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Home > Politica > notizia del 2014-02-06 15:07:51
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Armi, nonostante la crisi si ricomincia a spendere nell'est e nel sud del mondo



Cresce la spesa per le armi, dopo il periodo di riduzione dei bilanci per la difesa in piena crisi economica, e cresce nel sud e nell’est del mondo. E’ quanto emerge, secondo un’anticipazione della stampa, dal rapporto annuale - in procinto di essere pubblicato - stilato dall’agenzia "IHS Jane’s", la più autorevole in questo settore. Oltre al triste primato degli armamenti in Medio Oriente, risultano in primo piano l’Angola, la Russia, la Cina ma anche Giappone e Corea. Fausta Speranza ne ha parlato con Germano Dottori, docente di Studi strategici all’Università Luiss:RealAudioMP3

R. – Riflette il deterioramento delle condizioni di sicurezza in alcune aree molto critiche del mondo. Penso in particolare al Medio Oriente, dove la guerra di Siria rappresenta solo l’elemento di maggiore visibilità di una situazione assai difficile, per una serie di contrapposizioni di lunga durata che stanno venendo allo scoperto. L’altro fattore molto importante è la competizione per la supremazia globale, che vede la Cina intensificare i propri sforzi e anche la Russia cercare di risalire la china. Io mi spiego in questa maniera i dati che stanno venendo alla luce e che sono del tutto in linea con un trend recente che si sta consolidando.

D. – C’è il triste primato dell’Angola, in questa nuova fase di corsa agli armamenti. Che dire dell’Africa?

R. – C’è da dire anche questo dell’Africa. Intanto, l’Angola spende perché l’Angola ha risorse. L’Angola sta sfruttando e investendo la rendita petrolifera, non soltanto per le infrastrutture nel Paese e costruire magnifici grattacieli nella sua capitale, ma anche perché sta evidentemente ingaggiando una gara di potenza con il Sudafrica e verosimilmente, indirettamente, con altre grandi potenze africane che ambiscono a conquistare uno status internazionale di maggiore prestigio. Bisogna tenere presente che, in prospettiva, c’è anche l’ambizione a ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Lo si vuole per un Paese africano, ma gli africani sono molto divisi riguardo a chi debba occuparlo o possa occuparlo. Di conseguenza, vantare uno strumento militare, che può essere utilizzato per stabilizzare alcune zone del continente in condizioni precarie, ovviamente può rappresentare un incentivo.

D. - Da questo rapporto, sulle armi nel mondo emergono in prima linea il sud e l’est del mondo e in particolare il Sudest asiatico…

R. - E’ piuttosto evidente perché nel Sudest asiatico si stanno concentrando spinte, ambizioni di particolare rilevanza. Nel Sudest asiatico, si teme in modo particolare la crescita della potenza cinese. In realtà, i cinesi stanno investendo in armamenti perché si sentono impegnati in una gara per la supremazia globale o comunque per ridurre la distanza che li separa dagli Stati Uniti. Ma tutto questo ha un impatto sulle percezioni di sicurezza dei Paesi che si trovano nella regione. Per esempio, il riarmo nipponico si spiega moltissimo in questa ottica. Il Giappone non ha al momento aspirazioni di potenza sul piano globale, però si sente intitolato a rafforzarsi perché ha di fronte un Paese che investe sempre di più in armamenti che è la Cina. Lo stesso discorso può essere fatto per il Vietnam e, in una certa misura, per la Corea del Sud, che tra l’altro ha un vicino molto ingombrante dal comportamento assolutamente imprevedibile, come è la Corea del Nord. Ma anche l’Australia… D’altra parte, ci sarà bene una ragione se il presidente degli Stati Uniti afferma da molti anni che la nuova area fondamentale sulla quale l’America deve concentrare i suoi sforzi di sicurezza è proprio il Pacifico. Quindi, anche l’America in realtà, malgrado stia riducendo in termini assoluti e relativi le proprie spese militari, le va riqualificando in funzione di quello che fanno i rivali presunti a medio e lungo termine.




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