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Home > Chiesa > notizia del 2014-04-19 08:29:08
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Il commento di don Ezechiele Pasotti al Vangelo della Pasqua di Risurrezione



Nella Pasqua di Risurrezione, la liturgia ci propone il Vangelo in cui Maria di Màgdala riferisce a Pietro e Giovanni che il corpo di Gesù non è più nel sepolcro. I due apostoli corrono al sepolcro. Entra per primo Pietro, osservando i teli posati e il sudario avvolto in un luogo a parte. Quindi il Vangelo prosegue:

"Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti".

Sul Vangelo della Domenica di Pasqua, ascoltiamo il commento di don Ezechiele Pasotti, prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario “Redemptoris Mater” di Roma:RealAudioMP3

Oggi è giorno di canto, di gioia per tutta la Chiesa: “Cristo è risorto! È veramente risorto”. “Correre”, è il verbo più ripetuto nel Vangelo di questa domenica di Pasqua. C’è fretta attorno al sepolcro. L’evento della Risurrezione interroga ogni uomo: Cosa succede? Il sepolcro è stato aperto, dal di dentro. Notizia inaudita, insperata: Cristo è risorto! Cristo, vero Dio e vero uomo. Un uomo esce dal sepolcro per non rientrarvi più, come garanzia che ogni uomo è chiamato alla risurrezione. L’attesa più grande del cuore dell’uomo, quel bisogno di vita, di vita che non muore più, si fa notizia che ora desidera correre per le strade del mondo, per raggiungere con la sua luce, con la sua speranza, ogni luogo di sofferenza, ogni ingiustizia, ogni povertà! La notizia è così grande, così decisiva per la storia dell’uomo che vale davvero la pena di correre per recarla a tutti, perché attesa da tutti. Se ci si ferma, come Pietro e Giovanni, è per “vedere” e per “credere” (cf Gv 20,8). È la fretta della Chiesa. È urgente far correre questa notizia per il mondo. È una notizia che annuncia il perdono dei peccati. Una notizia che porta con sé la pace, la capacità di amare l’altro, perché la morte non fa più paura. Il cristianesimo non è una legge morale, non è una filosofia, e neppure una religione: è questo evento. È questa notizia: “Cristo è risorto! È veramente risorto”.




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