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Home > Politica > notizia del 2014-05-02 14:17:31
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Siria. Attentati ad Hama, uccisi 11 bambini. Accordo per un cessate il fuoco di 24 ore ad Homs.



Nuova giornata di sangue in Siria: nella zona di Hama l’esplosione di due autobombe ha provocato almeno 18 morti, tra cui 11 bambini. Sempre critica la situazione anche nella città di Homs, teatro in di sanguinosi attacchi kamikaze benchè sia stato confermato l’accordo tra il regime e i ribelli siriani per un cessate il fuoco di 24 ore. L'intesa, entrata in vigore questo venerdì, prevede che i combattenti lascino il centro di Homs, assediato dalle forze di Assad, e si ritirino in zone limitrofe sotto il controllo dei ribelli. Si calcola che circa tremila persone siano intrappolate nella Citta' Vecchia di Homs e in alcuni quartieri vicini, dove da tempo scarseggiano cibo e alimenti.

E su che cosa riesce a fare la Chiesa proprio ad Homs in una situazione così difficile, Eugenio Bonanata ha sentito il gesuita padre Ghassan Sahoui: il gesuita padre Ghassan Sahoui: RealAudioMP3

R. – La Chiesa certamente continua la sua missione di aiutare la gente a vivere qui, soprattutto i cristiani, e quindi a resistere a tutte le tentazioni di fuggire o di avere paura. La situazione non è accettabile, possiamo definirla inumana. Però, nello stesso momento non vogliamo lasciare il nostro Paese. Quindi, di fronte ai cristiani noi proviamo a incoraggiarli e sostenerli in tutti i modi. Inoltre, continuiamo a provare a essere ponte di riconciliazione tra tutti i gruppi in combattimento, tra gli stessi musulmani. Proviamo ad accogliere la gente e anche i bambini per educarli nel nostro centro che accoglie tutti, senza far differenza tra le varie confessioni. Poi, c’è l’aiuto umanitario: noi accogliamo senza differenze e diamo sempre la testimonianza dell’amore cristiano che si offre a tutti.

D. – Ci sono iniziative che state portando avanti insieme ai musulmani?

R. – Certamente. Proviamo sempre ad avere una prospettiva di apertura verso i musulmani perché siamo concittadini, quindi siamo veri collaboratori nella ricostruzione del Paese, proviamo a lavorare e collaborare insieme. Sì, i progetti ci sono, per esempio quello di Aleppo: oggi il nostro organismo, il "Jesuit Refugee Service" (JRS), lavora con collaboratori musulmani e cristiani e tutti danno testimonianza di aiutare l’uomo – semplicemente l’uomo – senza vedere a quale religione appartiene, o da dove viene. Quindi, stare accanto a lui. È una bella testimonianza di unione che fortifica i rapporti tra cristiani e musulmani e fa diminuire le tensioni tra i gruppi.




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