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La Radio Vaticana e le onde elettromagnetiche

 

IL PARERE DEL PROFESSOR PAOLO VECCHIA, DIRETTORE DEL SETTORE RADIAZIONI NON-IONIZZANTI DELL'ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ,
SULLA RICERCA DELL'AGENZIA DI SANITA' PUBBLICA DELLA REGIONE LAZIO
(17 marzo 2001)

Professor Vecchia, quali sono le raccomandazioni a livello internazionali riguardanti i campi di radiofrequenza?

Non bisogna dimenticare che l'Organizzazione Mondiale della Sanità, sulla base di tutta la letteratura scientifica esistente, epidemiologica ma anche di altra natura, studi su animali, eccetera, è giunta alla conclusione che non c'è nessuna prova convincente che i campi a radiofrequenza abbrevino la durata della vita umana né che inducano o favoriscano il cancro, per usare i termini esatti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Quindi, i dati vanno valutati alla luce di questa considerazione e non caricati di eccessivo significato.

Valutiamo i dati dell'indagine dell'Agenzia di Sanità pubblica della Regione Lazio nell'area di Santa Maria di Galeria ed in altre zone. Quale informazione ci danno, questi dati?

Questo è uno studio geografico che analizza l'andamento delle leucemie in funzione della distanza, e non dei campi elettromagnetici; e offre motivi di stimolo e motivi di perplessità, perché c'è un chiaro andamento delle leucemie infantili che mostra, ad una prima analisi, un aumento notevole del cosiddetto 'rischio relativo' nelle immediate vicinanze che poi diminuisce con la distanza. A questa osservazione - ripeto - interessante, importante si associano delle perplessità, perché se guardiamo meglio i dati ci accorgiamo che il dato più clamoroso - l'aumento molto rimarchevole in termini puramente numerici - è un risultato che matematicamente è pari a sei volte la media di Roma, ma deriva dall'osservazione, nella prima fascia, di un caso di leucemia che si è riscontrato in 13 anni, contro un valore teorico di 0,16: ovviamente, la frazione di caso non esiste.

Per capire meglio: nella prima fascia si è trovato un caso con un atteso di 0,16 e quindi si supera la media; mentre se si fossero trovati zero casi, cosa bisognava dedurre, visto che in natura si può trovare o zero casi, o uno o più di uno?

Non si sarebbe dovuto dedurre più di tanto, se non prendere atto del dato, così come non si deve dedurre più di tanto dal fatto che se ne è registrato uno. A priori, prima ancora di analizzare i dati, io so di potermi attendere o zero casi o un caso; addirittura potremmo averne due per un gioco della casualità, e figuriamoci allora le deduzioni. Considerato il periodo di osservazione di 13 anni e la popolazione infantile attorno all'area di Cesano c'era da attendersi, nella prima fascia, 0,16 casi all'anno che, in termini più comprensibili, significa all'incirca un caso di leucemia ogni 80 anni; che non significa dopo 80 anni, ma nell'arco di 80 anni. Malauguratamente un caso si è verificato all'interno dei primi 13 anni di osservazione e questo ha determinato il dato che è stato caricato di significati e di valore probante, che invece non ha.

Che valore hanno questi dati complessivamente?

Il rischio relativo scende da 6 nella prima fascia, cioè entro i 2 chilometri, a 2.32 nell'area tra 2 e 4 chilometri, e a 1.88 nell'area da 4 a 6 chilometri. Quindi, si ha anche un'indicazione di una diminuzione di questo rischio con la distanza, che può essere - e generalmente è, in questo tipo di indagini - un elemento importante per valutare la credibilità dell'ipotesi. Ma la sorpresa arriva se poi allarghiamo ancora queste fasce, perché tra 6 e 8 chilometri e tra 8 e 10, il numero di casi osservati è zero, in entrambe; mentre un certo numero di casi attesi esisteva. Quindi noi abbiamo una diminuzione rispetto all'atteso. Come li dobbiamo interpretare? Forse che allora l'ideale è comperarsi una casa a 6 chilometri da un potente impianto radiofonico perché siamo protetti? Ovviamente, no! E' un dato che, però, mi sembra abbastanza significativo per quello che dicevo prima, cioè che le statistiche dei grandi numeri vanno prese con estrema cautela. Quindi, in sintesi, l'indagine nell'area di Santa Maria di Galeria è un buono spunto - a mio modo di vedere - per approfondimenti scientifici, merita riflessioni e anche miglioramenti; e nel frattempo bisogna rendere consapevoli i cittadini del fatto che questo studio non ha il valore probante che gli è stato attribuito e che quindi l'intera problematica va affrontata in modo più scientifico e - a mio giudizio di cittadino - anche più sereno.


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