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Home > Cultura e Società > notizia del 2014-03-04 14:44:24
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Sacerdote ucciso, fermato il presunto assassino. Intervista con mons. Galantino



E' stato fermato dai carabinieri di Cosenza il presunto autore dell'omicidio di don Lazzaro Longobardi, il sacerdote ucciso a Cassano allo Ionio. Si tratta di un giovane, accusato di omicidio ed estorsione. “Ha dato la vita per quei poveri per i quali s’era sempre speso con tutte le sue energie”: è così che il vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio, mons. Nunzio Galantino, ricorda padre Longobardi. Ascoltiamo mons. Galantino intervistato da Maura Pellegrini Rhao:RealAudioMP3


R. – Un sacerdote di 69 anni: nella prima parte della sua vita sacerdotale, lui era nei Padri Redentoristi ed era approdato qui, nella nostra terra, in seguito a una missione popolare. Avendo un po’ visto la situazione delle campagne del nostro territorio, aveva chiesto di poter continuare questa sua presenza, e quindi si ritrova poi incardinato nella nostra diocesi proprio per questo desiderio di lavorare nelle campagne, di lavorare stabilmente in un territorio. Con il tempo, lui poi ha maturato questa attenzione particolare soprattutto per gli immigrati: difatti, proprio la piana di Sibari segna la presenza di tanti immigrati. D’altra parte, per quel che riguarda la sua figura, mi sembra che l’abbiano testimoniata in maniera abbastanza chiara i fedeli per l’atteggiamento costernato che hanno vissuto e che stanno vivendo, ma anche per la partecipazione che c’è stata ieri alla Santa Messa che ho celebrato.

D. – Era un uomo sempre pronto ad aiutare il prossimo: cosa vuole dire a chi, dopo quanto è successo, è portato a pensare che non convenga mettersi in gioco così?

R. – Finché succedono queste cose, significa che il nostro impegno è ancora troppo poco, vuol dire che queste persone sono ancora non la norma. Quando questo stile diventerà veramente il sentire comune, come ci sta invitando a fare in maniera pressante Papa Francesco, sarà un po’ più difficile che avvengano questi delitti. Ripeto: proprio il fatto che succedano questi episodi terribili non significa che dobbiamo smettere, anzi, dobbiamo intensificare il nostro impegno, vuol dire che c’è bisogno ancora di più di Vangelo, di maggiore accoglienza, c’è bisogno di far diventare normalità l’accoglienza agli immigrati.

D. – Di che cosa può essere sintomo un avvenimento del genere?

R. – Che quello che noi facciamo è ancora troppo, troppo poco e non sempre è supportato anche da altre realtà che sono chiamate ad affrontare questo problema. Molto spesso, i nostri interventi sono interventi episodici, sono interventi parziali, sono interventi settoriali. Ma qui, o si interviene seriamente mettendoci insieme, progettando insieme e davvero allargando un po’ i nostri orizzonti e comprendendo che questo è non solo un problema, ma anche una bella risorse per il nostro territorio. Finché non incominceremo a pensare anche in maniera alternativa, noi – purtroppo – saremo costretti ancora a contare morti per malavita, morti per delinquenza ordinaria, morti anche per disperazione. Direi che il nostro lavoro c’è, il nostro impegno c’è ma non è sufficiente e non potrà essere sufficiente finché ci sarà un impegno costante anche da parte di altre agenzie. Risolve il problema un sussulto di legalità, ma da parte di tutti, la convinzione che sia possibile lavorare in una direzione diversa. L’esperienza cristiana va vissuta soprattutto per strada, e non solo all’interno della nostre chiese.




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