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Home > Politica > notizia del 2014-02-15 15:51:37
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Kosovo: 6 anni fa la proclamazione unilaterale dell'indipendenza



Sei anni fa, il 17 febbraio del 2008, il Kosovo proclamava in modo unilaterale la sua indipendenza dalla Serbia. Oggi il Paese è riconosciuto come Stato indipendente da 23 dei 28 membri dell'Unione Europea e dallo scorso anno si sono aperti i negoziati per la ratifica dell'accordo di stabilizzazione e associazione con l'Unione Europea, prerequisito per entrare nella comunità. Massimiliano Menichetti ha raccolto il commento di Matteo Tacconi esperto dell’area:RealAudioMP3

R. - Il Kosovo è un Paese che ancora stenta a trovare una sua fisionomia sia a livello diplomatico, perché non è ancora membro dell’Onu - permane il veto della Russia e della Cina - e sia perché la sua economia non funziona. A questo proposito, c’è stato un calo delle rimesse durante questi anni di crisi, il Kosovo poi è legato mani e piedi alle donazioni e agli investimenti occidentali - anche qui il flusso si è ridotto - fermo restando che poi rimangono i problemi strutturali come l’assenza di una rete di piccole, medie e grandi imprese, il problema della corruzione … Poi, però, tante cose sono cambiate in positivo, ci sono stati dei progressi: il più importante, senz’altro, è quello recente che riguarda il dialogo con la Serbia e il tentativo di sbloccare - almeno parzialmente - i problemi che ci sono nella parte nord del Kosovo, quella a maggioranza serba.

D. - Qui permangono, di fatto, due realtà …

R. – La zona era, ed ancora lo è in parte, controllata dalla Serbia tramite le cosiddette istituzioni parallele: giustizia, polizia, dogane, scuola, moneta. Il Kosovo, di fatto, non esercita sovranità. Però recentemente ci sono stati degli accordi, mediati dall’Unione Europea, in base ai quali si è arrivato ad un tentativo di edulcorare un po’ questo status quo, renderlo un po’ più leggero. La Serbia ha parzialmente smantellato le sue istituzioni parallele, soprattutto per quanto riguarda giustizia e polizia. Di fatto, queste strutture passano sotto il controllo amministrativo del governo kosovaro.

D. - La situazione però in quella striscia di Kosovo rimane tesa …

R. - Più che dal Kosovo, che comunque dovrà dimostrare una volontà di dialogare ed integrare la minoranza serba, dipende dalla Serbia: i serbi del Kosovo sono disposti a questo compromesso accettando quello che la loro madrepatria, Belgrado, ha negoziato? Finora è sembrato di no. Però, se la situazione continua ad essere la stessa, questa potrà tornare ad essere incandescente; e in parte si è già visto alle recenti elezioni amministrative in quell’area di Kosovo, elezioni segnate anche da violenze, che la situazione è tutt’altro che stabilizzata.

D. - Proprio per quanto riguarda le elezioni terminate a dicembre, l’opposizione ha rovesciato molti sindaci delle forze di governo in numerose amministrazioni …

R. - Il governo di Hashim Thaçi, in carica da diversi anni, fisiologicamente sta registrando un calo del proprio consenso e, anche a livello internazionale, non è più sostenuto come lo era fino a qualche tempo fa, perché comunque è un governo che ha dimostrato di non essere del tutto trasparente.

D. - Lo scorso anno si sono aperti i negoziati per la ratifica dell’accordo di stabilizzazione e associazione con l’Unione Europea. Che cosa significa questo per il Paese?

R. - Potrebbe significare molto, perché questi accordi sono il primo passo per un approfondimento delle relazioni con l’Europa. Significa: fondi europei, accordi sulle dogane, visti per l’espatrio concessi in maniera molto più fluida, e questa è la cosa più importante per il Kosovo. Non dobbiamo dimenticare che in Kosovo c’è una disoccupazione altissima, soprattutto tra i giovani, cosa che, potenzialmente, rappresenta una miccia sociale sempre accesa.

D. - Quindici anni fa il sanguinoso conflitto per l’indipendenza dalla Serbia. Un Paese piccolo ma che spesso è al centro delle attenzioni internazionali …

R. - La Serbia è il Paese di riferimento del Sud-Est europeo. Quindi se i suoi rapporti con il Kosovo sono conflittuali, si possono radicalizzare alcuni conflitti “etnici” e non solo, come nel caso della Macedonia, dove c’è un rapporto difficile tra la maggioranza slava e la minoranza albanese, come il caso della Bosnia – lo abbiamo visto nei giorni scorsi – dove c’è stata una serie di proteste contro l’élite politica: la Bosnia è un Paese che presenta una tripartizione dal punto di vista etnico-culturale. La Serbia è quindi il Paese chiave: più questo Paese riuscirà ad amalgamarsi in uno scenario europeo, più fluida sarà la situazione nei Balcani. Poi bisogna dire che la Serbia, nelle ultime settimane, ha aperto i negoziati di adesione con l’Unione Europea. In teoria una strada è stata imboccata e questo potrà avere delle ripercussioni positive su tutta la Regione.




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