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Home > Politica > notizia del 2014-02-07 09:03:50
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Bangladesh. Vogliono sindacato, operai picchiati e licenziati. P. Cagnasso: politica immatura



In Bangladesh, lavoratori intimiditi, picchiati e licenziati per aver tentato di dar vita a organizzazioni sindacali. E’ la denuncia dell’organizzazione internazionale Human Rights Watch che punta il dito contro le drammatiche condizioni degli operai bengalesi, in un contesto in cui il manifatturiero traina l’economia del Paese. Lo scorso aprile mille persone morirono per il crollo di un edificio, in condizioni precarie, a Dacca, che ospitava numerose compagnie. In questo scenario continuano le tensioni politiche, dopo le recenti elezioni che hanno visto la conferma del partito di governo, la “Lega Awami”, guidato dalla premier Sheikh Hasina. Consultazioni boicottate dall’opposizione e definite le più cruente della storia moderna del Paese: 100 i seggi incendiati, 18 le persone che hanno perso la vita in scontri tra opposti gruppi politici. Massimiliano Menichetti ha raggiunto telefonicamente, a Dacca, padre Franco Cagnasso, superiore regionale del Pime, il Pontificio Istituto Missioni Estere:RealAudioMP3

R. - È una contrapposizione durissima. Non c’è ancora una parità democratica. I partiti hanno i loro picchiatori, le loro bande e chi va all’opposizione non va regolarmente in parlamento: ricorrono alla strada, alla piazza. Due legislature fa e anche nell’ultima, l’opposizione è stata quasi sempre assente per protesta. Adesso, addirittura non si è presentata alle elezioni. Quindi, in pratica, il parlamento è solo di coloro che appartengono al partito vincitore.

D. - Ma in questa situazione come vive la popolazione?

R. - Si dice che la popolazione sia molto politicizzata in Bangladesh, nel senso che c’è un vivo interesse nella gente per queste contrapposizioni, si sono opposti alle dittature… In realtà, però, c’è un’immaturità politica forte. Non c’è la concezione del rispetto dell’avversario, del ricorso a metodi pacifici di persuasione per riconquistare la fiducia della maggioranza. La seconda considerazione che si può fare è che la popolazione attualmente è stanca di questa situazione, della violenza che è in aumento e fomentata soprattutto da uno dei partiti - il secondo partito della coalizione di opposizione che è Jamaat-e-Islami, un partito fondamentalista - che è ricorso, come non era mai successo, a metodi molto più violenti del solito per costringere la gente a seguire gli scioperi, i blocchi... C’è anche una contrapposizione tra una mentalità diciamo laica e la mentalità che invece vuole introdurre principi religiosi nelle Costituzione.

D. - Quando parla di inserimento di principi religiosi nella Costituzione stiamo parlando di estremismo islamico, di sharia?

R. - Ci sono diverse forme di estremismo islamico che sono cresciute in questi anni grazie a moltissime scuole coraniche e scuole fondate, finanziate, dirette senza nessun controllo da movimenti che provengono dal Medio Oriente. Comunque, è un islam che prima era molto più tollerante e che ora sta diventando piuttosto rigido, chiuso e in parte anche violento. È molto difficile misurarne le dimensioni. A livello elettorale non hanno un grande potere, però sono molto ben organizzati e sostenuti dal punto di vista economico.

D. - Il Paese ha puntato sul manifatturiero, ha avuto una grande crescita, nonostante ora ci sia una lieve flessione. Qual è la condizione di vita delle persone?

R. - Siamo ancora sempre in crescita. Il problema è che questo comporta un cambiamento sociale rilevantissimo: le città crescono, ma senza regole, c’è un’urbanizzazione selvaggia. Poi, c’è uno sradicamento totale della gente dal loro ambiente, la deculturalizzazione di tantissimi ed una povertà nuova: si diceva che in campagna il povero bene o male qualcosa da mangiare lo trovava, in città invece emerge di più la differenza tra il ricco e il povero, tra un uso sfacciato dei soldi e chi non ne ha. La maggioranza delle persone è ancora molto povera. Purtroppo, questa crescita ha una ricaduta pressoché insignificante sulla maggior parte della popolazione. Sta emergendo una classe media, ma si tratta di un processo molto lento e che comporta davvero tante sofferenze per tanti altri.

D. - Uno dei nodi è proprio la sicurezza sui luoghi del lavoro. L’anno scorso nel crollo di un edificio morirono più di mille persone a Dacca …

R. - La condizione degli operai - si è visto anche in questa tragedia - è veramente difficile: orari di lavoro, condizioni igieniche, mancanza di assistenza sanitaria, di pensione… Adesso, la pressione internazionale ha portato il governo a imporre ai datori di lavoro delle paghe minime migliori per gli operai. Proprio in questi giorni, però, sentivo alcuni che dicevano: “La paga minima è un po’ migliorata, ma adesso ci costringono a orari peggiori”. Donne, giovani, che lavorano nelle fabbriche, tornano a casa dopo mezzanotte, e cui spesso, appena finiscono le dieci ore di lavoro, i datori chiedono di ripartire subito: ricevono in cambio una banana, con l’ordine assoluto di non dire che accadono queste cose.

D. - In questo contesto, che cosa significa per voi essere in Bangladesh?

R. - Siamo un po’ la pulce sull’elefante, perché la Chiesa cattolica è una minoranza; rappresenta lo 0,3%, ovvero 400 mila cattolici su 160 milioni di abitanti.

D. - Cosa fate?

R. - Assistenza ai cristiani, annuncio a quelli che desiderano conoscere il Vangelo, la Chiesa… Cerchiamo di operare nel campo dell’educazione con scuole, soprattutto per i più poveri. C’è anche qualche scuola di prestigio per le classi dirigenti, ma sono poche. Quasi tutte sono scuole per i poveri e per le minoranze che sono più trascurate e a volte oppresse, come le minoranze aborigene, indù e buddhiste. Poi, ci sono i servizi sanitari vari, perché la vera tragedia è che qui la medicina migliora e i costi aumentano. La persona che si ammala, non avendo nessuna assistenza, viene licenziata e deve quindi pagarsi le spese mediche e questo porta al crollo di una famiglia: chi ha terreni li vende, finisce sul lastrico e poi muore.

D. - E voi quindi cercate di aiutare queste situazioni?

R. - Sì. Abbiamo dispensari, alcuni centri di accoglienza per i malati, diamo aiuto finanziario per pagare tutte queste spese… Poi, ci sono due o tre ospedali, ma in questa realtà sono praticamente insignificanti.

D. - Qual è il rapporto con le altre religioni?

R. - Non è male: abbiamo libertà di muoverci, di costruire chiese… Certo, una cosa da non dimenticare è che una minoranza è sempre una minoranza. Quindi, finché è ben accetta, può stare tranquilla, almeno qui per ora, ma se si prova a far valere qualche diritto in più, a ribellarsi a qualche ingiustizia, allora immediatamente scatta la reazione fortissima della maggioranza e di una mentalità di predominio. Diciamo che non si sta male, però, certo, bisogna stare quieti.




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