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     >notizia del 2014-02-12 11:54:39
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Così passato, così presente



Venerdì 14 febbraio alle ore 21:30 (replica alle 4:30 del 15/2) “La Voce Umana” di Paolo Di Nicola proporrà una silloge dei brani e degli interpreti più belli e più bravi del repertorio operistico, che gli ascoltatori più assidui hanno detto di preferire in tanti anni di programmazione. Sarà l’occasione per risentire grandi voci del passato come quella di Rosanna Carteri che suonava di bel timbro, morbida, dagli accenti schietti e dai fraseggi sfumati: si presenterà nel finale de «La Bohème» di Giacomo Puccini insieme al tenore Ferruccio Tagliavini. In scaletta ci sarà anche Montserrat Caballé che eseguirà “O mio babbino caro” da «Gianni Schicchi» sempre di Puccini, con il suo caratteristico canto alato e ricco di piani e pianissimi eterei. Seguiranno poi: la voce sontuosa, brunita e omogenea di Jessye Norman (che interpreterà “la ballata di Senta” da «L’olandese volante» di Richard Wagner) e la voce chiara e squillante ma di tecnica solidissima di Natalie Dessay, che andrà sopra e sotto le righe del pentagramma secondo quanto Gaetano Donizetti richiese alla sua primadonna nella scena della pazzia per la versione francese di «Lucia di Lammermoor». Sul versante maschile ascolteremo Alfredo Kraus in un proprio cavallo di battaglia: “Je crois entendre encore” da «Les pêcheurs de perles» di Georges Bizet, una pagina che richiede pulizia e stile di canto impeccabili, acuti squillanti e suoni rinforzati e smorzati a tutte le altezze. Oltre alle preferenze degli ascoltatori “La Voce Umana” di questo secondo venerdì di febbraio proporrà anche alcune predilezioni del suo conduttore: l’ondeggiante e malinconico duetto per tenore e baritono “Au fond du temple saint” ancora da «Les pêcheurs de perles» e ancora interpretato da Alfredo Kraus (con Sesto Bruscantini); l’arditissima aria di vendetta “Ah se il crudel periglio” da «Lucio Silla» di Wolfgang Amadeus Mozart, con i suoi interminabili vocalizzi da eseguire con una sola ripresa di fiato; “Glitter and be gay” l’aria di Cunegonde da «Candide» di Leonard Bernstein (un tripudio di verve, simpatia e agilità fantasmagoriche); “Quel sangue versato” la cabaletta finale del «Roberto Dèvereux» di Donizetti (un’altra scena di follia, affidata a ossessivi frammenti melodici cantati da una Beverly Sills particolarmente ispirata e partecipe) e per finire Bryn Terfel che piega a morbidezze e a flessuosità inaudite la sua voce rigogliosa, scura e dai tratti “tenebrosi”, per intonare la preghiera di Wolfram alla “dolce stella del vespero” (da «Tannhäuser» di Wagner).







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