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Home > Carità e Solidarietà > notizia del 2014-01-02 14:58:53
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Capodanno: i lampedusani aprono le case ai profughi



Capodanno con due ospiti d’onore. Una famiglia di Lampedusa ha festeggiato l’inizio del 2014 con due giovani eritrei sopravvissuti ai naufragi del 3 e dell’11 ottobre. Si tratta di due dei 17 profughi rimasti nel centro di primo soccorso e accoglienza dell’isola siciliana. Il servizio è di Filippo Passantino:RealAudioMP3

L’ultimo giorno dell’anno, sull’ultima isola in fondo all’Italia. Una mezzanotte speciale per Tami, soldato disertore di 23 anni, e Falus, 18 anni, l’unica donna rimasta al centro di accoglienza di Lampedusa in attesa di un interrogatorio giudiziario. Il loro 2013 è andato via con un cenone in una casa dell’isola, quella di Francesco Aiello ed Elisabetta Cappello. Al fianco dei due giovani eritrei, in libera uscita dal centro di accoglienza, c’erano tre generazioni di lampedusani. Tra luci, abbracci, presepi e cibo tutti insieme hanno rivolto lo sguardo al nuovo anno, come racconta Elisabetta Cappello, insegnante di lettere alla scuola media dell’isola:

R. – Tutti e due avevano il sorriso negli occhi e soprattutto la ragazza con le bambine si è mostrata molto affettuosa: faceva loro le treccine! Abbiamo instaurato un bel rapporto. Penso che in un’isola, dove ancora vi è la presenza di ragazzi che purtroppo hanno vissuto una vera e propria tragedia, non ci fosse di meglio che far trascorrere loro una serata diversa, non lasciarli soli e stare insieme.

D. – Il ragazzo ha raccontato che non aveva mai vissuto un Capodanno così e la ragazza si è detta per la prima volta felice di stare a Lampedusa...

R. – A mezzanotte abbiamo brindato e poi ci siamo fatti gli auguri. Abbiamo detto che speravamo in un 2014 pieno di pace e pieno di serenità.

D. – Durante la serata non si è parlato dei tragici naufragi che hanno vissuto. Il 2014 dei due giovani, sostengono i lampedusani, deve essere il tempo della speranza, il tempo di una nuova vita...

R. – Sinceramente non abbiamo chiesto niente di proposito, anche perché avevamo capito che la ragazza non aveva voglia di parlare del terribile episodio. Invece, avevo parlato in classe con Tami, che quindi già conoscevo. Abbiamo fatto, infatti, un progetto sull’immigrazione e ho fatto sì che gli alunni potessero ascoltare l’esperienza di uno dei sopravvissuti.




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