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Home > Chiesa > notizia del 2014-04-10 13:26:48
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Operativo il Vatican Media Center per le celebrazioni pasquali e la Canonizzazione dei due Papi



Postazioni di lavoro e attrezzature per carta stampata, Tv e radio: è operativo fino al 30 aprile il Media Center vaticano voluto per accogliere le centinaia e centinaia di giornalisti da tutto il mondo che hanno chiesto l’accredito per dare copertura mediatica delle celebrazioni pasquali e della canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Il centro, che si trova nell’atrio dell’Aula Paolo VI, vede coinvolti la Sala Stampa della Santa Sede (che ne avrà il coordinamento generale) la Radio Vaticana, il Centro Televisivo Vaticano e il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Il settore radiofonico sarà gestito dalla Radio Vaticana. Degli obiettivi e dell’impegno Fausta Speranza ha parlato con Giacomo Ghisani, responsabile delle relazioni esterne della Radio Vaticana:RealAudioMP3

R. – Al solo comparto radiofonico faranno capo circa 30 testate radiofoniche, alle quali corrispondono un centinaio di giornalisti e tecnici audio che sono naturalmente al seguito di queste emittenti.

D. – E’ facile ricordare l’esperienza dell’anno scorso, durante il Conclave, ma ci sono state delle tappe precedenti ...

R. – Sì: ci sono state tappe precedenti. La formula attuale del Media Center, che si divide in una parte carta stampata, in una parte televisiva e in una parte radiofonica, risale al 2011, in occasione della Beatificazione di Giovanni Paolo II. L’esperienza poi fu ripetuta l’anno scorso per il Conclave del 2013, quest’anno per l’esperienza della Canonizzazione. Ma poi c’è una specie di preludio che risale al 2005 quando fu proprio la Radio Vaticana a pensare di ospitare, all’interno dell’atrio dell’Aula Paolo VI, le emittenti soltanto radiofoniche che erano interessate a coprire i funerali di Giovanni Paolo II e il Conclave che portò all’elezione di Benedetto XVI.

D. – Diciamo che in quel caso la Radio Vaticana ha sentito l’esigenza di spazi nuovi, però in precedenza gli stessi spazi della Radio Vaticana – diventati ormai insufficienti – ospitavano giornalisti da tutto il mondo…

R. – Certamente. La Radio Vaticana ha, in termini di ospitalità, una lunga esperienza, una lunga tradizione. Noi ordinariamente, nei nostri studi, ospitiamo emittenti e colleghi interessati ad effettuare servizi e trasmissioni radiofoniche in Vaticano; naturalmente, in questi ultimi decenni abbiamo assistito ad una evoluzione del Pontificato in termini universalistici e mondiali: basti pensare a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI e a Papa Francesco. Ecco: di fronte a questo crescente ruolo del Papato e alla sua mondializzazione, è chiaro che anche Roma è diventata un centro verso cui convergere sempre più in occasione di grandi eventi. Quindi, ovviamente, noi abbiamo dovuto trovare spazi adeguati a rispondere a questa esigenza che fondamentalmente è un’esigenza di servizio, cioè mettere le emittenti nella condizione di svolgere al meglio un servizio di informazione che è importante e fondamentale per la Chiesa e per tutto il mondo.

D. – Centinaia e centinaia di giornalisti da tutto il mondo nello stesso spazio a lavorare sugli stessi temi significa che si crea un microcosmo …

R. – In queste occasioni, si ricrea certamente un microcosmo che diventa stimolante anche per vedere come lo stesso tema, lo stesso evento viene raccontato e viene interpretato da giornalisti che provengono da culture, da esperienze e da Paesi diversi. Allora ci troviamo tutti di fronte ad uno stesso evento che però trova elementi di racconto, di spiegazione, di interpretazione che possono essere diversi.

D. – Una curiosità: il Vatican Media Center è operativo fino al 30 aprile ma ci possono essere ancora accrediti in corso?

R. – Sì: diciamo che il settore accrediti, che è seguito ed è sotto la responsabilità della Sala Stampa della Santa Sede, ha comunicato che ufficialmente le procedure di accreditamento si sarebbero concluse il 7 aprile, e questa è una data che è già passata. Ovviamente, si suppone che per i ritardatari vi sia comunque una certa disponibilità, compatibilmente con il carico di lavoro e con gli spazi di posti che sono disponibili.




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