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Sommario del 22/10/2011

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI agli Ordinari militari: anche i soldati sono chiamati a rispondere al comandamento dell’amore
  • Il cardinale di Colonia, Meisner, nominato inviato speciale del Papa alle celebrazioni per gli 800 anni della nascita di Sant'Agnese di Boemia
  • Nomine
  • In Aula Paolo VI il Papa assisterà al concerto dell’Opera di Stato della Baviera e della Audi Jugendchorakademie
  • Domani in piazza San Pietro le canonizzazioni di mons. Conforti, don Guanella e suor Bonifacia de Castro
  • Memoria del Beato Wojtyla. Mons. Oder: tanti bimbi festeggiano oggi il primo onomastico. Il "record" della deroga
  • Padre Lombardi: l'Anno della fede alla luce del 50° del Vaticano II
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Libia: stop della missione Nato entro il 31 ottobre. Il Cnt annuncia: elezioni in 8 mesi
  • Convegno delle Acli a Genova su famiglia, giovani e piccole imprese
  • Il commento al Vangelo della Domenica del teologo padre Bruno Secondin
  • Chiesa e SocietÓ

  • Tunisia: “Sono ottimista sul futuro del Paese” dice l’arcivescovo di Tunisi alla vigilia del voto
  • Il cardinale Zen termina lo sciopero della fame per la libertà delle scuole di Hong Kong
  • Spagna: appello dei vescovi per le prossime elezioni generali
  • Terra Santa. Il patriarca Twal: la Primavera araba "è diventata un autunno ed un inverno"
  • Alluvioni in Thailandia, a rischio acqua potabile ed elettricità
  • Unicef: nel Corno d’Africa salvati molti bambini, ma l’allarme continua
  • Somalia: a Mogadiscio centinaia di malati senza assistenza fra gli scontri
  • Sri Lanka: campagna di “giustizia alimentare” per 4 milioni di persone che soffrono la fame
  • Myanmar. Chiese sequestrate, ragazze violentate: abusi dei militari sui cristiani kachin
  • Cile: concluso a Santiago il congresso del Celam “Chiesa e cultura digitale”
  • Bolivia: l'arivescovo di La Paz riceve gli indios che difendono il parco Tipnis
  • Turchia. Chiese restaurate: nuovi passi del governo verso le minoranze religiose
  • Polonia: il nunzio mons. Migliore visita la sede delle Pontificie Opere Missionarie
  • A Christiane Kadjo il premio Harambee 2011 per la promozione della donna in Africa
  • Rimini: Giornate di studio del Centro Pio Manzù sulla donna nel mondo
  • Thailandia: i vescovi esortano i laici a essere missionari
  • Il Nepal nuovo membro di Signis, l’associazione cattolica mondiale per le comunicazioni
  • Si è spento padre Giovanni Battistelli, Custode di Terra Santa fino al 2004
  • A Santa Marinella, una Messa celebra i 100 anni della morte di padre Tamarshvili
  • Si è spento a 74 anni Antonio Cassese, giurista tra i più noti nella difesa dei diritti umani
  • 24 Ore nel Mondo

  • Lungo incontro dell'Ecofin per accordo su Fondo salva Stati e perdite banche
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI agli Ordinari militari: anche i soldati sono chiamati a rispondere al comandamento dell’amore

    ◊   Formare i soldati ad essere testimoni di Cristo: è l’esortazione di Benedetto XVI ai partecipanti all’Incontro internazionale per gli Ordinari militari, ricevuti stamani in Vaticano. L’evento assume particolare importanza, collocandosi nel 25.mo anniversario della Costituzione apostolica Spirituali militum curae, promulgata dal Beato Giovanni Paolo II sugli Ordinariati militari. Stamani, nella Cappella Paolina, il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha celebrato una Messa per i partecipanti all’Incontro. L'indirizzo d'omaggio al Papa è stato rivolto dal cardinale Marc Ouellet. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    “La dimensione religiosa riveste speciale significato anche nella vita di un militare”: è quanto sottolineato da Benedetto XVI che ha esortato gli Ordinari militari ad impegnarsi nell’evangelizzazione del mondo castrense:

    “Si tratta di formare dei cristiani che abbiano una fede profonda, che vivano una convinta pratica religiosa e che siano autentici testimoni di Cristo nel loro ambiente”.

    Il Papa ha ribadito che, specie dinanzi alla sfida della nuova evangelizzazione, la Chiesa è chiamata a dare ai militari “un’assistenza spirituale, che risponda a tutte le esigenze di una vita cristiana coerente e missionaria”. Per raggiungere questo scopo, ha avvertito, occorre che i vescovi e i cappellani militari si sentano “responsabili dell’annuncio del Vangelo” dovunque siano presenti i soldati e le loro famiglie. Quindi, ha indicato quale deve essere la meta a cui deve tendere un militare cristiano:

    “La vita militare di un cristiano (...) va posta in relazione con il primo e il più grande dei comandamenti, quello dell’amore a Dio e al prossimo, perché il militare cristiano è chiamato a realizzare una sintesi per cui sia possibile essere anche militari per amore, compiendo il ministerium pacis inter arma”.

    Il Papa ha menzionato in particolare quei soldati che fanno esercizio della carità, soccorrendo le vittime di catastrofi, come pure i profughi, “mettendo a disposizione dei più deboli il proprio coraggio e la propria competenza”:

    “Penso all’esercizio della carità nel soldato impegnato a disinnescare mine, con personale a rischio e pericolo, nelle zone che sono teatro di guerra, come pure al soldato che, nell’ambito delle missioni di pace, pattuglia città e territori affinché i fratelli non si uccidano fra di loro”.

    Vi sono tanti militari, ha detto ancora, che “vogliono promuovere la pace e si impegnano da veri discepoli di Cristo a servire la propria nazione favorendo la promozione dei fondamentali diritti umani dei popoli”:

    “L’opera di evangelizzazione nel mondo militare richiede una crescente assunzione di responsabilità, affinché anche in questo ambito, vi sia un annuncio sempre nuovo, convinto e gioioso di Gesù Cristo, unica speranza di vita e di pace per l’umanità”.

    Il Papa ha concluso il suo intervento ricordando quanto scrisse il Beato Karol Wojtyla nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2002: “La vera pace è frutto della giustizia”, ma poiché “la giustizia umana è sempre fragile e imperfetta” va “esercitata e in un certo senso completata con il perdono”.

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    Il cardinale di Colonia, Meisner, nominato inviato speciale del Papa alle celebrazioni per gli 800 anni della nascita di Sant'Agnese di Boemia

    ◊   Il Pontefice ha nominato il cardinale Joachim Meisner, arcivescovo di Köln, suo inviato speciale alla celebrazione dell’VIII centenario della nascita di Sant’Agnese di Boemia, che avrà luogo nella Cattedrale di Praga, nella Repubblica Ceca, il 12 novembre 2011.

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    Nomine

    ◊   In vista della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si terrà in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012 sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana", Benedetto XVI ha nominato in veste di relatore generale il cardinale arcivescovo di Washington, Donald William Wuerl, mentre come segretario speciale ha nominato l’arcivescovo di Montpellier, Pierre-Marie Carré.

    Il Papa ha nominato Membri del Consiglio di cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede i cardinali Angelo Scola, arcivescovo di Milano, e Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux.

    In Bangladesh, Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Dhaka, presentata per raggiunti limiti di età da mons. Paulinus Costa. Al suo posto, il Papa ha nominato mons. Patrick D’Rosario, coadiutore della medesima arcidiocesi.

    In Polonia, il Pontefice ha nominato ausiliare della diocesi di Bielsko-Żywiec il canonico Piotr Greger, finora vicedirettore dell’Istituto Teologico San Giovanni da Kęt in Bielsko-Żywiec. Il nuovo presule ha 47 anni ed è stato ordinato sacerdote nel 1989. Ha conseguito la Licenza presso l’Accademia Teologica di Warszawa e in seguito il Dottorato in Teologia, con specializzazione in liturgia, presso la Pontificia Accademia Teologica di Kraków. Dal 2000 è delegato permanente del Vescovo nel Consiglio della Fondazione "Santa Edwige Regina" presso la Pontificia Università di Kraków. Attualmente è, fra l’altro, presidente della Commissione liturgica diocesana, assistente pastorale per gli insegnanti nella diocesi e membro dell’associazione dei teologi polacchi. È canonico del Capitolo della Cattedrale.

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    In Aula Paolo VI il Papa assisterà al concerto dell’Opera di Stato della Baviera e della Audi Jugendchorakademie

    ◊   La "Sinfonia n.9 in re minore" e il "Te Deum" di Anton Bruckner: sono i brani che nel pomeriggio di oggi l’Orchestra dell’Opera di Stato della Baviera, diretta da Ken Nagano, e la Audi Jugendchorakademie, diretta da Martin Steidler, eseguiranno alla presenza di Benedetto XVI. Il concerto, in programma nell’Aula Paolo VI alle 17.45, vedrà come solisti Eri Nakamura, soprano, Okka von der Damerau, contralto, e Steven Humes, basso. Philippa Hitchen, della nostra redazione inglese, ha intervistato alla vigilia il maestro Ken Nagano:

    R. – There are many musicians in the Staatsorchester who have …
    Nella “Staatsorchester” ci sono molti musicisti che hanno diversi talenti. Uno di loro è impegnato con una compagnia di registrazione “Farao”, un'etichetta indipendente, piccola, una "boutique" delle incisioni… Loro hanno collaborato con Audi più volte e in diverso modo: ad esempio sullo sviluppo della ricerca sulla possibilità di migliorare il suono in un’automobile, ma hanno anche registrato diversi concerti. Attraverso questa etichetta un giorno mi è arrivato il suggerimento di ascoltare il coro dell’Audi. Ho preso sul serio questa indicazione e sono andato ad ascoltare una loro esibizione. La combinazione tra una profonda preparazione musicale e l'impegno nel sociale mi ha trasmesso un grande senso di ottimismo, mi ha fatto sentire che la nuova generazione si sta veramente sviluppando con un serio impegno nei riguardi dell’arte. Ho pensato che questa collaborazione debba continuare: questo è uno dei progetti per i quali ho suggerito tale collaborazione e sono veramente felice per il fatto che il coro giovanile dell’Audi abbia aderito. L’altro aspetto per il quale abbiamo recentemente collaborato è stata la registrazione di alcune opere sconosciute di Schumann insieme alla “Notte di Valpurga” di Mendelssohn, la “Nenia” di Brahms: si tratta di particolari opere corali che richiedono una tecnica veramente raffinata. E spero proprio che questi progetti abbiano un seguito.

    D. – Perché la scenta del “Te Deum”? E’ un’opera difficile, in particolare per le voci giovani…

    R. – It’s a challenging work for all voices, so challenging …
    E’ un’opera che rappresenta una sfida per tutte le voci, così difficile che raramente se ne può ascoltare un’esecuzione. La struttura dell’opera è una grande sfida perché è difficile intrecciarsi in una forma coerente: l’orchestrazione è impegnativa e cantarla è un’impresa molto, molto complessa, è sul serio un impegno fisico importante per un coro. Ma abbiamo fatto le prove a Monaco e siamo sicuri del fatto che quello che stiamo portando in Vaticano sia qualcosa di speciale.

    D. – Lei ha diretto nei più prestigiosi auditorium e nelle più note sale da concerto nel mondo. Cosa significa per lei, personalmente, dirigere un’orchestra qui, in Vaticano, per Benedetto XVI?

    R. – It is something extraordinary. To be honest, I’m a little bit excited …
    E’ sicuramente un evento straordinario. Onestamente, sono un po’ emozionato di sperimentare l’acustica dell’Aula Paolo VI: non ci sono mai stato, ma mi hanno detto che l’acustica rappresenta un aspetto impegnativ, andrò molto presto per ascoltare… Ma a prescindere da questo, ovviamente il Vaticano è un simbolo ed è molto di più che un simbolo semplicemente legato alla religione: esso comprende la storia, la tradizione, l’arte e la spiritualità. Credo che chiunque riceva l’invito di suonare in Vaticano - e per di più alla presenza del Papa - lo consideri un grande onore, una cosa veramente speciale, assolutamente indipendente da qualsiasi prospettiva religiosa. Ecco, per tutti questi aspetti che il Vaticano comprende, è comunque un grande onore potervisi esibire.

    D. – E’ risaputo che il Papa sia un grande amante della musica classica. Quanto è importante avere un pubblico che apprezza?

    R. – We offered several programs to the Vatican, and this is the program …
    Abbiamo proposto tre programmi, e questo è quello che è stato scelto. Prima di venire qui, ho guardato il telegiornale e tutto l’incredibile disastro che ci circonda… Mi sembra, in qualche modo, il momento giusto per suonare la Nona Sinfonia di Bruckner.

    D. – Immagino che dopo il concerto lei avrà occasione per scambiare qualche parola con il Papa. C’è qualcosa in particolare che vuole dirgli?

    R. – It’s rather privat!
    Direi che questo è riservato…

    D. – Quanto è importante per musicisti di nome, come lei stesso, dedicare tanto tempo e tanto impegno e tanta energia al lavoro con i giovani musicisti?

    R. – Of all of my colleagues, I can’t think of an exception. …
    Non riesco a immaginare uno solo dei miei colleghi che non la pensi allo stesso modo. Noi tutti pensiamo – e questo si è dimostrato vero, se guardiamo indietro nella storia – che una parte della nostra responsabilità di artisti è assicurarci che non ci limitiamo a trarre profitto dal grande repertorio che abbiamo ereditato nella nostra tradizione, ma che curiamo questa stessa tradizione nel nostro tempo affinché la generazione successiva possa a sua volta ereditare questa grande, ricca tradizione che è stata nostra, e magari aggiungendo qualche capitolo nuovo. (gf)

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    Domani in piazza San Pietro le canonizzazioni di mons. Conforti, don Guanella e suor Bonifacia de Castro

    ◊   In coincidenza con la Giornata missionaria mondiale, il Santo Padre celebrerà domani mattina, in una solenne Eucaristia sul sagrato della Basilica Vaticana, il rito di canonizzazione dei Beati Luigi Guanella, sacerdote fondatore della Congregazione dei Servi della Carità e dell’Istituto delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, Guido Maria Conforti, arcivescovo e fondatore della Pia Società di San Francesco Saverio per le missioni estere, e Bonifacia Rodríguez de Castro, fondatrice della Congregazione delle Serve di San Giuseppe. Le loro figure sono ricordate in questo servizio da Roberta Barbi:

    Un sacerdote che ha dedicato l’intera vita al prossimo, un missionario “nel cuore” e vescovo in patria e una religiosa che ha saputo tener fede ai suoi voti pur immersa nel mondo del lavoro, con la lungimiranza che solo i Santi possono avere. Sono giganti di virtù, le tre figure vissute a cavallo tra XIX e XX secolo che il Papa canonizzerà domani in Vaticano. Don Guanella era un sacerdote originario della provincia di Sondrio, abituato al sacrificio e al lavoro e attento ai più poveri. Il suo carisma sta nell’annuncio biblico della paternità di Dio che non emargina né dimentica mai i suoi figli. Del Signore lui si sentiva umile strumento, perché, come diceva sempre, “è Dio che fa”, come ricorda anche il postulatore della causa di canonizzazione, padre Mario Carrera:

    “Si sentiva davvero uno strumento nelle mani di Dio per realizzare quel bene, perché tutte le persone che incontrava - e soprattutto i più poveri - avessero davvero un sentimento di gratitudine e un sorriso nei confronti della vita. Questo per don Guanella era la cosa importante: far sentire tutti amati da Dio, perché Dio è Padre”.

    Il giovane Luigi Guanella amava leggere le vite dei Santi, poi ne conobbe due: San Giovanni Bosco e San Giuseppe Cottolengo. Da loro imparò a prendersi cura degli altri, a “coricare” i poveri come una mamma prende sul cuore il proprio bambino. Per questo, quando giunse “l’ora della misericordia”, come chiamava il momento propizio del favore divino, organizzò le case gestite dalla sua Congregazione secondo lo spirito di una famiglia, come sottolinea ancora padre Carrera:

    “Don Guanella prende lo spunto dalla famiglia di Nazareth e ogni sua Casa della Carità era davvero un’immagine, un’impronta della Casa di Nazareth, dove tutti i ricoverati non erano e non sono neppure oggi solo dei ricoverati, ma sono presenti all'interno di una famiglia, in una realtà e in una dimensione umana dove anche le persone, gli assistenti, ma soprattutto in questo caso le suore e i preti, sono davvero come i papà e le mamme di questo focolare e la gestiscono in modo che tutti si sentano davvero in famiglia”.

    Guido Maria Conforti era nato a Parma, diocesi che guidò per 25 anni e dove realizzò il proprio sogno missionario, dandogli la forma delle visite pastorali. Una salute particolarmente cagionevole, infatti, gli aveva impedito di seguire le orme di San Francesco Saverio e di partire verso l’Oriente, ma questo non ostacolò la sua vocazione, che crebbe salda e forte. Una vocazione maturata molto presto, sulla via che lo conduceva a scuola, dove il suo sguardo s’incontrò per la prima volta con quello del Cristo crocifisso. Il postulatore della causa di canonizzazione, padre Guglielmo Camera, spiega quale insegnamento questo Santo dà ai missionari di oggi:

    “Si dice che il Conforti sia stato uno dei più grandi missionari del XX secolo: ed è stato soltanto un mese in missione… Proprio per questo motivo, la sua anima era totalmente dedicata alla missione: perché missionario è soprattutto colui che ha fatto proprio il progetto di Gesù di arrivare in tutto il mondo a portare il Vangelo, a dire che il Padre ci ama, a fare del mondo una famiglia. Questa è la sottolineatura del vescovo: il vescovo è incaricato - come gli Apostoli - di adempiere il progetto di Gesù, anzi al testamento di Gesù, di andare in tutto il mondo e quindi il vescovo è consacrato per il mondo intero”.

    Cordonaia dall’età di 15 anni per aiutare economicamente la famiglia, suor Bonifacia Rodríguez de Castro di Salamanca, Spagna, è una donna moderna, che seppe coniugare il suo ruolo di religiosa ed educatrice nella fede a quello nel laboratorio di cucito dove accoglieva le donne costrette al lavoro dalla povertà. Attraverso di lei si realizzò l’originale intuizione del gesuita padre Francisco Butinyà, che realizzava l’insegnamento di Sant’Ignazio: “Cercare e scoprire Dio in tutte le cose”. Bonifacia lo scoprì nel lavoro, mettendosi alla sequela del Gesù degli anni di Nazareth, unendo preghiera e attività manuale nella semplicità della vita quotidiana: un esempio per le lavoratrici di oggi, come afferma la postulatrice suor Victoria López Luaces:

    “In primo luogo il lavoro è degno: non è un castigo, ma un’opportunità; qualcosa di grande per la persona. Nel lavoro, trovare Dio e trovare se stessi è una delle principali cose della vita. Madre Bonifacia lo ha vissuto e lo ha insegnato alle sorelle. Possiamo dire - in secondo luogo - che è quello che ha fatto Gesù, negli anni della sua vita a Nazareth: seguire le orme di Gesù lavoratore è anche una vocazione. Il principale valore del lavoro è il servizio: sappiamo che servire gli altri è veramente una fonte di gioia”. (mg)

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    Memoria del Beato Wojtyla. Mons. Oder: tanti bimbi festeggiano oggi il primo onomastico. Il "record" della deroga

    ◊   Si celebra oggi, per la prima volta, la memoria liturgica del Beato Giovanni Paolo II. Numerose le iniziative di preghiera in tutto il mondo per celebrare l’evento, in particolare a Roma e in Polonia. Oggi pomeriggio, alle 16.30, i giovani romani sono convocati a Piazza San Giovanni per una Veglia, con meditazioni di don Fabio Rosini, a cui seguirà la Messa presieduta, in Basilica, dal cardinale vicario Agostino Vallini. Intervistato da Alessandro Gisotti, il postulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Karol Wojtyla, mons. Slawomir Oder, si sofferma su un aspetto particolare di questa giornata:

    R. – Sicuramente, sarà una celebrazione molto particolare perché è la prima, tanto desiderata dai fedeli, dal popolo di Dio praticamente fin dal giorno della sua morte. Io penso che, per quanto riguarda Giovanni Paolo II, c’è un aspetto molto particolare. Dopo la sua morte, molte persone hanno chiesto la sua intercessione per ottenere la grazia della paternità, della maternità e avendo ottenuto questa grazia hanno voluto commemorarla con il nome che hanno dato ai loro figli. E per questo, la memoria liturgica sarà per molti piccoli Karol, Carolina, Giovanni Paolo nati a seguito di queste preghiere il primo onomastico celebrato in compagnia del loro Santo Patrono.

    D. – Questo è un frutto tangibile della Beatificazione di Karol Wojtyla. Ce ne sono altri che le vengono alla mente?

    R. – La figura del Beato Giovanni Paolo II è la figura che ha ispirato diverse iniziative di natura sociale: fondazioni di beneficienza, apertura di scuole, asili nido, ospedali a lui intitolati in diverse parti del mondo; sono già state create parrocchie a lui intitolate…

    D. – Le reliquie del Beato Wojtyla hanno fatto tappa in molti luoghi, in questi mesi: dalla Gmg di Madrid alla Polonia al Messico. Come sono stati accolti questi momenti dai fedeli?

    R. – Io ho avuto occasione di partecipare a diversi di questi momenti. Mi viene in mente in modo particolare l’esperienza vissuta in Messico. E’ stata un’esperienza straordinaria di manifestazione della fede – della fede semplice, della fede popolare, sì, ma di una fede che diventa un amore vivente per la figura di Giovanni Paolo II. Sicuramente, l’accoglienza delle reliquie ha significato l’afflusso di tantissime persone: migliaia, centinaia di migliaia di persone, che hanno affrontato ore di attesa per poter pregare dinanzi alla reliquia di Giovanni Paolo II. Ho visto scene molto toccanti, come quella dell’affidamento di bambini malati, di persone anziane all’intercessione di Giovanni Paolo II. Una situazione in cui la sua presenza diventava – attraverso la reliquia – quasi tangibile.

    D. – Dopo la Beatificazione, qual è la testimonianza che più l’ha colpita tra le innumerevoli che avete ricevuto, alla Postulazione?

    R. – Mi ha colpito in particolar modo la guarigione da una situazione quasi disperata di una bambina, e un’altra testimonianza molto toccante riguarda la guarigione di un sacerdote. Forse sono significative, queste testimonianze, perché in qualche modo indicano due poli di attenzione in vita, ma anche un’attenzione particolare del Beato, adesso, che può intercedere direttamente presso Dio in nostro favore. C’è la sfera della vita e la sfera dell’amore per il sacerdozio.

    D. – In molti si chiedono quanto tempo ci vorrà per la canonizzazione del Beato Karol Wojtyla…

    R. – Il vero protagonista, che senz’altro ci indicherà il momento più opportuno, è Dio stesso che vorrà darci un segno che la Chiesa potrà prendere in considerazione per riconoscere un eventuale nuovo miracolo. Io posso dire soltanto che al momento ho ricevuto diverse testimonianze molto significative e sono in attesa della documentazione completa per poter eventualmente fare un serio discernimento sull’opportunità di promuovere il nuovo processo. Comunque, le grazie ottenute sono tantissime… (gf)

    La prima memoria del Beato Karol Wojtyla stabilisce anche un “record” dal punto di vista delle norme vaticane realtive a coloro che sono stati elevati agli onori degli altari. A spiegare in cosa consista tale deroga è mons. Juan Miguel Ferrer Grenesche, sottosegretario della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, intervistato da Fabio Colagrande:

    R. - Tenendo conto dell'eccezionalità della figura di Giovanni Paolo II, si è pensato che il culto dovesse essere aperto a tutte le nazioni del mondo e non soltanto ai luoghi più vicini alla sua vita, siano essi la Polonia o Roma. Attraverso un decreto della Congregazione dello scorso mese di aprile - quindi un mese prima della Beatificazione di Giovanni Paolo II - si è dunque pensato di permettere a ogni diocesi e ogni nazione o Congregazione religiosa che possieda un calendario proprio di iscrivere la commemorazione del Beato Giovanni Paolo II nel proprio calendario e di celebrarla come memoria libera, opzionale, facoltativa. Questa è stata certamente una novità nel culto dei Beati.

    D. - Mentre la memoria nella diocesi di Roma e nelle diocesi della Polonia resta, per così dire, obbligatoria?

    R. - Per distinguere i luoghi dove il Beato Wojtyla ha avuto una presenza più stabile - sia la Polonia, sua patria, sia Roma, la sua diocesi come Papa - la celebrazione ha il rango di memoria obbligatoria.

    D. - Mons. Ferrer, avete ricevuto molte richieste per celebrare questa memoria da parte delle altre diocesi?

    R. - Ci sono arrivate delle domande da tutto il mondo, da tutti i continenti in un numero piuttosto grande: nei primi giorni e nei mesi successivi alla Beatificazione, tanti vescovi hanno scritto chiedendo l’iscrizione della memoria del Beato Giovanni Paolo II nel calendario della loro diocesi. Stiamo aspettando ora le domande delle Conferenze dei vescovi, perché tante non hanno ancora potuto farlo in precedenza poiché non avevano in programma la loro assemblea plenaria: per queste decisioni, una Conferenza episcopale deve tenere una votazione in plenaria e poi chiedere alla Congregazione per il Culto Divino l’iscrizione in calendario. Pensiamo allora che nei prossimi mesi continueranno ad arrivare altre domande di iscrizione da parte delle Conferenze locali dei vescovi.

    D. - Nell’arco dell’anno successivo alla Beatificazione di Giovanni Paolo II, quindi fino al primo maggio 2012, è inoltre possibile celebrare una Santa Messa di ringraziamento. Questo avviene per ogni Beatificazione?

    R. - Sì, questa è una norma generale relativa a tutte le Beatificazioni: ogni vescovo può richiedere, nell’arco dell’anno successivo a una Beatificazione, di celebrare nella sua diocesi una o più Messe di ringraziamento, con tutta la solennità propria di una messa di questo tipo.
    D. - Vogliamo, infine, ricordare perché proprio oggi celebriamo la memoria d Giovanni Paolo II?

    R. - Oggi celebriamo questa memoria, perché il giorno della sua morte coincide normalmente - come è successo nell’anno della sua morte - con il tempo del Triduo Pasquale o dell’Ottava della Pasqua e in questo tempo non si potrebbe celebrare la memoria del Beato. Allora si è pensato allora di cercare una data, collegata anche alla sua vita, collocata in un tempo più idoneo alla celebrazione: E giacché anche il giorno della sua elezione non era possibile sceglierlo, per via di altre memorie di Santi che si celebrano già, si è pensato alla data del 22 ottobre, che è parsa la più adatta alla celebrazione del nuovo Beato. (mg)

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    Padre Lombardi: l'Anno della fede alla luce del 50° del Vaticano II

    ◊   L’incontro e la Messa condivisi domenica scorsa con i “nuovi evangelizzatori” sono stati per Benedetto XVI l’occasione più adatta per indire, a partire dall’11 ottobre 2012, l’“Anno della fede”. Una iniziativa – ha detto il Papa in quella circostanza – pensata “per dare rinnovato impulso alla missione di tutta la Chiesa di condurre gli uomini fuori dal deserto in cui spesso si trovano” verso “l’amicizia con Cristo”. Ma anche un modo per dare dimensione universale a uno degli obiettivi di fondo del Pontificato, come sottolinea padre Federico Lombardi nel suo nel suo editoriale per Octava Dies, il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano:

    L’Anno della fede, annunciato nei giorni scorsi dal Papa, deve essere considerato una delle iniziative caratterizzanti di questo Pontificato. Come la lettera di indizione afferma fin dalle prime frasi, la memoria corre immediatamente a quel primo discorso del nuovo Papa nella Cappella Sistina, la mattina dopo l’elezione, quando affermava “l’esigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia e il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo”. E torna pure all’ispirazione evidente e centrale di tutti i discorsi del suo ultimo viaggio in Germania e all’istituzione del Dicastero per la promozione della nuova evangelizzazione.

    Con felice intuizione il Papa lega strettamente l’Anno della fede al 50.mo del Vaticano II. Mentre il Concilio continua ad essere oggetto di discussioni e di appropriazione di parte, è giusto che la lettura e rilettura della sua ricchissima eredità, la sua traduzione in pratica da parte di tutto il popolo di Dio nelle sue diverse componenti, continui ad essere efficacemente guidata dal Papa, come dai Papi è stato indetto e guidato nella sua realizzazione, e preso come “bussola” del cammino seguente della Chiesa.

    Ma Benedetto XVI ricorda anche il 20° della pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica, opera di incredibile coraggio, voluta fermamente da Giovanni Paolo II in fedeltà al Concilio, per dire oggi la nostra fede nel modo il più possibile completo, organico e chiaro. Punto di riferimento prezioso, che il già cardinal Ratzinger conosce molto bene, avendovi avuto parte determinante.

    Ma l’Anno sarà soprattutto una nuova tappa di una storia, di un cammino vivo, che viene da lontano, dalla creazione del mondo, da Abramo e Mosè, da Davide e dai profeti, da quel “gran numero di testimoni” di cui parla la Lettera agli Ebrei (cap. 11-12), nella cui scia si sono posti Maria, gli apostoli, i martiri e i santi, e in cui il Papa ci esorta a metterci anche noi, “tenendo sempre fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Ebr 12,2). E che altro di più importante dovrebbe dirci il pastore del popolo di Dio in cammino?

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   La guerra oltraggia la dignità umana: Benedetto XVI al convegno internazionale degli ordinariati militari e al corso di formazione dei cappellani.

    Roma celebra il beato Giovanni Paolo II nella prima ricorrenza della memoria liturgica.

    Autentica interprete del peronismo: in prima pagina, Pierluigi Natalia sulle presidenziali di domani in Argentina, dove è nettamente favorita Cristina Fernández de Kirchner.

    Nell’informazione internazionale, un articolo di Giuseppe M. Petrone dal titolo “Tunisia, il voto dopo la ribellione”.

    Quel Raffaello pare proprio Caravaggio: in cultura, Antonio Paolucci offre una rilettura della “Trasfigurazione”, l'ultima opera dell'artista urbinate.

    Una conciliazione per il rotto della cuffia: Andrea Possieri sull’opportunismo politico fascista e la Chiesa di Pio XI.

    Quanto bisogna soffrire per cercare di capirsi: Gianpaolo Romanato su don Angelo Confalonieri, i missionari e gli aborigeni australiani.

    Riguardo al duello in corso con l'ebook, un articolo di Giulia Galeotti dal titolo “Se il libro vince a mani basse”.

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    Oggi in Primo Piano



    Libia: stop della missione Nato entro il 31 ottobre. Il Cnt annuncia: elezioni in 8 mesi

    ◊   Vertice fiume a Bruxelles per decidere le sorti della Libia dopo la morte di Gheddafi: la missione terminerà il 31 ottobre, fa sapere il segretario generale della Nato, Rasmussen, ma restano divergenze tra i Paesi alleati. E mentre spuntano nuovi dettagli sull’uccisione del Colonnello, il Cnt nega l’autopsia sul suo corpo, poi assicura: entro otto mesi elezioni per un nuovo congresso nazionale. Il servizio di Cecilia Seppia:

    Un lunghissimo vertice a Bruxelles, per fare il punto della situazione dopo la caduta di Gheddafi, poi l’annuncio del segretario della Nato, Rasmussen: il 31 ottobre, dice, sarà l'ultimo giorno di operazioni militari in Libia. Durante l’incontro, non sono mancati dissidi interni: Parigi ha insistito per uno stop immediato, Londra piuttosto caldeggiava un ritiro graduale. Nel comunicato dell’Alleanza Atlantica spuntano poi nuovi dettagli sull’attacco a Sirte che ha portato all’uccisione del Colonnello. Il comando militare – si legge – al momento dell'assalto "non era a conoscenza della presenza di Gheddafi nel convoglio di auto, identificato piuttosto come un "pericolo e una minaccia per la popolazione": a bordo dei 75 veicoli sono state infatti rinvenute armi e munizioni di ogni genere. Ma la Russia aspetta l’indagine dell’Onu per vederci chiaro. Intanto, dopo il ragazzo con la pistola d’oro, salta fuori, in un video, un altro presunto assassino di Gheddafi: sempre un giovane, in tenuta militare che sostiene di aver catturato il rais prima di ucciderlo con due pallottole e di aver ricevuto da lui l’offerta di oro e denaro in cambio della vita. Nonostante i dubbi sulle modalità della sua morte, Il Cnt nega categoricamente l’autopsia sul corpo del rais, mentre le tribù di Sirte chiedono che possa essere seppellito nella sua città natale. Sul fronte interno, il premier Jibril annuncia elezioni per un congresso nazionale entro otto mesi, ma prima – dice – "bisogna ristabilire l’ordine". Quindi, il monito: d’ora in poi servono regole economiche e non scelte politiche sui contratti. Restano incognite sulla sorte di Saif al Islam, figlio dell’ex leader libico, dato per morto dal Cnt, forse invece ferito e fatto prigioniero, dopo aver tentato la fuga verso il Niger. La moglie e la figlia di Muammar invece, secondo fonti di stampa algerine sarebbero dirette verso un Paese del Golfo.

    Più volte nei mesi scorsi, il Cnt aveva rimandato la formazione di un governo nazionale di transizione, subordinandolo alla sicurezza della popolazione. Anche ora, le nuove autorità libiche sembrano avere difficoltà a trovare un accordo per guidare il Paese verso la democrazia. Lo conferma Gabriele Iacovino, responsabile per il Nord Africa e il Medio Oriente del Centro studi internazionali, intervistato da Luca Collodi:

    R. - L’accordo è mancato e tutto è stato posticipato a dopo la presa di Sirte. Adesso che la città di Sirte è stata conquistata, il processo negoziale all’interno del Consiglio dovrà andare avanti. Il problema è che, appunto, sono troppe le anime che dovranno essere rappresentate…

    D. - L’Islam che ruolo avrà in questo Consiglio nazionale di transizione e nel futuro governo della Libia?

    R. - Per adesso, il panorama islamista libico all’interno del Consiglio nazionale di transizione non è ancora rappresentato. Però è indubbio che le realtà islamiste all’interno del Paese hanno svolto un ruolo importantissimo nella battaglia contro Gheddafi e proprio per questo vorranno far sentire la propria voce all’indomani della caduta di regime.

    D. - C’è il rischio di guerra civile, oggi, all’interno della Libia?

    R. - Parlare di guerra civile è ancora un po’ prematuro. I grossi campanelli d’allarme riguardano al momento la divisione all’interno delle varie anime della Libia e un po’ l’altissimo numero di armi che in questi mesi è andato a crescere all’interno del Paese.

    D. - Molte delle quali non si trovano…

    R. - In parte non si trovano, anche perché i depositi di armi dell’esercito di Gheddafi, una volta creatosi questo scontro all’interno del Paese, sono rimasti incustoditi. In parte anche perché, di fatto, la guerra è stata foraggiata diciamo così dall’estero: i ribelli sono stati aiutati dall’estero con l’introduzione nel panorama libico di un numero elevato di armi. Il fatto che, in questo momento, non vi sia un’autorità "super partes", che faccia comunque rispettare l’ordine e che proceda al controllo di tutte queste armi, rappresenta certamente un pericolo.

    D. - A livello internazionale, l’Onu ha chiesto un’indagine sulla morte di Gheddafi, mentre la Nato ha deciso per il 31 ottobre la fine della missione nel Paese: è la decisione giusta secondo lei?

    R. - Di fatto, adesso non vi è più il motivo, o non dovrebbe più esservi il motivo, per continuare con le operazioni aeree, anche perché il Paese dovrebbe essere “pacificato” una volta venuto meno il regime di Gheddafi. Sicuramente, però, il supporto dei Paesi europei e degli Stati Uniti dovrà essere forte per accompagnare le nuove istituzioni libiche nel processo di democratizzazione. (mg)

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    Convegno delle Acli a Genova su famiglia, giovani e piccole imprese

    ◊   Famiglie, piccole imprese, giovani: sono in sintesi, secondo le Acli, le aree sulle quali devono concentrarsi gli interventi della politica, specialmente pensando al decreto sviluppo e alla delega fiscale. Una settimana dopo l’incontro di Todi, con le associazioni cattoliche, l’organizzazione ha voluto confrontarsi oggi in un convegno a Genova dal titolo “Famiglia, lavoro e società civile. Buoni semi per un futuro di speranza”. A intervenire è stato anche il cardinale arcivescovo della diocesi e presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, che ha sottolineato la necessità di reagire alla trasformazione epocale in atto, all’individualismo contemporaneo, con un umanesimo plenario aperto alla trascendenza da cui discende una concezione di famiglia, lavoro, società, che e' patrimonio dell'Europa e che nasce dalla fede cristiana. Debora Donnini ha intervistato il presidente delle Acli, Andrea Olivero:

    R. – In questi anni, purtroppo, il fisco è stato nemico della famiglia. Noi chiediamo oggi che si proceda nella direzione del quoziente familiare o di quel Fattore-famiglia che propone il Forum delle Famiglie e comunque di un fisco che tenga conto del numero di figli a carico e che valorizzi la famiglia. Questo, naturalmente, assieme ad altri elementi, in particolare un sostegno alle piccole e medie imprese che sono la vera ossatura dell'economia diffusa del Paese, che si è dimostrata - anche in questi anni di crisi drammatica - l’unica capace di reggere perché è fondata su una visione dell’economia che ha al centro l’uomo, i suoi valori, l’attenzione al territorio. Se si vuole fare veramente sviluppo, lo sviluppo deve avere queste connotazioni.

    D. – Oggi è intervenuto il cardinale Bagnasco. Cosa l’ha colpita del suo discorso?

    R. – Il cardinale ci ha richiamati con forza all’elemento della spiritualità come punto base per un vero rinnovamento della politica e della società. Io credo sia davvero giusto quello che ci ha detto, se vogliamo che si vadano a modificare non soltanto alcuni aspetti esteriori dello stare in politica o del costruire – appunto – nuove organizzazioni sociali. Senza un radicamento cristiano non si ha una speranza vera, e credo che per noi cristiani che ci impegniamo ogni giorno nel sociale questo sia anche un modo per evitare la deriva in un attivismo senz’anima. Noi cristiani stiamo in politica da cristiani: senza alcuna arroganza, senza pensare di avere soluzioni facili ai problemi concreti, ma convinti di avere una forza che ci deriva dalla possibilità di confrontarci con rigore con la Dottrina sociale della Chiesa, e quindi con la Parola.

    D. – Lei ha sottolineato anche l’importanza, in questo Paese, di un accordo tra generazioni, che sposti risorse verso i più giovani. Nel decreto sviluppo chiedete qualcosa in questo senso?

    R. – Chiediamo in particolare che si tenga conto dei giovani in difficoltà. Abbiamo visto che si sta discutendo intorno alla possibilità di accesso al credito da parte dei giovani: a noi piacerebbe che si inserisse un piano straordinario per l’occupazione giovanile, eventualmente riconoscendo sgravi contributivi più consistenti a quelle imprese che si assumessero la responsabilità – anche in questo momento difficile – di assumere giovani. (gf)

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    Il commento al Vangelo della Domenica del teologo padre Bruno Secondin

    ◊   Nella 30.ma Domenica del Tempo ordinario, la liturgia presenta il brano del Vangelo di Matteo nel quale i farisei avvicinano Gesù per metterlo alla prova. Al dottore della Legge che gli chiede quale sia il “grande comandamento”, Cristo risponde:

    “'Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente'”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: 'Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti'”.

    Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del carmelitano padre Bruno Secondin, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana:

    Ancora un tentativo di "incastrare" Gesù, ponendogli dei quesiti seri, ma solo per farlo parlare e accusarlo. Uno dei quesiti di moda e fonte di infinite discussioni era come mettere ordine nelle centinaia di precetti e divieti della legge. Quale comandamento occupa il primo posto? Gesù risponde con la recita dello Shemà, la formula della preghiera quotidiana, aggiungendovi una frase dal codice della legge. Il grande, il fondamentale comandamento è l’amore verso Dio, generoso, totale, assoluto. Ma gli sta accanto, è homoíos, cioè dello “stesso rango”, l’amore verso il prossimo. I due vanno insieme, sono concatenati, ma non sono alla pari.

    Non si può amare Dio e ridurre l’amore al prossimo a mero strumento dell’amore a Dio: Dio va amato perchè egli ci ama per primo e tutti precede. Né viceversa si può ridurre o assorbire l’amore a Dio nella dedizione al prossimo, trasformando la fede in etica, cioè in utile aiuto per migliorare la società. Facendo così da un lato l’amore al prossimo sarebbe una semplice appendice, dall’altro Dio sarebbe una semplice premessa di buoni intenti umanistici. La Chiesa non può fare da “riserva etica”, serbatoio di valori utili per una società smarrita e depressa.

    Il primato di Dio fa da radice al nostro amore al prossimo: perché Dio è a favore del prossimo, è appassionato per il bene dell’umanità. Lo abbiamo visto in Gesù, tutto presente davanti al Padre e sua visibile icona, e sempre vicino a tutti con amore vero.

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    Chiesa e SocietÓ



    Tunisia: “Sono ottimista sul futuro del Paese” dice l’arcivescovo di Tunisi alla vigilia del voto

    ◊   “La situazione è veramente calma. Ieri sera è finita la campagna elettorale senza alcun incidente ed ora stiamo vivendo l’attesa del voto” dice all’agenzia Fides mons. Maroun Elias Lahham, arcivescovo di Tunisi, alla vigilia della prima votazione libera della Tunisia. Domani, 11.000 candidati si contenderanno i 218 seggi dell’Assemblea Costituzionale che dovrà scrivere la nuova Costituzione. Gli elettori registrati sono 7 milioni e mezzo. C’è un alto numero di partiti in lizza, la maggior parte dei quali formatisi all’indomani dalla caduta del regime di Ben Ali, e riguardo alla possibilità che questa situazione possa generare confusione tra gli elettori, mons. Lahham risponde: “I partiti tunisini sono 120, dei quali 110 si sono presentati alle elezioni. Questo certamente rischia di provocare confusione tra gli elettori, accentuata dal fatto che è la prima volta che i tunisini votano in elezioni veramente libere. Non sono abituati alla campagna elettorale, condotta peraltro dai partiti promettendo più o meno le stesse cose. C’è entusiasmo ma anche incertezza”. L’arcivescovo di Tunisi aggiunge che “la Tunisia è comunque avviata sulla strada della democrazia. Sarà un modello di democrazia fatto dai tunisini. Non vi sono modelli standard di democrazia validi per tutti i Paesi. Ciascuno crea un suo modello, adattandolo alle proprie condizioni sociali e culturali. Sono ottimista sul futuro del Paese” conclude mons. Lahham. (R.P.)

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    Il cardinale Zen termina lo sciopero della fame per la libertà delle scuole di Hong Kong

    ◊   Questa mattina il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, ha completato i tre giorni di sciopero della fame, intrapreso come atto di protesta contro la perdita della lunga battaglia legale con il governo di Hong Kong sulla gestione delle scuole. Il porporato di 79 anni, che appare debole ma in buono spirito, ha finito il digiuno questa mattina, con una preghiera insieme alle decine di cattolici lì presenti. Nei tre giorni egli ha vissuto sotto una tenda, fuori dalla casa della comunità salesiana di Chai Wan. Ai giornalisti - riferisce l'agenzia AsiaNews - il cardinale Zen ha dichiarato di voler studiare ancor di più i regolamenti scolastici, nella speranza che l’educazione cattolica continui seguendo il sistema di gestione della scuola. Il cardinale Zen, che soffre di pressione alta e diabete, ha notato che i suoi valori sono rimasti stabili durante e dopo il digiuno. Ha ringraziato gli operatori sanitari che hanno monitorato con attenzione le sue condizioni di salute, così come fedeli locali e cittadini per il loro sostegno. Il 14 ottobre scorso, la Corte suprema di Hong Kong aveva respinto il ricorso in appello della diocesi contro le misure dirette dal governo, che pongono fine al pieno controllo della Chiesa sulle scuole gestite dalla Chiesa, consentendo ad estranei di far parte dei consigli di amministrazione scolastici. Prima della fine del digiuno, nella serata di ieri, più di 100 fedeli, sacerdoti e gente del luogo si sono radunati per pregare insieme al cardinale. Con rosari, inni e letture della Bibbia, hanno mostrato la loro solidarietà al porporato ed espresso il loro sostegno per i valori educativi cattolici e per gli educatori cattolici. Durante la preghiera, il cardinale Zen ha detto che la Chiesa spera di preservare i valori cattolici in materia di istruzione, sottolineando l’importanza dell’educazione alla vita, all’amore, alla santità del matrimonio, al rispetto della dignità umana e della moralità. Citando l’enciclica di Benedetto XVI 'Caritas in veritate', il cardinale ha detto che è importante per gli studenti imparare a scuola i valori di giustizia, amore e rispetto per i deboli e gli emarginati. Poi, ha aggiunto che la Chiesa continuerà a chiedere consiglio ad avvocati cattolici su come lavorare secondo i valori educativi cattolici sotto il controllo della direzione scolastica. Durante i tre giorni di sciopero della fame, centinaia di studenti, insegnanti, presidi, fedeli, gente locale e politici hanno fatto visita al cardinale ed espresso il loro sostegno e il loro interesse. Nella serata di ieri, anche il presidente del Partito democratico Martin Lee e il magnate Jimmy Lai, entrambi cattolici, hanno incontrato il porporato. Alla stampa, il cardinale Zen ha dichiarato che Lai non ha menzionato le sue donazioni, ma espresso preoccupazione per l’impatto della nuova politica di gestione scolastica, ed è importante che la comunità internazionale conosca la questione. La politica di gestione delle scuole è stata introdotta nell’Ordinanza sull’istruzione nel 2004, e richiede che tutte le scuole primarie e secondarie costituiscano organi di controllo esterni per la gestione amministrativa e didattica entro il 2010. La proporzione dei membri rappresentanti il corpo scolastico sarà ridotto al 60%, consentendo a genitori, alunni e membri della comunità di occupare il restante 40%. (R.P.)

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    Spagna: appello dei vescovi per le prossime elezioni generali

    ◊   “Ogni cittadino valuti, secondo coscienza, a chi dare il proprio voto per ottenere, tutti insieme, il maggiore bene possibile in questo momento”: è l’appello lanciato dalla Conferenza episcopale spagnola, in vista delle prossime elezioni generali, fissate per il 20 novembre. In una nota pubblicata ieri, al termine della 221.ma riunione della Commissione permanente, i presuli spagnoli ribadiscono di voler offrire “una serie di considerazioni a partire dall’orizzonte dei fondamenti pre-politici del diritto, senza entrare nelle opinioni di partito e senza pretendere di imporre a nessuno un determinato programma politico” ed auspicano elezioni “veramente libere e responsabili”. In questo senso, la Cee ricorda che “le decisioni politiche devono essere morali e giuste, non solo consensuali e efficaci”. Pertanto, i vescovi iberici affrontano alcune tematiche importanti per la realtà sociale del Paese: innanzitutto, la tutela del diritto alla vita, dal concepimento fino alla morte naturale; poi la difesa del matrimonio basata sull’unione tra un uomo e una donna, finalizzata al bene comune degli sposi e dei loro figli. Altro problema evidenziato dai vescovi riguarda l’attuale crisi finanziaria globale che “reclama politiche sociali ed economiche responsabili, promotrici della dignità della persona e portatrici di lavoro per tutti”. Con uno sguardo particolare alle famiglie e ai giovani, la Cee sottolinea l’importanza di “politiche a favore della libera iniziativa sociale nella produzione, della giusta distribuzione dei redditi e dell’attenzione ai bisogni delle categorie più vulnerabili, come gli anziani, gli ammalati ed i migranti”. Inoltre, la Conferenza episcopale spagnola richiama l’attenzione sul diritto dei genitori di impartire ai propri figli “l’educazione filosofica, morale e religiosa che desiderano”, evitando “imposizioni dallo Stato”, poiché “l’insegnamento della religione e della morale cattolica nelle scuole statali, come materia fondamentale facoltativa, è un modo di garantire i diritti della società e dei genitori”. Poi, i presuli affermano che “si riconosce la legittimità morale dei quei regionalismi che, in modo pacifico, desiderano una nuova configurazione dell’unità dello Stato spagnolo”; tuttavia, allo stesso tempo, si sottolinea la necessità di “tutelare il bene comune della nazione spagnola nel suo insieme, evitando i rischi di manipolazione della verità storica e dell’opinione pubblica a causa di pretese separatiste o ideologiche di qualunque tipo”. Di qui, anche la condanna del terrorismo, definita “una pratica intrinsecamente perversa, del tutto incompatibile con una visione giusta e ragionevole della vita”. L’ultimo punto della nota episcopale contiene un richiamo alla comunità internazionale, affinché attui le giuste politiche “per la ricerca sincera della pace, basate sul rispetto del diritto, nazionale e internazionale, così come sulla promozione della solidarietà tra i popoli e le culture”. Oltre alla nota relativa alle prossime elezioni, la Cee ha pubblicato anche un comunicato di sintesi dei lavori svolti, durante i quali ci si è soffermati sul tema della libertà religiosa e delle discriminazioni dei cristiani: esprimendo apprezzamento per la Risoluzione approvata dall’Osce nel luglio scorso, i presuli ne riprendono l’esortazione a “tutelare la libertà religiosa dei cristiani e a promuovere il loro contributo nella società”, affinché essi aiutino, con il loro esempio, “la difesa della dignità di tutti gli esseri umani che ha inizio nella libertà e nella coesione sociale”. La Commissione Permanente ha anche cominciato a lavorare sul nuovo piano pastorale, che sarà dedicato alla Nuova Evangelizzazione, ed ha esaminato un documento dedicato alla trasmissione della fede nelle famiglie, nelle parrocchie e nelle scuole. Infine, si è disposto che nella Plenaria che avrà luogo dal 21 al 25 novembre, la Giunta dedicata a San Giovanni d’Avila presenti un programma di promozione della figura del Santo, prossimo Dottore della Chiesa, come annunciato ad agosto scorso da Benedetto XVI, durante il suo viaggio apostolico a Madrid. (I.P.)

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    Terra Santa. Il patriarca Twal: la Primavera araba "è diventata un autunno ed un inverno"

    ◊   “Col tempo, la Primavera araba è diventata un autunno e un inverno. In un primo momento, non c'era né fanatismo né colore politico. L'impulso è stato spontaneo e molto buono. Poi altre forze sono intervenute e hanno raccolto i frutti”. E’ quanto dichiarato dal patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal parlando in occasione del primo anniversario del Sinodo per il Medio Oriente (10-24 ottobre 2010) sui recenti avvenimenti politici della Regione. Nell’intervista, diffusa dal Patriarcato e ripresa dall'agenzia Sir, Twal afferma che “non sappiamo dove arriveremo. Esiste il pericolo, non possiamo negarlo. Ci auguriamo che la comunità internazionale sia consapevole di questo pericolo e che tutti lavorino per il bene dei cittadini che sono cristiani, drusi, ebrei o musulmani”. Il patriarca si è soffermato anche sul recente rilascio del caporale israeliano Gilad Shalit: “un buon gesto da parte delle autorità competenti. Siamo da tempo a favore di un dialogo tra israeliani e Hamas. Si deve stabilire la pace e non esitare a rompere alcuni tabù e principi per parlare con tale gruppo o no. Non vedo alcun problema nel parlare. Spero che si abbia il coraggio di fare altri passi concreti. Per dare fiducia al popolo e perché i politici guadagnino credibilità”. (R.P.)

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    Alluvioni in Thailandia, a rischio acqua potabile ed elettricità

    ◊   Si aggrava l’emergenza in Thailandia, dove le persistenti piogge monsoniche hanno inondato le regioni centrali e meridionali del Paese, allagando terreni per 1,6 milioni di ettari, ed ora le alluvioni minacciano anche la capitale Bankok. Il primo ministro Yingluck Shinawatra, parlando oggi alla nazione, ha dichiarato che le inondazioni potrebbero durare per altre quattro-sei settimane ed ha esortato tutte le agenzie governative a lavorare unite per deviare verso il mare l'enorme massa d'acqua che avanza verso Bankok: se i sobborghi a nord sono già allagati, e in molti distretti manca l’elettricità, si teme che le acque invadano anche il centro cittadino, cuore economico della capitale, che da sola contribuisce al 40% del Pil nazionale. Intanto gli abitanti dei quartieri settentrionali sono stati invitati a trasferire beni e oggetti ai piani superiori, e volontari e cittadini collaborano alla costruzione di ripari e protezioni e accumulano scorte di acqua e generi alimentari. Nel suo discorso al Paese il premier ha aggiornato il bilancio delle vittime: sarebbero 356 i morti e 110 mila gli sfollati dall’inizio delle piogge, circa tre mesi fa. E continua la conta dei danni: il settore industriale registra perdite per tre miliardi di dollari e si temono ripercussioni sulla crescita economica. Per il governatore della Banca centrale Prasarn Trairatvorakul – secondo quanto riferisce l’agenzia Asianews - le stime di crescita per il 2011 si fermerebbero al 3% circa, rispetto alle previsioni dei mesi scorsi che si attestavano attorno al 4,1%. Per il ministero delle Finanze il dato sarebbe ancora peggiore: Thirachai Phuvanatnaranubala, titolare del dicastero, ha dichiarato che la crescita economica “potrebbe arrivare con difficoltà al 2%”. Ma la crisi non colpisce solo le industrie. Padre Daniele Mazza, sacerdote del Pime che opera a Nonthaburi, a 20 km a nord della capitale, lancia l’allarme per i piccoli imprenditori: in molti – osserva – potrebbero perdere l’attività di una vita e racconta i timori di una piccola imprenditrice, che ha avviato un allevamento di funghi che rischia di venire sommerso. (C.D.L.)

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    Unicef: nel Corno d’Africa salvati molti bambini, ma l’allarme continua

    ◊   La risposta internazionale alla crisi nel Corno d’Africa ha permesso di salvare molti bambini e di portare aiuto a milioni di persone, ma la crisi resta molto grave ed è necessario potenziare gli interventi. A tre mesi dalla dichiarazione dello stato di carestia in alcune parti della Somalia, l’Unicef presenta i risultati raggiunti nel rapporto ‘Risposta all’emergenza nel Corno d’Africa’ e rilancia l’urgenza di incrementare gli aiuti. Secondo i dati ufficiali diffusi dall’organizzazione, ad oggi l’Unicef ha distribuito nel Corno d’Africa “circa 10.000 tonnellate di aiuti salvavita; 108.000 bambini gravemente malnutriti sono stati curati in centri nutrizionali; 1,2 milioni di bambini sono stati vaccinati contro il morbillo; 2,2 milioni di persone hanno avuto accesso all’acqua potabile; 48.000 bambini hanno potuto frequentare ‘spazi a misura di bambino’ o altri ambienti protetti”. Inoltre, “nella Somalia centrale e meridionale, dove l’accesso alle agenzie umanitarie è limitato, l’Unicef è stata in grado di raggiungere 350.000 persone con alimenti supplementari e circa 30.000 famiglie con pasti cucinati, mentre erano in viaggio verso i campi profughi in Kenya e in Etiopia”. “Abbiamo salvato molti bambini in Somalia, nei campi profughi dei Paesi vicini, così come in altre regioni di Kenya, Etiopia e Gibuti colpite da una siccità così prolungata, dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dai conflitti” ha detto Elhadj As Sy, direttore regionale Unicef per l’Africa orientale e meridionale, che allo stesso tempo ha evidenziato la necessità di “gettare le basi per uno sviluppo a lungo termine, per evitare che una catastrofe di queste dimensioni possa accadere nuovamente”. A richiedere uno sforzo maggiore – ha detto As Sy – sono i settori della salute, la nutrizione, la sicurezza alimentare e l’acqua, l’igiene, l’istruzione e la protezione dei minori. Nella regione infatti sono circa 13,3 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza: secondo i dati diffusi dall’Unicef, oltre 450.000 somali sono fuggiti nei campi profughi attorno a Dadaab nel nord-est del Kenya, altri 183.000 sono fuggiti in Etiopia e 20.000 si sono rifugiati a Gibuti. Sono poi migliaia i bambini che hanno perso la vita a causa della malnutrizione e delle violenze e più di 320.000 rischiano di morire nei prossimi mesi se non aumenteranno rapidamente le operazioni di soccorso. Inoltre la previsione di forti piogge in ottobre e dicembre annuncia nuovi disagi: si temono inondazioni ed epidemie di malattie mortali come colera, malaria e polmonite. Ma se la soluzione della crisi in atto sembra ancora molto lontana, a “fare la differenza” – esorta infine Elhadj As Sy – sarà proprio “il sostegno costante da parte di donatori e partner, i nostri sforzi congiunti di salvare vite, distribuire aiuti e insegnare regole igienico-sanitarie di base”. (C.D.L.)

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    Somalia: a Mogadiscio centinaia di malati senza assistenza fra gli scontri

    ◊   Resta critica in Somalia, a Mogadiscio, la condizione di centinaia di malati che non accesso alle cure. Nella capitale piagata dal conflitto senza fine tra le truppe governative e le milizie di Al-Shabab, l’unico ospedale gratuito della città, gestito da Sos Villaggi dei Bambini, continua a restare chiuso. A rischio la vita degli oltre 500 pazienti visitati e curati ogni giorno nella struttura, oggi abbandonati a se stessi nei meandri di una città sempre più violenta. Solo i più fortunati – fa sapere l’organizzazione - sono riusciti a superare le severe restrizioni alla circolazione e trovare presidi medici alternativi. Fra i tanti rimasti senza assistenza anche 348 bambini sotto i cinque anni gravemente malnutriti, che erano in cura nell'unità di alimentazione terapeutica dell'ospedale. Secondo il personale medico solo alcuni di loro sono riusciti a raggiungere il Centro Medico Sos istallato nel campo rifugiati di Badbado, a 10 km da Mogadiscio, ma purtroppo la maggioranza non ce l’ha fatta e difficilmente sopravvivrà. A rendere più critica la situazione anche un’ondata di piogge che alimentano il rischio della diffusione di colera e malaria e costringono i senza tetto a cercare rifugi d’emergenza, sotto capanne fatte di bastoni e sacchetti di plastica. Nonostante i problemi logistici e grazie ad accordi con le autorità, le 3.000 persone più a rischio sono state accolte nel villaggio di Bullo-Fuur a 80 chilometri a sud ovest di Baidoa, dove Sos Villaggi dei Bambini ha istallato un Centro medico per offrire cibo, cure mediche e assistenza pratica su norme igieniche e nutrizionali che consentano al maggior numero possibile di persone di riacquistare la salute e ritornare a una vita indipendente. (C.D.L.)

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    Sri Lanka: campagna di “giustizia alimentare” per 4 milioni di persone che soffrono la fame

    ◊   Su una popolazione di 20,2 milioni di persone, circa 4 milioni di srilankesi sono denutriti. Bambini e donne incinte sono le categorie più colpite. Almeno un neonato su cinque nasce sottopeso e circa 500mila bambini di età inferiore a 5 anni sono sottopeso. Per contrastare il problema della denutrizione e invertire questa tendenza negativa, - riferisce l'agenzia AsiaNews - l’associazione umanitaria Oxfam ha lanciato “Grow”, una campagna di “giustizia alimentare” mirata a creare un sistema alimentare più equo e un Paese senza la fame. L’iniziativa è stata presentata a un forum su “Crisi alimentare globale: opportunità e sfide in Sri Lanka”, tenutosi il 18 ottobre scorso allo Sri Lanka Foundation Institute di Colombo. “Grow – afferma Snadun Thudugala, coordinatore della campagna nella Oxfam Sri Lanka – sosterrà gli sforzi di donne, uomini, comunità e governo per costruire un futuro che protegga la vita delle persone, dando priorità ai piccoli produttori alimentari”. Commentando i dati sulla denutrizione dello Sri Lanka, Thudugala definisce la situazione “inaccettabile” per un Paese “benedetto da tutte le risorse naturali necessarie per la produzione alimentare. Lo Sri Lanka ha il potenziale per costruire un sistema alimentare sostenibile e può diventare un modello per il resto del mondo”. In particolare, per i piccoli produttori Grow chiede: sicurezza alimentare, agricoltura e pesca al centro degli investimenti; diritto a usare terreni, acque, semi e altre risorse; sostegno delle autorità governative. Infine, chiede al governo di riformulare, cambiare e migliorare le normative in materia di produzione alimentare. Oxfam è una confederazione internazionale di organizzazioni umanitarie, che lavorano a livello locale e nazionale per trovare soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia. (R.P.)

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    Myanmar. Chiese sequestrate, ragazze violentate: abusi dei militari sui cristiani kachin

    ◊   I militari dell’esercito birmano continuano le violenze sui civili e non risparmiano le chiese: è quanto denunciano fonti dell’agenzia Fides nella diocesi di Banmaw, nel Nord del Mynamar, dove prosegue cruenta la guerra contro le minoranze etniche kachin, circa un milione di indigeni, in maggioranza cristiani. Una fonte della chiesa locale di Banmaw racconta con preoccupazione gli ultimi episodi di inaudita violenza: domenica scorsa, 16 ottobre, un battaglione dell’esercito ha preso il controllo della chiesa cattolica del villaggio di Namsan Yang, nella municipalità di Waimaw, dove una ventina di fedeli, soprattutto donne e anziani, si erano riuniti per la Messa domenicale. “L’esercito ha usato il compound della chiesa come base, in un’area dove c’erano combattimenti”, spiega la fonte. Un catechista, Jangma Awng Li, che conosce la lingua birmana, ha cercato di parlare con i capi militari, ma è stato brutalmente picchiato. Lui e altri quattro uomini sono stati ammanettati e arrestati dai soldati (e rilasciati dopo alcuni giorni). Le truppe hanno continuato la loro avanzata, utilizzando molti civili cristiani per i lavori forzati e si sono poi accampati nel compund di una chiesa battista, sempre nell’area di Waimaw. Prima di lasciarle, i soldati hanno bruciato le proprietà ecclesiastiche di entrambe le chiese. I fedeli del villaggio, quasi tutti cristiani, sono stati cacciati, alcuni picchiati e costretti ai lavori forzati. Una ragazza di 19 anni è stata presa e ha subìto uno stupro di gruppo da parte dei soldati. “Ho saputo dell’uccisione di almeno sei civili nelle scorse settimane” dice la fonte di Fides. “Le violenze dei militari continuano e la popolazione kachin le percepisce come pulizia etnica. I rifugiati aumentano. Non capiamo la strategia del governo birmano. La questione è: vorrà garantire diritti umani, giustizia e uguaglianza ai cittadini delle minoranze etniche che abitano il paese?”. Dopo il blocco della diga di Myitsone, sul fiume Irrawaddy, si sperava in un cambiamento, ma “la situazione resta grave, il popolo kachin non si fida del governo, che ha fatto solo promesse”. Le violenze, documentate anche dall’Ong cristiana “Christian Solidarity Worldwide” (Csw), continuano: a Momauk, circa 500 sfollati interni si sono rifugiati in una chiesa. In un nota inviata a Fides, Csw afferma: “Tali attacchi brutali alle comunità religiose e ai civili sono in netto contrasto con la recente retorica del regime sulla riforma e sulla costruzione della pace. Stupri, lavori forzati e eliminazione di civili sono crimini contro l'umanità. Esortiamo il presidente Thein Sein a porre fine agli attacchi e a dichiarare un cessate il fuoco, per avviare un serio processo di riconciliazione nazionale”. (R.P.)

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    Cile: concluso a Santiago il congresso del Celam “Chiesa e cultura digitale”

    ◊   “Chiesa e cultura digitale. Nuovi orizzonti per la missione ecclesiale”: è questo il tema del congresso svoltosi nei giorni scorsi a Santiago del Cile, per iniziativa del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali e del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), con l’obiettivo di indagare il momento attuale della cultura digitale, esplorando “senza ingenuità” alcuni dei suoi aspetti più caratteristici, e insieme di contribuire allo sviluppo di una teologia della comunicazione. Realizzato con il contributo della Rete informatica della Chiesa in America Latina (Riial), della Conferenza episcopale cilena e dell’Università cattolica del Cile, il congresso ha inteso poi lanciare una “decisa lotta all’esclusione digitale” individuando quelle “comunità che non hanno accesso alla cultura e allo scambio via internet”. Durante il convegno grande spazio è stato dedicato alla situazione di Cuba, dove l’insufficiente introduzione di tecnologia, il controllo statale e le misure economiche restrittive che gravano sul Paese si traducono in una crescente povertà comunicativa, anche se l’interscambio con il flusso di persone che sono andate a lavorare all’estero ha favorito un rapido cambiamento culturale, incrementato dal consumo e dalla produzione di prodotti audiovisivi e digitali. Sergio Lázaro Cabarrouy Fernández-Fontecha, responsabile della pastorale dei mezzi di comunicazione della diocesi di Pinar del Río, a Cuba, conferma che nel Paese “le statistiche sull’accesso a internet sono decisamente negative in termini numerici” e che “il controllo dello Stato sulla maggior parte dei media e sui contenuti diffusi contrasta con il talento e la creatività di artisti, giornalisti e tecnici che lavorano per i mezzi di comunicazione”. La società cubana – continua Cabarrouy Fernández-Fontecha – risulta poi “scarsamente informata specialmente sui temi della religione e sulle attività della Chiesa”, mentre invece “le omelie, gli incontri di gruppo con sacerdoti, religiosi e laici sono stati e devono continuare a essere i principali ambiti di comunicazione della Chiesa”. E’ proprio grazie ad un consistente numero di testate di stampo cattolico, infatti, che a Cuba “molte persone hanno sentito parlare per la prima volta della Chiesa e di Gesù Cristo. I bollettini digitali vengono distribuiti a diverse centinaia di indirizzi di posta elettronica e i siti web cattolici hanno ogni giorno tra i duecento e i 1700 visitatori”. Secondo la Riial, l’accelerazione in cui vive il mondo comunicativo è ormai “un dato della realtà quotidiana che ha una forte incidenza su persone, famiglie e Paesi” e “la Chiesa immersa in questo ecosistema culturale in rapida evoluzione, vi partecipa attivamente e desidera contribuire al suo sviluppo nella giustizia, nella pace e nella solidarietà, rispettando la dignità di ogni persona”. I partecipanti al convegno - che avuto il suo culmine con la concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali – hanno dunque concluso che “occorre al più presto generare comunità vive attraverso la comunicazione, dalla quale nessuno può essere escluso”. (C.D.L.)

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    Bolivia: l'arivescovo di La Paz riceve gli indios che difendono il parco Tipnis

    ◊   Occorre lavorare insieme per ricercare la giustizia, l’equità e la solidarietà verso tutti. È questo, in sintesi, il messaggio che l’arcivescovo di La Paz, Edmundo Luis Flavio Abastoflor Montero, ha rivolto ai circa duemila indios giunti mercoledì scorso nella capitale governativa al termine della lunga e faticosa marcia — 610 chilometri e due mesi e mezzo di cammino — in difesa del Territorio Indígena y Parque Nacional Isiboro-Secure (Tipnis). L’arrivo degli indios, che si oppongono alla realizzazione di una strada che spezzerebbe in due la riserva amazzonica dell’Isiboro-Secure, è stato salutato da una folla festosa. «Siamo tutti del Tipnis», «Viva la marcia indigena» e, ancora, «Benvenuti a La Paz», alcune delle scritte sui tanti striscioni e cartelli. E nei volti dei nativi delle Terre basse, passati dai 700 metri di altitudine della selva amazzonica ai 3.600 della capitale boliviana, incrociando tratti di strada che hanno superato i 4.500 metri, i segni della fatica e del freddo si sono mischiati a quelli evidenti della soddisfazione. A loro si è rivolto il presule nella messa di ringraziamento per celebrare la meta raggiunta. Ricordando la predilezione di Dio «per i più piccoli e i più poveri». E invitando il popolo del Tipnis al dialogo pacifico con le istituzioni e alla faticosa ricerca del bene comune. «Siete stati a lungo abbandonati ed emarginati, ora però la Bolivia vi ascolta di più, fate sempre più parte della vita del nostro Paese». Di qui l’appello perché tutti possano «vivere dignitosamente nella giustizia» e camminare verso il «progresso e lo sviluppo globale di tutti i popoli della Bolivia». Dal presule - riferisce L'Osservatore Romano - anche l’invito a rasserenare il clima di tensione. In molti, infatti, vorrebbero si facesse chiarezza sulle effettive responsabilità per la violenta repressione del settembre scorso, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, suscitando riprovazione dentro e fuori il Paese. Anche allora era stato il sostegno della gente a permettere agli indigeni di proseguire fino alla capitale. La richiesta principale, adesso, è che il progetto del tratto di strada da Villa Tunari (Cochabamba) a San Ignacio de Moxos (Beni), già sospeso sotto l’onda d’urto delle polemiche per la repressione, sia definitivamente cancellato. (L.Z.)

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    Turchia. Chiese restaurate: nuovi passi del governo verso le minoranze religiose

    ◊   Il governo del Premier turco, Tayyip Erdogan, proseguendo una politica da poco inaugurata, ha deciso di restaurare diverse chiese, sinagoghe e monasteri esistenti in Turchia. Si tratta di “un ulteriore passo positivo”, riferisce all'agenzia Fides la Conferenza episcopale turca, dopo la pubblicazione del decreto circa la restituzione delle proprietà delle minoranze religiose. Tra i luoghi di culto il cui restauro è deciso dalle autorità di governo, vi sono: la chiesa armena cattolica in provincia di Diyarbakir; la più grande sinagoga della provincia di Edirne; la chiesa greca di Taksiyarhis sull’isola di Cunda, numerose chiese e monasteri greci nell'isola di Imbro; la chiesa siriana di Antiochia e quella greco-cattolica e Iskenderun. Inoltre la chiesa greco ortodossa di San Nicola, che fu demolita nel 1960, sarà ricostruita a Bodrum (nota zona turistica del sud-ovest della Turchia) secondo un accordo approvato dal sindaco di Bodrum e dai membri dell'assemblea comunale. Dopo la demolizione, il luogo è divenuto un mercato pubblico. La popolazione musulmana della regione, di mentalità più aperta rispetto ad altre regioni della Turchia, ha espresso soddisfazione per la decisione di ricostruire la chiesa. (R.P.)

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    Polonia: il nunzio mons. Migliore visita la sede delle Pontificie Opere Missionarie

    ◊   In occasione delle Giornata Missionaria Mondiale, mons. Celestino Migliore, nunzio apostolico in Polonia, si è recato ieri in visita alla sede della direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (Pom) a Varsavia. Secondo le informazioni inviate all’agenzia Fides dal direttore nazionale delle Pom, padreTomasz Atlas, l’arcivescovo ha potuto prendere conoscenza diretta dell’attuale attività svolta dalle Pom in Polonia nel campo nell’animazione e della cooperazione missionaria. Durante la sua visita si è intrattenuto con quanti lavorano nella direzione nazionale ed inoltre ha preso visione delle ultime pubblicazioni liturgiche e di formazione. Il direttore nazionale ha informato mons. Migliore delle iniziative legate al 150.mo anniversario della nascita al cielo della Venerabile Pauline Marie Jaricot (1799-1862), fondatrice della Pontificia Opera della Propagazione della Fede, e della promozione della Pontificia Opera di San Pietro apostolo in Polonia. Il nunzio apostolico ha quindi rivolto ai partecipanti all’incontro parole di incoraggiamento, per continuare nel modo migliore il lavoro al servizio delle missioni e, dopo aver recitato l’Angelus, ha impartito a tutti la benedizione. Alla vigilia della Giornata Missionaria Mondiale, avranno inizio oggi a Czestochowa la nuova edizione dei “Laboratori missionari” ed il Corso diocesano per animatori missionari. I “laboratori” saranno organizzati presso la curia metropolitana di Czestochowa. Ai “laboratori missionari” sono invitati sacerdoti, religiosi, religiose, catechisti, animatori missionari e tutti i responsabili delle Pontificie Opere Missionarie presso le parrocchie. Durante i “laboratori” - che quest’anno avranno per tema «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21) - “Il mondo globalizzato richiede una nuova evangelizzazione”, alcuni missionari presenteranno il loro lavoro, la problematica missionaria e le sfide attuali per la Chiesa. (R.P.)

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    A Christiane Kadjo il premio Harambee 2011 per la promozione della donna in Africa

    ◊   Ha abbandonato una prestigiosa carriera in ascesa, presso grandi aziende in Africa e in Europa, per combattere al fianco di tante sue connazionali, e riscattarle dalla povertà, l’analfabetismo, la violenza. Christiane Kadjo, ivoriana, per il suo instancabile impegno riceverà il Premio Harambee dedicato a coloro che operano per la promozione dei diritti e delle pari opportunità delle donne africane. Il Comitato spagnolo di Harambee Africa International – si legge sull'agenzia Zenit - le conferirà il riconoscimento il prossimo 27 ottobre, a Madrid, nel corso di una cerimonia ufficiale. Un tributo ad una donna coraggiosa, che da oltre vent’anni accompagna giovani donne in un percorso di formazione integrale che permetta loro di rendersi indipendenti, avendo accesso a lavori retribuiti e avviando piccole imprese in proprio. Un contributo oggi ancor più significativo, nel contesto di un Paese sconvolto dal violento conflitto post-elettorale fra i sostenitori del presidente Ouattara, eletto un anno fa, e i fedelissimi del Capo di Stato uscente Gbagbo. Al centro di formazione professionale avviato nella capitale Yamoussoukro se ne aggiunge un secondo, ad Abidjan. (C.D.L.)

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    Rimini: Giornate di studio del Centro Pio Manzù sulla donna nel mondo

    ◊   Al teatro Novelli di Rimini ha avuto inizio ieri la 42.ma edizione delle Giornate internazionali di studio del Centro Pio Manzù. La fondazione ha voluto dedicare questa edizione alle donne che costituiscono la metà della popolazione mondiale ritenendo come tesi di partenza che un loro maggiore coinvolgimento in questo tempo presente porterebbe maggiori benefici. Il XXI secolo sarà donna? Il coinvolgimento delle donne in tutti settori della società rimane ancora incompiuto. In diversi Paesi del continente africano, dell'America Latina o in alcuni Stati dell'Asia questa presenza è minima. La donna è estranea ai processi decisionali, all'elaborazione di politiche sociali per la famiglia, alle scelte economiche, ad azioni giuridiche di tutela della salute materna e dei figli. Nell'Africa sub-sahariana – per esempio – il gap educativo tra donne e uomini è ancora enorme. Nel Sud-Est asiatico, la bassa percentuale di istruzione femminile deriva dalla scarsità di risorse impegnate per l'educazione delle bambine. In America Latina e nei Caraibi, pur essendo stati varati programmi generali verso le donne, solo raramente vi sono state azioni specifiche a difesa delle pari opportunità. Eppure, nelle grandi sfide di questo primo decennio del XXI secolo, le donne ha fornito risposte alte, lungimiranti, alternative sagge. Sono state costruttori di Pace, attori sociali di riconciliazione in Stati usciti da conflitti. Impulsi innovativi codificati e riconosciuti dalle Nazioni Unite. L'incontro di quest'anno ha l'obiettivo allargare questo dibattito con le numerosi relatrici che vi partecipano provenienti da quattro continenti. (Da Rimini, Antonio Torrenzano)

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    Thailandia: i vescovi esortano i laici a essere missionari

    ◊   “Gesù Cristo ha trasmesso la sua missione di salvezza ai discepoli, che l’hanno diffusa in tutto il mondo. Tutti i cattolici, sacerdoti e laici, devono considerare il lavoro missionario una priorità e un dovere costante, da realizzare annunciando la Buona Novella con tutte le loro capacità”. In occasione della Giornata Missionaria Mondiale di domani, mons. Chusak Sirisut, vescovo della diocesi di Nakhon Ratchasima e presidente delle commissioni per la Missione e l’Educazione cattolica della Conferenza episcopale thailandese, esorta tutti i cattolici a capire che ciascuno deve essere missionario. “In passato – spiega il vescovo in un messaggio ripreso dall'agenzia AsiaNews – i cattolici ritenevano che l’evangelizzazione del cristianesimo in Siam (l’attuale Thailandia) fosse compito di missionari stranieri, sacerdoti e religiosi… I laici non avevano niente a che fare con la missione”. Tuttavia, per mons. Sirisut questo è corretto solo in parte, perché “duemila anni fa tutti annunciavano la Buona Novella, sia i discepoli di Gesù che i cattolici in altre parti del mondo”. “Oggi – aggiunge il vescovo – i missionari stanno diminuendo. Per questa ragione dobbiamo far comprendere a tutti i cattolici che ognuno ha un ruolo nell’evangelizzazione, proprio come chi ha fondato la Chiesa nei tempi antichi”. Mons. Sirisut conclude chiedendo: “Come possiamo risvegliare e incoraggiare i laici a evangelizzare fianco a fianco con missionari, sacerdoti e religiose? Molti hanno la risposta dentro di loro. Molti possono comprendere l’importanza della loro missione”. (R.P.)

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    Il Nepal nuovo membro di Signis, l’associazione cattolica mondiale per le comunicazioni

    ◊   Signis, l’associazione cattolica mondiale per le comunicazioni, annovera un nuovo membro: il Nepal, primo Paese a maggioranza indù a entrare nell’organizzazione. La sua adesione è stata votata all’unanimità dall’assemblea della sezione asiatica di Signis che si conclude oggi nella capitale Kathmandu con la partecipazione di delegati da 19 Paesi del continente. Soddisfatto della new entry Chirendra Satyal, segretario della Commissione nazionale per i media cattolici, per il quale essa stimolerà l’evoluzione del mondo dell’informazione nel Paese, finora piuttosto chiuso, e favorirà una maggiore visibilità dei comunicatori cristiani nel panorama dei media locali e più interscambi con l’estero. Attualmente i media cristiani in Nepal - ha spiegato il giornalista cattolico all’agenzia Ucan - hanno un peso marginale. Le più dinamiche sono le Chiese protestanti che hanno lanciato diverse radio in modulazione di frequenza. La Chiesa cattolica, invece, fatica ad affermarsi anche sulla carta stampata e la sua prima sfida oggi è di formare comunicatori cattolici sul campo. Il primo passo in questa direzione è stato l’invio a Roma di un giovane sacerdote nepalese che sta seguendo un corso di comunicazione sociale presso l’Università salesiana. Su 30 milioni di abitanti, i cristiani in Nepal sono circa 500mila, di cui circa 9-10mila cattolici. (L.Z.)

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    Si è spento padre Giovanni Battistelli, Custode di Terra Santa fino al 2004

    ◊   Nel corso del suo mandato come Custode di Terra Santa, dal 1998 al 2004, padre Battistelli fu testimone del pellegrinaggio del Beato Giovanni Paolo II, nel 2000, dello scoppio della seconda intifada e, nel maggio del 2002, dell’assedio delle forze armate israeliane alla Basilica della Natività di Betlemme, dove si era asserragliato un gruppo di guerriglieri palestinesi che cercavano di sottrarsi alla cattura. Padre Giovanni Battistelli, si è spento lo scorso giovedì 20 ottobre nel convento di San Fortunato a Montefalco, in provincia di Perugia, in quella terra umbra che gli aveva dato i natali, a Spello, nel 1933. Entrato fin da ragazzo nell’ordine dei frati minori fu a servizio della Custodia di Terra Santa fin dal 1960. (C.D.L.)

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    A Santa Marinella, una Messa celebra i 100 anni della morte di padre Tamarshvili

    ◊   In occasione dei 100 anni dalla morte eroica del p. Mikheil Tamarashvili, che perse la vita nel 1911 nella località costiera di Santa Marinella, nei pressi di Roma, dopo aver salvato una persona che annegava, sarà celebrata una Santa Messa di commemorazione domani, nella Chiesa di San Giuseppe, nel comune laziale. Presiederà la celebrazione mons. Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina, insieme con il parroco don Salvatore Rizzo, e fra i concelebranti saranno presenti anche quattro sacerdoti georgiani giunti per ricordare il padre Tamarashvili. Assisteranno alla Santa Messa fra gli altri anche l’ambasciatore di Georgia presso la Santa Sede, Khétévane Bagration de Moukhrani, e l’ambasciatore del Sovrano Ordine di Malta presso la Santa Sede, il prof. Marcello Celestini. Padre Mikheil Tamarashvili, conosciuto in Italia con il cognome di Tamarati, fu un noto storico e studioso georgiano. In Georgia, iniziò in giovane età a lavorare presso archivi, biblioteche e musei, con l’intento di unire la vita spirituale all’attività scientifica, ma fu espulso dal Paese per l’ostilità del regime tsarista. Giunto in Italia, pubblicò articoli sugli argomenti della storia della Georgia e analizzando i documenti conservati negli archivi del Vaticano e poi in Francia, Italia, Turchia, Alessandria, Mosca e Londra, padre Tamarascvili elaborò testi sui rapporti tra la Georgia e l’Europa e sulla fede cattolica in Georgia. Il libro di padre Tamarashvili “Storia della Chiesa della Georgia’’ (Roma, 1910) ha avuto grande risalto negli ambienti scientifici europei ed ha ricevuto il premio speciale del Vaticano. Padre Tamarashvili è stato uno dei primi letterati chi ha fatto conoscere in Europa la storia e la cultura della Georgia. Nel 1978 la sua salma è stata riportata in Georgia e sepolta nel Pantheon di Didube a Tbilisi.Gran parte della sua eredità scientifica è custodita presso l’Istituto di manoscritti K. Kekelidze di Tbilisi. (C.D.L.)

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    Si è spento a 74 anni Antonio Cassese, giurista tra i più noti nella difesa dei diritti umani

    ◊   E' morto questa notte nella sua casa di Firenze il noto giusrista, Antonio Cassese. Nato nel 1937 nella provincia campana di Avellino, negli ultimi anni aveva lottato contro una grave malattia. Docente di Diritto internazionale e titolare della Cattedra internazionale Blaise Pascal presso la Sorbona, si era distinto a livello internazionale per la sua lotta contro ogni violazione dei diritti fondamentali delle persone, ricoprendo incarichi di assoluto prestigio, tra i quali quello di presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti. E' stato il primo presidente del Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia e nel 2009 ha ricevuto la nomina a presidente del Tribunale speciale per il Libano. Scrittore e collaboratore di varie testate giornalistiche italiane, Cassese è stato anche cofondatore e condirettore della rivista "European Journal of International Law", nonché fondatore e direttore della rivista "Journal of International Criminal Justice". Nel 2002 aveva anche ottenuto il Premio internazionale dell'Academie Universelle des Cultures, presieduta da Elie Wiesel. Nominato nel 2005 Cavaliere di Gran Croce dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, aveva ottenuto nel marzo 2007 il "W. Friedmann Award" dalla Columbia University Law School.


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    24 Ore nel Mondo



    Lungo incontro dell'Ecofin per accordo su Fondo salva Stati e perdite banche

    ◊   I Paesi dell'Eurozona terranno un altro Eurogruppo d'emergenza nel pomeriggio, subito dopo la riunione di stamattina che ha dato il via libera alla sesta tranche di aiuti alla Grecia, che aspetta ora il nulla osta del Fondo monetario internazionale (Fmi), ma non ha raggiunto un accordo su fondo salva-Stati e situazione delle banche. Il servizio di Fausta Speranza:

    La crisi dei debiti fa saltare gli schemi Ecofin e per la prima volta l’Eurogruppo, dopo l’incontro di ieri sera e di questa mattina, si ritrova di nuovo nel pomeriggio. La crisi lo impone e, in particolare, domani c’è il summit dei leader europei al quale si vuole arrivare con qualche accordo. Secondo diverse fonti, l'Eurogruppo di ieri sera è stato dei più litigiosi che l'Eurozona ricordi: il presidente, Jean Claude Juncker, ha cancellato la consueta conferenza stampa, lasciando trapelare che le divergenze tra Germania e Francia ostacolano le decisioni e quindi una soluzione rapida al problema dei debiti. C’è poi lo scontento di alcuni Paesi che non riconoscono progressi sostanziali da parte della Grecia, la cui situazione continua a peggiorare. La riunione dell'Ecofin di oggi dovrebbe dare almeno una risposta sulla ricapitalizzazione delle banche A questo proposito, Juncker è stato chiaro: le banche esposte in Grecia dovranno subire “perdite sostanziali”. E le cifre che girano considerano una forchetta tra il 40% e il 60%. Dunque, i nodi da sciogliere sono: aumento della potenza del Fondo e perdite delle banche esposte sul debito greco. In vista del vertice di domani, si profila in serata un pre-vertice Merkel-Sarkozy-Van Rompuy-Barroso, al quale potrebbero aggiungersi anche il presidente della Bce, Trichet, e quello dell'Fmi, Christine Lagarde. A parlare di “vero pericolo” per tutte le economie europee è il ministro delle Finanze britannico, George Osborne, che sottolinea la “crisi dei debiti che agita la zona euro”. Ma il ministro britannico afferma pure che si cercherà di trovare una soluzione completa alla crisi, con misure a lungo termine, perchè "è anche nell'interesse di Londra”.

    Croazia: no a processi in Serbia di cittadini croati per crimini di guerra
    Il parlamento croato ha approvato ieri la legge che dichiara nulle e prive di ogni valore legale le procedure della giustizia serba e della ex Jugoslavia a carico di cittadini croati, sospettati di crimini di guerra compiuti durante il conflitto armato del 1991-1995. Il provvedimento era stato annunciato poco dopo l'invio da parte della giustizia serba di atti d’accusa a carico di un gruppo di esponenti ed ex dirigenti politici e veterani croati, sospettati di genocidio e rivolta armata. Critiche da Belgrado, secondo cui il provvedimento "non contribuisce alla riconciliazione nella regione". Dall’Unione Europea erano giunte voci di preoccupazione per i contenuti della legge prima del voto.

    La Tv turca parla di 53 terroristi del Pkk uccisi in operazione nell’est Paese
    Nell'operazione di terra che le Forze armate turche stanno conducendo soprattutto nell'est della Turchia, ma anche in territorio iracheno, sono stati uccisi “53 terroristi” del Pkk: lo riferisce il canale televisivo pubblico turco Trt. L'operazione, condotta anche con aerei ed elicotteri fin dall'altro ieri, prosegue come mostrano immagini della stessa emittente.

    Eletti 4 dei 5 nuovi membri Onu per 2012-2013
    Marocco, Pakistan, Guatemala e Togo sono quattro dei cinque nuovi membri non permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2012-2013. Rimane da assegnare ancora un seggio, quello riservato alla regione dell'est Europa. Dopo nove turni di votazione, l'Assemblea Generale ha aggiornato a lunedì prossimo la riunione per eleggere l'ultimo componente, rinviando il ballottaggio tra Slovenia e Azerbaijan. Secondo quanto stabilito dalla carta dell'organizzazione internazionale, i posti vengono assegnati in base ai gruppi regionali: tre sono appannaggio di Africa e Asia-Pacifico, uno dell'Europa dell'Est e dell'America Latina e Caraibi. I delegati dei 193 Paesi dell'Assemblea generale Onu hanno votato con scrutinio segreto gli Stati che dal primo gennaio prossimo sostituiranno le nazioni uscenti: Gabon, Libano, Brasile, Nigeria e Bosnia Erzegovina. Per essere eletti, i nove candidati dovevano ricevere la preferenza dei due terzi dell'Assemblea. Il Pakistan sarà presente in Consiglio di Sicurezza per la settima volta da quando è entrato a far parte delle Nazioni Unite nel 1947. Si tratta del terzo mandato per il Marocco e del secondo per il Togo. Il Guatemala, unico Paese a non avere avuto concorrenti nella sua area regionale, farà invece parte dei Quindici per la prima volta. I nuovi eletti siederanno in Consiglio insieme a India, Colombia, Germania, Portogallo e Sud Africa, gli altri cinque membri non permanenti in carica fino alla fine del 2012. Oltre ai cinque Stati permanenti con diritto di veto: Francia, Stati Uniti, Russia, Cina e Inghilterra.

    Scontri a Mogadiscio: uccisi finora 70 militari dell’Unione Africana
    In Somalia, si continua a combattere. In totale sarebbero oltre 70 i soldati della forza di pace dell'Unione Africana uccisi dai miliziani somali da quando è iniziata l'offensiva nella capitale. Al momento i fondamentalisti islamici di al Shabab controllano Mogadiscio e gran parte delle regioni del Paese. Si accentuano anche le tensioni con il Kenya dopo l'intervento dell'esercito regolare avvenuto venerdì e sabato, nella zona di confine con la Somalia. Secondo gli analisti, l’intervento è servito per garantire sicurezza al campo profughi di Dadaab e alle località turistiche della costa. Inoltre, Nairobi ha intensificato le misure antiterroristiche: ieri, due uomini sono stati arrestati perché sospettati di far parte della rete di Al Shabab. Non si placa intanto il dramma dei profughi. Molti, infatti, continuano a dirigersi verso nord, per intraprendere la traversata del Golfo di Aden, rischiando la vita in mare.

    Risoluzione Onu condanna della violenza da parte del governo yemenita
    Gli Stati Uniti esprimono soddisfazione per “la forte azione” intrapresa dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, che ha adottato all'unanimità una risoluzione di condanna per l'uso della violenza da parte del regime yemenita contro le manifestazioni per la democrazia. “Oggi, la comunità internazionale ha inviato senza ambiguità un segnale al presidente (Ali Abdullah) Saleh, affinchè risponda alle aspirazioni del popolo yemenita e accetti immediatamente la transizione dei poteri”, ha scritto in una nota il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Mark Toner. La risoluzione 2014 approvata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu “chiede al presidente Saleh di firmare e applicare un accordo politico sulla base dell'iniziativa del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) senza ritardi, chiede alle parti di astenersi dall'uso della violenza e sollecita le autorità yemenite a proteggere i diritti universali dei cittadini yemeniti”, ha sottolinato ancora Toner. Il piano del Ccg prevede tra le altre cose la garanzia dell'immunità per Saleh e la sua famiglia, in cambio della cessione del potere ad un governo di transizione.

    Domani elezioni in Tunisia: le prima del dopo Ben Ali
    In Tunisia, domani, i cittadini saranno chiamati al voto per le elezioni legislative, le prime dopo la “Rivoluzione dei gelsomini” che ha provocato la caduta del presidente Ben Ali. A descrivere il clima che ha caratterizzato la campagna elettorale, nell’intervista di Davide Maggiore è Tommaso Caprioglio, analista giuridico della missione di osservazione dell’Unione Europea, presente nel Paese da settembre:

    R. - Attualmente, la situazione è assolutamente tranquilla. Io credo che ci sia nel Paese molto attesa e anche molta serenità. Ogni tanto sui giornali, anche sui social network, ci sono delle impennate in cui parte della popolazione si sente più spaventata per qualche messaggio che non viene compreso. Generalmente, però, credo sia più che altro ansiosa di poter manifestare liberamente e democraticamente il suo voto. Ritengo che l’esempio della Tunisia potrebbe essere fondamentale per guidare anche tutti gli altri Paesi della “primavera araba”.

    D. - Quali sono i compiti della missione dell’Unione Europea, la più numerosa tra quelle presenti in Tunisia?

    R. - I nostri compiti sono, per l'appunto, quelli di seguire tutto il processo elettorale e non unicamente il giorno dello scrutinio. Noi qui siamo in qualità di osservatori e non stiamo facendo dell’assistenza tecnica: alla fine della nostra missione, quindi, faremo sicuramente delle raccomandazioni alla Commissione elettorale per i prossimi scrutini.

    D. - Quali sono le possibili difficoltà tecniche da prendere in considerazione in un contesto come questo?

    R. - Sicuramente, qui in Tunisia, la caratteristica principale è il grande numero di liste presenti, ma in un panorama come quella di una rivoluzione è alquanto comune. Anche perché il voto è col sistema proporzionale e quindi è come se stessimo per vivere 27 elezioni, circoscrizione per circoscrizione in Tunisia, e 6 elezioni differenti dell’estero. E' un panorama molto complesso e per la prima volta le autorità stanno organizzando delle vere elezioni. La Commissione elettorale esiste solamente dal mese di maggio: i giudici elettorali non avevano mai operato in questa veste. Tutti gli attori, tutti gli interlocutori si trovano veramente per la prima volta davanti ad una grande sfida.

    D. - Che bilancio si può dare della campagna elettorale e del suo svolgimento concreto?

    R. - La campagna elettorale è stata “tiepida”. Spesso i partiti spesso - soprattutto le liste indipendenti - anche per mancanza di mezzi e anche per una regolamentazione molto stretta della campagna elettorale, non hanno potuto effettivamente essere visibili. Il criterio del finanziamento della campagna elettorale ha fatto sì, in concreto, che non si siano viste delle grandissime disparità: le liste hanno dovuto limitare o concentrare i loro sforzi di campagna solamente in pochi eventi. Fortunatamente, i candidati hanno avuto la massima libertà nell’effettuare la campagna. (mg)

    Arabia Saudita: morto l’erede al trono
    È morto l'erede al trono dell'Arabia Saudita, il principe Sultan bin Abdul Aziz. Nato ufficialmente il 5 gennaio 1928, a Riyad, ma secondo alcune fonti occidentali sarebbe nato nel 1924, era il quindicesimo figlio del Re Abudul Aziz e di sua madre principessa Hassa Al-Sudairi. Il principe, il primo nella linea di successione, è stato ministro della Difesa, ed era dal mese di giugno negli Stati Uniti per esami medici e negli ultimi anni si era assentato dal suo Paese diverse volte per motivi di salute.

    Domani elezioni in Argentina: favorita la presidente, divisa l’opposizione
    Secondo molti analisti la presidente dell’Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, uscirà vincente dalle elezioni di domani con un distacco “storico'' sui suoi avversari. In molti prevedono anche come conseguenza grandi sfide sul piano economico, sociale e della sicurezza, di fronte a un'opposizione che soffre di una crisi definita dai media “monumentale''. Il servizio di Francesca Ambrogetti:

    Nell’angolo del quadrilatero opposto alla Kirchner, c'è un’opposizione debole e divisa: nessuno degli esponenti è stato in grado di presentare un programma convincente. Dopo le elezioni primarie di agosto, una specie di prova generale di quelle di domani, le intenzioni di voto per Cristina Kirchner non hanno fatto altro che salire. Il solo candidato che, secondo i sondaggi, potrebbe crescere è il socialista Hermes Binner, ma nelle migliori delle ipotesi gli si attribuisce il 20 per cento: ben al di sotto del 55, che dovrebbe andare al partito al governo. Uno scarto incolmabile e inedito nella storia elettorale argentina. I grandi sconfitti saranno - si prevede - i candidati del partito di centro Unione civica radicale e della dissidenza peronista di destra. Il previsto avallo delle urne al governo non stupisce gli osservatori, che lo attribuiscono in parte alla crescita sostenuta dell’economia, dopo la grave crisi di quasi 10 anni fa. Inflazione, insicurezza e denunce di corruzione, alcuni dei problemi sull’altra faccia della medaglia, bersaglio delle critiche dell’opposizione, non fanno paura - a quanto pare - alla maggior parte degli elettori.

    Rapporto governo indiano: metà dei bambini malnutriti
    Quasi la metà dei bambini indiani al di sotto dei cinque anni soffre di malnutrizione, mentre il 70% accusa sintomi di anemia. È quanto si legge in un rapporto del governo sullo sviluppo sociale presentato ieri a New Delhi e relativo all'anno 2008-2009. Le statistiche dell'Human Development Report 2011 hanno rivelato che stranamente a soffrire la fame sono gli Stati più industrializzati, come il Gujarat e il Maharashtra, piuttosto che quelli più poveri e arretrati, come Bihar e Uttar Pradesh. Il rapporto è basato su tre indicatori: istruzione, salute e standard di vita (casa, elettricità e telefono). Su quest'ultimo parametro ci sono stati dei progressi. Il numero di case con la luce elettrica è passato dal 64% al 75% dal 2002. Ma è ancora allarmante la situazione delle condizioni sanitarie: la metà delle abitazioni indiane non dispone di servizi igienici. In un distretto del Maharashtra (dove sorge Mumbai), chiamato Melghat, sono morti 500 bambini in un anno, tra cui 266 negli ultimi quattro mesi, come hanno ammesso le autorità locali.

    Vittoria indios: la strada nella riserva amazzonica Isiboro Securè non si farà
    Il presidente boliviano, Evo Morales, ha annunciato ieri che la strada nella riserva dell'Isoboro Securè non si farà e ha rinviato la questione al parlamento affinché queste terre vengano dichiarate "intoccabili". É una vittoria per gli indios della selva, che per 70 giorni e 610 chilometri hanno camminato dalle Terre basse fino alla capitale affrontando anche episodi di repressione della polizia. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza e Giovanni Cossu)


    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LV no. 295

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