

Per un'analisi della situazione abbiamo raccolto il commento di Luigi Geninazzi, inviato speciale di Avvenire ed esperto dell'area:RealAudioMP3

R. – Siamo in una situazione parecchio confusa, anche se ci sono almeno due aspetti più leggibili. Il primo è che il presidente Jakunovic, accingendosi a firmare l’accordo per l’associazione all’Unione Europea, ritirandosi poi all’ultimo minuto, ha fatto capire che è un po’ sottoscacco da parte di Putin, da parte del Cremlino: quello che chiede, anche come aiuto finanziario, all’Unione Europea non può ottenerlo, mentre Putin è pronto a scaglionare l’elevato debito che l’Ucraina ha per il gas con la Russia e ad agevolarla finanziariamente, dandole aiuti economici. Quindi è chiaro che Jakunovic sta cercando di giocare un po’ su due tavoli, ma il problema è che c’è un terzo tavolo - che è ancora più tra ballante - che è quello della politica interna. Stiamo assistendo ad un revival della Rivoluzione arancione di 9 anni fa: il presidente Jakunovic è contestato a tutti i livelli da una gran parte della popolazione e quindi è chiaro che il discorso dell’adesione o meno all’Unione Europea è un motivo di polemica in un contesto di mancanza di libertà, di corruzione crescente, di inefficienza delle strutture pubbliche, di crisi dell’economia ucraina. Nella maggioranza della popolazione ucraina si vede l’Europa come un approdo di benessere, un traguardo di democrazia soprattutto e di sicurezza.

D. – Sono giorni in cui si continua a parlare di rimpasto di governo in Ucraina: questo potrebbe cambiare la situazione?

R. – No, io non credo perché è un Paese che è sempre stato diviso in due tra quelli che guardano ad Occidente e quelli che invece guardano a Mosca. Questa situazione, che poteva essere un problema – diciamo culturale – è diventato un lacerante problema politico, sociale ed economico proprio per la posizione del presidente Jakunovic.

D. – Il Commissario europeo per l’allargamento ha di fatto sospeso i lavori per l’associazione dell’Ucraina; i ministri degli Esteri di Bruxelles, invece, aprono: c’è confusione all’interno dell’Unione?

R. – L’Unione Europea non ha brillato per chiarezza! Ci sono degli Stati – a cominciare dalla Polonia, dalle Repubbliche Baltiche, che guardano con interesse e sono i più attivi a sostenere la marcia di avvicinamento di un grande Paese come l’Ucraina che, dal punto di vista culturale e storico è senza dubbio Europa – a sostenere questa marcia di avvicinamento all’Unione Europea. Gli altri – diciamo la verità! – sono abbastanza indifferenti. L’Unione Europea ha già molti problemi di suo e quindi anche questa situazione, rispecchia la confusione interna di Kiev e di Bruxelles.

D. – Ci sono timori anche per quanto riguarda il costo e l’approvvigionamento del gas: ricordiamo che l’Ucraina è uno snodo importante…

R. – Abbiamo già assistito a questa sceneggiata - piuttosto costosa, per noi - almeno due o tre volte negli ultimi dieci anni. Io non credo che adesso l’Ucraina voglia tornare a giocare su questo tavolo molto pericoloso: nel senso che indebolirebbe ancora di più la sua credibilità. Però è sempre possibile che qualcosa del genere avvenga… Diciamo che ora l’importante è vedere come verrà sbloccata la crisi politica ucraina. Facevo prima il paragone con la Rivoluzione arancione di 9 anni fa e oggi la situazione è anche più drammatica! Jakunovic non sembra rassegnato a dare le dimissioni, a seguire quello che era avvenuto 9 anni fa, quando era stato eletto con i brogli. Quindi la situazione è davvero più complicata e anche più pericolosa rispetto a quella che c’era nell’inverno del 2004.




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