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Home > Politica > notizia del 2014-02-15 17:22:58
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Da dove nasce il divario Nord-Sud? Per un libro le classi dirigenti prime colpevoli



Il divario economico e sociale tra Nord e Sud in questi anni è aumentato. Da dove nasce questo divario? Per alcuni storici le colpe risalgono alla monarchia normanna; altri accusano il Settentrione di aver depredato il Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia. L’economista Emanuele Felice, autore del libro “Perché il Sud è rimasto indietro” edito da Il Mulino, ha un’altra tesi: sono state le classi dirigenti meridionali a ritardare lo sviluppo, dirottando le risorse verso la rendita più che verso gli usi produttivi. Sentiamo Felice intervistato da Alessandro Guarasci:RealAudioMP3

R. - Vi era una disuguaglianza maggiore al Sud; vi era un contesto agrario e in quel contesto, con una disuguaglianza molto forte, i baroni del Mezzogiorno avevano poco interesse ad avviare un processo endogeno di modernizzazione industriale. Ma anche in altri aspetti, come - ad esempio - nell’istruzione avevano meno interesse.

D. - Però, finché non arriva la grande rivoluzione industriale, tutto sommato, Sud e Nord, sotto alcuni aspetti anche si equivalgono…

R. - Sì, questo è normale. E’ la grande rivoluzione industriale a creare le differenze dei redditi, perché li innalza: con la rivoluzione industriale i Paesi che si industrializzano, aumentano il reddito. Però in alcuni aspetti era simili, in altri erano già diversi: per esempio l’istruzione era molto più alta al Nord.

D. - Ultimamente c’è un filone storiografico e anche giornalistico che in sostanza dice che il Sud, dopo l’Unità, sia stato letteralmente depredato dai piemontesi. Lei è d’accordo?

R. - I piemontesi, quando hanno fatto l’Unità, hanno commesso degli errori per il Sud: su questo non c’è dubbio! Poi alcune cose che hanno fatto sono andate anche a vantaggio del Mezzogiorno: ad esempio l’istruzione pubblica, ad esempio la liberalizzazione che hanno fatto i piemontesi del commercio con l’estero… Se ha danneggiato l’industria del Mezzogiorno, ha dato però benefici all’agricoltura del Mezzogiorno. Bisogna anche contestare un atteggiamento di fondo: non è che se il Sud oggi è arretrato può dipendere da errori commessi 150 anni fa!

D. - Questi errori poi, in qualche modo, si sono perpetrati anche in quella che è stata la Cassa per il Mezzogiorno e in tutti gli interventi statali successivi…

R. - La Cassa per il Mezzogiorno è stato un grande piano di aiuti, che l’Italia ha fatto. Non si è svolto come avrebbe dovuto svolgersi, secondo me. E questo perché si è pensato di imporre nuovamente l’industrializzazione sul contesto locale e malgrado il contesto locale. E questo non è riuscito. Quello che bisogna fare è dare un contesto di regole che creino incintivi per i comportamenti virtuosi.




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