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Home > Giustizia e Pace > notizia del 2014-04-01 12:43:57
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Pakistan: ricorso in appello dopo la condanna a morte di Sawan Masih



Viene depositata in questi giorni all’Alta Corte di Lahore la domanda di ricorso in appello contro il verdetto di condanna per il 26enne cristiano Sawan Masih, condannato a morte per blasfemia il 27 marzo. Come riferito all'agenzia Fides, il collegio difensivo ha sette giorni dal verdetto di primo grado per inoltrare l’appello, e lo sta redigendo per presentarlo. Sawan Masih è stato condannato sulla base della falsa accusa di aver insultato il profeta Maometto, nel corso della conversazione con un suo amico musulmano l’8 marzo 2013.

Il caso continua a suscitare reazioni della politica e della società civile in Pakistan: in una nota inviata a Fides, la “Commissione diritti umani del Pakistan” (Hrcp), nota Ong diffusa nel Paese a livello capillare, ha espresso allarme per “la nuova ondata di intolleranza”, citando episodi come l’aggressione al giornalista Raza Rumi a Lahore, gli attacchi a templi indù in Sindh e la condanna e morte del cristiano Sawan Masih. L’Ong ricorda che “mentre Sawan è stato condannato a morte un anno dopo il presunto incidente, gli autori dell’attacco di massa alla Joseph Colony – il sobborgo cristiano di Lahore colpito dopo l’episodio di presunta blasfemia – sono tuttora impuniti”. “Per eliminare l'intolleranza, occorre negare ogni forma di impunità per i responsabili”, afferma la Commissione.

Anche il Partito Popolare del Pakistan, che è stato al governo nella scorsa legislatura, ha definito la condanna a morte di Sawan Masih “un aborto della giustizia, che servirà a emarginare ulteriormente le minoranze”. La coordinatrice centrale del partito, Nafisa Shah, ha detto: “In questo caso, oltre al danno c’è la beffa: invece di punire chi sta dietro alla distruzione della Joseph Colony, i giudici hanno punito un uomo accusato in modo falso e strumentale”. Nella società civile pakistana si afferma che “le istituzioni dello Stato e il potere giudiziario non devono cedere al fanatismo e al bigottismo” e che “occorre elaborare una legislazione per fermare l'abuso della legge sulla blasfemia”. (R.P.)




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