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La Radio Vaticana e le onde elettromagnetiche

 

TRA ALLARMISMI E DATI SCIENTIFICI:
LE VERE CONCLUSIONI DELLA RICERCA SANITARIA
NELL'AREA DI SANTA MARIA DI GALERIA

Nota di Sergio Centofanti,
trasmessa nei Radiogiornali della Radio Vaticana del 20 marzo 2001

Anche oggi si continua a parlare, sui giornali italiani, del presunto inquinamento elettromagnetico che sarebbe provocato dalle antenne della Radio Vaticana nella zona di Santa Maria di Galeria a nord di Roma.

Alcuni articolisti cadono nel "dogma", che abbiamo sentito ripetere all'infinito, e cioè che vicino alla Radio Vaticana "la frequenza di leucemie infantili è maggiore di sei volte alla media di Roma". Purtroppo, viene citata, in modo parziale e isolata dal contesto, una sola riga della ricerca condotta dall'Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio sui tumori e sulle leucemie nell'area di Santa Maria di Galeria, ricerca lunga 25 pagine.
Noi, oggi, vogliamo parlare proprio di questa ricerca per chiarire meglio all'opinione pubblica su quali dati si basano le tante polemiche di questi giorni.

Tutto parte da un dato della ricerca: nell'area più vicina alle antenne della Radio Vaticana a Santa Maria di Galeria, si parla di 2 km, i bambini si ammalano di leucemia sei volte di più che nel comune di Roma! Detto così come hanno strillato alcuni politici, alcuni giornali e alcune trasmissioni televisive, c'è davvero da inorridire. La Radio Vaticana ammazza i bambini!

Ma non si dice che nell'area presa in considerazione si sta parlando di un solo caso: un bambino malato di leucemia. Il fatto è certamente dolorosissimo e drammatico, ma non deve essere utilizzato per trarne conclusioni e accuse non seriamente fondate. Poiché infatti la media di Roma è di 0,16 bambini malati di leucemia, per arrivare ad un bambino intero bisogna moltiplicare per sei. Ma i malati non sono decine o centinaia: è uno. Purtroppo moltiplicato ad arte.

Sappiamo tutti benissimo che quando si parla di un solo caso, in statistica la casualità gioca un ruolo molto forte. Gli stessi ricercatori definiscono molto limitata l'indagine dovuta ai piccoli numeri e a causa - sto citando letteralmente - "della bassa frequenza della malattia". In questi giorni abbiamo sentito numerose testimonianze di persone malate di cancro o con parenti ammalati e morti di questo male. Interviste che hanno comprensibilmente spaventato tutti.
Ma dobbiamo supporre che alcuni giornalisti siano andati a cercare solo questi, in quanto la ricerca afferma letteralmente: "L'analisi della mortalità nel periodo 1987-95 non ha evidenziato eccessi di mortalità per tutti i tumori e per le cause tumorali": cioè i dati sono esattamente nella media di Roma.
Anche prendendo in esame le leucemie degli adulti si segnalano 40 decessi su una popolazione di 60 mila abitanti: rientriamo sempre nella media di Roma.

Considerando le leucemie infantili in tutta l'area esaminata, si parla adesso di una zona fino a 10 km dalle antenne, si registrano nel periodo 1987-1999, 8 casi su 9615 bambini tra i 0 e i 14 anni: un tasso - attenzione!, questo lo dice lo studio - che non si discosta affatto da quello di Roma.

Questi 8 casi però - ripetiamo nella media di Roma - sarebbero segnalati in decremento dal centro della zona dove sorgono le antenne. Cioè ci sarebbero più bambini malati vicino al centro degli impianti radiofonici: ma anche in questo caso i ricercatori segnalano addirittura in neretto sulle pagine dello studio il limite di questo dato che ha fatto tanto parlare.
Infatti l'area della Radio Vaticana si estende su due km in direzione nord-sud e 1 km e mezzo in direzione est-ovest. E le antenne non sono al centro di quest'area. I ricercatori ammettono di aver scelto cioè un punto centrale arbitrario che non corrisponde ad un centro effettivo e quindi anche il criterio delle distanze geografiche è approssimativo.

E poi ancora lo studio mette in guardia su un ennesimo punto: nell'analisi infatti non si tiene conto di altri potenziali fattori quali l'esposizione occupazionale dei genitori nel periodo prenatale, i pesticidi, gli inquinanti atmosferici del traffico, la storia sanitaria personale di ciascun bambino, la dieta, l'uso di farmaci, le cause infettive. In sintesi i ricercatori affermano che l'analisi statistica presenta numerosi limiti ed è caratterizzata da grande instabilità dovuta ai piccoli numeri. E comunque rilevano che il numero dei casi osservati è piccolo.

Dicono inoltre che i risultati di questa indagine non forniscono evidenze conclusive circa una possibile associazione causale tra esposizioni a radiofrequenze e aumento del rischio di leucemie. E affermano - lo ripetiamo ancora una volta - che nell'area esaminata nel suo complesso, il tasso di incidenza delle leucemie infantili e dei tumori degli adulti non si discosta da quello del comune di Roma.

Ad oggi - si dice - la cancerogenicità delle radiofrequenze risulta ben lontana dall'essere dimostrata. I ricercatori ritengono indispensabile comunque un approfondimento dello studio. Quello che chiediamo tutti, giustamente preoccupati per la salute e la tranquillità della popolazione: ma si devono fare ulteriori ricerche senza procurare allarmismi ingiustificati e forse interessati.


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