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Home > Chiesa > notizia del 2014-03-14 13:54:15
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Prima predica di Quaresima di padre Cantalamessa: abbiamo bisogno di un ritorno all'interiorità



Trovare tempi di silenzio, praticare il digiuno non solo dal cibo ma anche dagli eccessi del benessere, vincere ciò che distoglie dalla volontà di Dio. La Quaresima del cristiano deve essere fatta di questo, ha detto ieri mattina padre Raniero Cantalamessa nella prima delle meditazioni proposte alla Curia. Il predicatore della Casa Pontificia, ieri, nella Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, ha offerto una riflessione sul senso dei quaranta giorni che precedono la Pasqua, mentre nelle prossime settimane, alla presenza del Papa, svilupperà le grandi verità di fede attingendo agli insegnamenti dei Padri della Chiesa latina. Il servizio di Tiziana Campisi:RealAudioMP3

Dal Vangelo alla vita di ognuno di noi: se Gesù si è recato nel deserto per 40 giorni, vi ha digiunato e lì è stato anche tentato, cosa tocca a noi fare per imitarlo? Padre Raniero Cantalamessa ha trasposto ogni gesto di Cristo nel nostro oggi; così per noi andare nel deserto è scegliere dei tempi di silenzio, trovare spazi per se stessi, ritrovare la parte più vera di sé stando di fronte a Dio. E’ insomma l’appello del ritorno al cuore lanciato da Sant’Agostino:

“Tornare al cuore significa, dunque, tornare a ciò che c’è di più personale e più intimo in noi. Purtroppo l’interiorità è un valore in crisi … ci sono delle cause remote, per così dire, a questa nostra difficoltà di rientrare in noi stessi e la più universale è il fatto che noi siamo composti di anima e corpo, di spirito e materia e quindi siamo come su un piano inclinato, ma inclinato purtroppo verso il basso, non verso l’alto, cioè inclinato verso l’esteriore, verso il molteplice, il visibile … di un ritorno all’interiorità abbiamo bisogno soprattutto noi, clero e vita consacrata”.

E allora occorre abbandonare il frastuono, le distrazioni, le diverse forme della cultura moderna, gli strumenti della tecnologia, e quindi riviste, libri, tv, internet e dispositivi digitali, che invadono l’intimità del cuore, dissipano le nostre energie. Diventa questo il digiuno da praticare oggi. Gesù si privò di cibo, quest’epoca richiede un digiunare diverso:

“Il digiuno oggi più significativo si chiama … sobrietà … privarsi volontariamente di piccole o grandi comodità, di quanto è inutile e a volte è dannoso alla salute. Questo digiuno è solidarietà con i poveri … un tale digiuno è contestazione di una mentalità consumistica, in un mondo che ha fatto della comodità, dell’usare, dell’uso, del comprare, ha fatto il suo scopo, il meccanismo che tiene in piedi tutto il sistema. Privarsi di qualcosa non strettamente necessario, dell’oggetto di maggior lusso, è più efficace, forse, che non infliggersi delle penitenze scelte da se stesso”.

Ma è soprattutto il digiuno delle immagini che padre Cantalamessa raccomanda, quelle che veicolano violenza, sensualità, che fanno leva sugli istinti più bassi e che danno una falsa idea della vita, perché illustrano un mondo bello, sano e perfetto, ricco di cose al punto da indurre alla ribellione chi non possiede quanto viene insistentemente mostrato:

“Un altro digiuno alternativo è il digiuno dalle parole cattive. Non sono solo le bestemmie, naturalmente, neppure solo le parolacce; sono le parole taglienti, negative, che mettono in rilievo sempre l’aspetto più debole del fratello, che generano il sospetto o alimentano il sospetto e quindi seminano discordia”.

C’è da evitare allora quanto può generare malcontento, frustrazione e risentimento, o neutralizzare l’effetto delle parole che feriscono chiedendo scusa. Infine il predicatore della Casa Pontificia ha ricordato che anche noi subiamo le tentazioni di Satana, proprio come Gesù nel deserto. Intelligenza perversa e pervertitrice, il Diavolo usa cose buone come strumenti per staccare l’uomo da Dio. Allora è una cosa buona il denaro se usato correttamente e la sessualità è un dono di Dio, ma se spinti all’eccesso si trasformano in idoli e divengono distruttivi. E allora l’andare nel deserto, ha spiegato padre Cantalamessa, è cercare un dialogo profondo con Dio staccandosi da tutto. “Dio ha voluto in Cristo prendere un volto umano, un cuore umano, per aiutarci ad amarlo come sappiamo amare noi – ha concluso il predicatore della Casa Pontificia – lo Spirito Santo che spinse Gesù nel deserto, oggi spinge anche noi nel deserto per questo, per ritrovarci con Dio”.

Ultimo aggiornamento: 15 marzo




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