Logo Radio Vaticana Radio Vaticanawww.radiovaticana.va
One-O-Five live

RSS PODCASTRSS TEXT
Come AscoltareCome Ascoltare
Chi Siamo


Home > notizia del 2014-03-21 20:33:02
A+ A- Drucken Share on Facebook Tweet this Follow us on Twitter



"Uomini e donne della mafia, convertitevi, ve lo chiedo in ginocchio!"




RealAudioMP3 "Per favore, cambiate vita, convertitevi, fermatevi, smettete di fare il male! Convertitevi, lo chiedo in ginocchio; è per il vostro bene. Il potere, il denaro che voi avete è denaro insanguinato, è potere insanguinato, e non potrete portarlo nell’altra vita". Così Papa Francesco, nella parrocchia romana di S. Gregorio VII, ha chiuso la Veglia di preghiera per i familiari delle vittime innocenti delle mafie, organizzata dall'associazione Libera, con un appello alla conversione degli uomini e delle donne della mafia in continuità con il grido profetico di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi del '93. "Convertitevi, ancora c’è tempo, per non finire all’inferno", ha aggiunto il vescovo di Roma. "Voi avete avuto un papà e una mamma: pensate a loro. Piangete un po’ e convertitevi". Durante la cerimonia, a cui hanno partecipato circa un migliaio di parenti delle vittime delle mafie provenienti da tutta Italia, sono stati letti dagli stessi familiari gli 842 nomi e cognomi delle vittime della criminalità organizzata, dal 1893 a oggi. Tra i lettori anche Rosaria Costa, vedova dell'agente di polizia Vito Schifani, ucciso nella strage di Capaci nel '92, celebre per le sue parole ai funerali del marito, che ha ringraziato Gesù per aver saputo sopportare quel dolore immenso. "Grazie per la vostra testimonianza - ha detto ancora Francesco ai familiari delle vittime di mafia - perché non vi siete chiusi, ma vi siete aperti, siete usciti, per raccontare la vostra storia di dolore e di speranza". A introdurre l'incontro era stata Stefania Grasso, figlia di Vincenzo Grasso, imprenditore ucciso dalla 'ndrangheta a Locri il 20 marzo 1989. "Ci guardi, Santo Padre - ha detto - legga nei nostri occhi il dolore della perdita di un padre, di una madre, di un figlio, di un fratello, di una sorella, di una moglie, di un marito. Guardi nel nostro volto i segni della loro assenza, ma anche del loro coraggio, del loro orgoglio della nostra voglia di vivere". Nella sua ampia riflessione don Luigi Ciotti, presidente di Libera e principale artefice della Veglia, ha ricordato come in passato la Chiesa sia stata colpevole di "silenzi, resistenze, sottovalutazioni ed eccessi di prudenza, parole di circostanza" nei confronti della mafia. Ma come ci sia stata anche "tanta luce" e cioè una Chiesa che "inteferisce", denunciando senza remore l'incompatibilità tra mafie e Vangelo. In particolare don Ciotti ha citato il Beato Pino Puglisi, ucciso dalla mafia a Palermo nel '93 e don Peppe Diana, morto a Casal di Principe il 19 marzo di vent'anni fa. E proprio la stola del sacerdote ucciso dalla camorra è stata posta significativamente da don Ciotti sulle spalle del Papa al momento della benedizione finale. (a cura di Fabio Colagrande)