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Home > Chiesa > notizia del 2014-05-10 15:40:13
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Paolo VI sarà beatificato il prossimo 19 ottobre



Ieri pomeriggio, Papa Francesco ha ricevuto in udienza privata il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e ha autorizzato la Congregazione a promulgare il Decreto riguardante la prossima Beatificazione di Paolo VI. Papa Montini sarà proclamato Beato in Vaticano il 19 ottobre prossimo. Alla sua intercessione è stata ricondotta l’inspiegabile guarigione di un bambino ancora non nato che rischiava la morte o gravi malformazioni. Un miracolo che ricorda il grande impegno di Papa Paolo VI a tutela della vita e contro aborto e contraccezione espresso in particolare nell’Enciclica “Humanae Vitae”. Una posizione ferma che suscitò non poche critiche. Adriana Masotti ha sentito il postulatore della Causa, padre Antonio Marrazzo: RealAudioMP3

R. - Lui fino alla fine ha detto: “Non mi pentirò mai di quello che ho fatto, di quello che ho scritto”, perché l’Enciclica è stata letta anche in modo riduttivo. Voleva essere l’Enciclica sull’amore coniugale, il discorso è quindi molto più vasto, solo che poi ne è stata fatta una lettura un po’ unilaterale da parte di alcuni. Io penso che l’idea di Montini fosse, da un lato, quella di conservare la continuità di quello che era il patrimonio dottrinale della Chiesa; dall’altro lato, cercare di venire incontro a ciò che è il valore della realtà coniugale della famiglia, alle urgenze che si presentavano nel mondo moderno. Ovviamente di fronte a certe cose c’è sempre chi è d’accordo e chi non è d’accordo. Paolo VI era dispiaciuto più che altro, per la violenza di alcune delle risposte che c’erano state. Però, non è stato turbato più di tanto; lui sapeva di seguire quella che era la volontà di Dio in quel momento storico e lo ha fatto.

D. - Paolo Vi ebbe l’arduo compito di portar avanti la Chiesa in un periodo difficilissimo: contestazioni dentro e fuori l’ambito ecclesiale, calo delle vocazioni, sacerdoti che abbandonavano la tonaca e in questo stanno anche, mi pare, la sua grandezza e santità …

R. - Lui questo contesto lo ha vissuto e ha cercato di gestire la cosa con estremo equilibrio e lo abbiamo visto; lui non ha tradito il patrimonio della Chiesa sia in campo dogmatico, che morale, che pastorale. A volte ha potuto dare l’impressione, secondo alcuni, di un Papa afflitto, di un Papa dubbioso, conflittuale all’interno. Non è vero. Dalla documentazione che noi abbiamo vagliato viene fuori invece una persona che viveva con speranza tutto questo. Lui ha cercato di equilibrare le cose: di essere un po’ quel punto fermo, quella parola ferma che richiamava quelli che erano i valori assoluti: Dio e l’uomo e quella che è la verità sia di Dio che dell’uomo.

D. - Abbiamo appena vissuto le canonizzazioni di altri due papi e il Concilio è un grande evento che lega Paolo VI a Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II …

R. – Sono le canonizzazioni dei pontefici che hanno fatto e hanno vissuto il Concilio cercando di attuare i dettami conciliari; un Concilio pastorale che è entrato in dialogo con il mondo contemporaneo e con la modernità. Credo più che altro possa significare questo: cercare di non dimenticare mai che la Chiesa è una realtà attiva e presente nel mondo contemporaneo, nella realtà sociale, in tutti gli strati di questa realtà e che vuole dialogare con l’uomo nel segno della Misericordia.

D. - Paolo VI concludeva il Concilio Vaticano II nel ’65 con un’espressione di simpatia immensa nei confronti del mondo moderno. È stato anche definito “l’uomo del dialogo” …

R. - Credo che dai suoi scritti questo sia evidente e l’apice lo troviamo nell’Enciclica “Populorum Progressio”, lui amava questo procedere dell’uomo; di un uomo che ha sfruttato, ha usato la sua intelligenza come possibilità condividendo i doni che ha avuto. Il discorso della modernità va letto in quest’ottica, secondo me. Non è un qualcosa che tradisce il passato; io credo che in questo rimanga un po’ salda tutta quella che è stata l’azione di Paolo VI: richiamare sempre che esiste un principio fondamentale, cioè che l’uomo è un valore.

D. - In quanto a carattere, certamente Papa Montini era diverso da Papa Roncalli, da Giovanni Paolo II e da Papa Francesco. Pensa che il popolo cristiano lo ami, lo conosca, lo apprezzi per quanto merita o che ci sia bisogno di riavvicinarsi alla sua persona?

R. - Io penso che più che riavvicinarsi, bisogna un po’ riscoprirlo nella giusta ottica. Se ne parla poco, però da quello che ho avuto modo di constatare, la memoria c’è ed è abbastanza evidente. In questi sette anni, in cui io sono stato il postulatore della causa di Beatificazione di Paolo VI, molte delle persone che ho incontrato di diverse nazioni mi hanno sempre detto: “Fai in modo che diventi Beato!”, quasi come se dipendesse da me. Abbiamo bisogno di riscoprire Montini: abbiamo bisogno di riscoprire quel periodo storico che lui ha guidato, e più di tutto di ricomprendere pienamente oggi, a distanza di tempo, quindi con maggiore lucidità, il valore della sua guida. Sotto questo aspetto posso anche dire che viene invocato per grazie, per problemi … Quindi potremmo dire che la sua è una sorta di fama di santità assopita, ma non dimenticata. Montini non è stato dimenticato. È ancora un punto di riferimento forte.


Nella stessa udienza, il Papa ha autorizzato il dicastero a propulgare il Decreto relativo alla Beatificazione del Venerabile Servo di Dio Luigi Caburlotto, sacerdote diocesano, Fondatore dell'Istituto delle Figlie di San Giuseppe; nato a Venezia (Italia) il 7 giugno 1817 ed ivi morto il 9 luglio 1897.

Con il riconoscimento delle virtù eroiche, diventano Venerabili il Servo di Dio Giacomo Abbondo, sacerdote diocesano; nato a Salomino (Italia) il 27 agosto 1720 e morto a Tronzano (Italia) il 9 febbraio 1788; il Servo di Dio Giacinto Alegre Pujals, sacerdote professo della Compagnia di Gesù; nato a Terrassa (Spagna) il 24 dicembre 1874 e morto a Barcellona (Spagna) il 10 dicembre 1930; e la Serva di Dio Carla Barbara Colchen Carré de Malberg, Madre di famiglia, Fondatrice della Società delle Figlie di San Francesco di Sales; nata a Metz (Francia) l'8 aprile 1829 e morta a Lorry-les-Metz (Francia) il 28 gennaio 1891.




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